"Avanti, Antoniette, mi stai spaventando. Non capisco se stai scherzando o se fai sul serio."
La osservai mentre stringeva convulsamente la borsa che teneva accanto a sé, le nocche quasi bianche per la forza. Qualcosa doveva esserci dentro, qualcosa che sembrava voler proteggere a tutti i costi. Avrei voluto strappargliela dalle mani, ma la tensione nell'aria mi fermò. Mi limitai a sedermi sul bordo del letto, preparandomi a un lungo confronto. Non c’era altra scelta: aspettare e cercare di capire.
"Come posso aiutarti?" provai con calma.
"Non sto più piangendo," ribatté, glaciale. "Smettila di fare la gentile. Non sono una tua amica."
Le sue parole mi colpirono come una porta chiusa in faccia. Mi accigliai, cercando di mantenere la calma.
"E per quale motivo?" domandai, osservando ogni minima sfumatura del suo volto.
"Come dici, scusa?" Antoniette mi fissò, ostile.
"Perché io e te non siamo amiche?" insistetti. "Quando mai abbiamo litigato? Non ricordo niente del genere..."
Lei abbassò lo sguardo, mordendosi il labbro inferiore. La sua risposta arrivò in un sussurro, carico di amarezza:
"Non siamo amiche perché tu non sei della A. E perché io ti invidio."
"Invidi me?" ripetei, incredula. "Non mi sembra comunque un buon motivo, Antoniette. Anche io ti invidio. E tanto."
Lo dissi senza riflettere troppo, con una schiettezza che la fece trasalire. Mi sporsi leggermente in avanti, incalzandola:
"Tu sei bravissima a scuola, hai una famiglia che ti sostiene, sei bellissima. Cosa mai potrei avere io, che tu non hai?"
La tensione continuava a crescere, e sentivo il sangue affluire al volto. Mi stavo scaldando. Non era solo la frustrazione per il suo atteggiamento; era anche il fastidio crescente per quella strana situazione. Più il tempo passava, più avevo la sgradevole sensazione che qualcuno potesse entrare da un momento all’altro e fraintendere tutto.
Ci mancava solo finire sul giornale scolastico.
" Tu hai le attenzioni di Julian." Rispose secca, guardando altrove.
Mi caddero la braccia in avanti.
" Fai sul serio?" Esclamai.
Non mi bloccai neanche quando scorsi la sua faccia indignata e ferita.
" Ma, Antoniette" dissi calma" con lui fai presto. Se vuoi ti insegno come agire, così magari me lo togli di dosso."
Io stavo scherzando, ovviamente,ma lei era serissima.
Lei comunque non rispose alla mia provaocazione-scherzo e sospirò nervosa.
"Il motivo che mi spinge a fare questa cosa, per quanto oltraggiosa nei confronti della mia classe, è semplice: sono preoccupata per tutti loro. E, più di chiunque altro, per Julian."
La sua voce tremava leggermente, un misto di rabbia e disperazione che non riusciva a trattenere. Mi fissava, cercando di mascherare il tumulto emotivo dietro uno sguardo severo, ma era chiaro che stava lottando contro qualcosa di più grande di lei.
"Da mesi non parliamo d’altro che di te. Tutti quanti," proseguì, con un tono carico di risentimento. "E ora non sappiamo neanche cosa state pianificando, o se state ancora cercando."
Fece un passo indietro, come se stesse cercando di mettere una distanza tra sé e ciò che stava per dire. Si mordicchiò il labbro, poi esplose:
"Julian sta uscendo fuori di testa. Non mi considera più... non riesce nemmeno a vedermi."
Inspirò profondamente, quasi soffocando tra le parole.
"Ho pensato... ho pensato che magari, se mi fossi messa a indagare più a fondo, se avessi scoperto la verità e te l’avessi mostrata, tu avresti deciso di lasciar perdere. E Julian sarebbe tornato da me."
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I Carismatici
Mystery / ThrillerDopo la tragica morte dei loro genitori, Lillian e suo fratello minore ,Laurie, sono costretti a separarsi e vengono mandati in due college diversi per volere del nonno, un'egocentrico ricco e amante del classicismo(in special modo del greco e del l...
