- il diario di Luisa-

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Questo pezzo doveva andare con quello del capitolo precedente ma era troppo lungo e non cel'ho fatta.... Comunque divertitevi. Entro oggi pubblico anche il resto.

Antoinette prese un respiro profondo, le spalle rigide come se reggessero il peso di un segreto troppo grande per il suo petto. Si alzò, andò a prendere la sua bottiglietta d'acqua e me la porse.
Io bevvi con avidità.
"È stato Julian a dirlo a Luisa," confessò poi, la voce vibrante di un misto di disgusto e amarezza. "Quel deficiente."

La fissai, perplessa, sentendo il calore che mi saliva alla gola, come se fossi stata risucchiata in una spirale che non comprendevo del tutto. Il sudore freddo mi colava lungo la schiena.
"Sai," continuò, abbassando lo sguardo per un istante, quasi vergognandosi di ciò che stava per dire, "questa è una storia che non avrebbe mai dovuto uscire da certe mura. Nessuno la conosceva, a parte Jhoon e North. Io l'ho scoperta origliando, per caso, durante una conversazione tra loro e Kennedy." Fece una pausa, lasciando che il silenzio pesasse come una lama sulla stanza. "Julian e Luisa... avevano una relazione. Non una storiella qualunque, no. Era qualcosa di... importante."

Le sue parole scivolavano taglienti, ma sembrava esserci qualcosa di più nella sua voce, un rancore malcelato, forse contro Julian, forse contro il mondo intero.

"Luisa," continuò Antoinette, con uno sguardo che tradiva un'improvvisa sprezzante freddezza, "voleva entrare nella A a tutti i costi. Era ossessionata. Credeva che solo così avrebbe ottenuto il suo riscatto, che finalmente le persone l'avrebbero vista, davvero vista, e non più come una nullità. E forse, chissà, sperava anche che Julian fosse dalla sua parte." Si fermò per un attimo, un lampo di pena che attraversò i suoi occhi. Poi riprese. "Una sera litigarono. Furiosamente. Luisa aveva scoperto troppo. Minacciò Julian, gli disse che avrebbe rivelato al mondo le sporche verità sulla A. E lui... lui non trovò altra via d'uscita. La uccise con l'inganno."

Mi sentii gelare.

Antoinette si avvicinò, stringendo i pugni come per trattenere un tremore.
"Le disse che dovevano incontrarsi, che per entrare c'era un rito da compiere..."

"Risparmiami i dettagli," la interruppi, la voce rauca, come se avessi inghiottito vetro. "La storia la conosco. Quelli che avrebbero dovuto saperla, però, erano i giornali. Invece di sputare fango su una ragazzina di diciassette anni..."

Mi raddrizzai, sedendomi meglio, e la fissai dritta negli occhi.

"Come fai a sapere tutto questo? Come puoi esserne così sicura?"

Antoinette fece un passo indietro, esitando per un attimo, poi abbassò lo sguardo, come se le sue prossime parole fossero un peso insostenibile.
"Julian ti ama," sussurrò. "Non per quello che sei, ma per quello che gli ricordi. Rivede in te Luisa. E Dio solo sa quanto la vorrebbe ancora qui." Scosse la testa, il dolore evidente nella sua espressione. "Le è rimasto fedele, sai. Nonostante tutto. Ho capito molte cose da questo."

Si chinò, afferrando la borsa, e ne estrasse un piccolo libro dalla copertina logora e consunta. Un oggetto che avrei riconosciuto ovunque. Il cuore mi si fermò per un istante.

"Il diario di Luisa," annunciò, il tono basso, quasi riverente. "Era nella camera di Bryce. Kennedy lo ha trovato."

Il mondo sembrò girarmi attorno, come se stessi per cadere in un vuoto infinito. Il diario che per settimane avevo cercato, che avevo quasi bramato, era lì, davanti a me, ma non potevo nemmeno guardarlo. Era troppo. Tutto questo lo era.

"Tienilo," dissi con voce piatta, truce, il peso delle parole che mi premeva sul petto.
"Non mi interessa più. Tienilo," ripetei, mentre mi alzavo, barcollante, le gambe pesanti come piombo. Senza aggiungere altro, mi girai e mi avviai verso la porta.

Dietro di me, il silenzio di Antoinette era assordante.



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