La mattina della partenza, Sebastiano venne a salutarmi.
" Carino da parte sua" pensai tra me e me.
" È stato un bene averti qui a casa per le vacanze. Laurie ne è rimasto contento. Avete un bel rapporto e me ne compiaccio." Mi disse infine.
" Si, lo abbiamo davvero." Fu la mia risposta.
La neve non si era ancora sciolta ma era comunque diminuita notevolmente, e, quando arrivai al Malincoly, vestita con il nuovo cappotto che Sebastiano mi aveva regalato per natale, gli stivali neri e la spilla color ambra tra i capelli, vidi quasi metà scuola giocare all'aria aperta a palle di neve e ridere.
Non avevo mai assistito ad un clima così sereno a scuola e mi sentì quasi fuori posto.
Decisi lo stesso di unirmi alla battaglia a palle di neve perché di certo non avevo niente di meglio da fare, mi accorsi dopo che Bryce era lì da tempo.
" Ti prenderai un raffreddore come minimo, Bryce. Sei tutto sudato, ma guardati....." Commentai io, vedendolo .
Lui in tutta risposta mi abbraccio, mi sembrava anche un po' troppo su di gir ed esaltato. Il mio rapporto con lui non sembrava affatto cambiato apparentemente, ma, interiormente, nutrivo ancora un certo sospetto per la faccenda del diario di Luisa che per allora avevo solo confessato a Laurie.
Avevo ovviamente intenzione di andare fino in fondo a quella storia, ma non potevo coinvolgere Amaria in tutto ciò.
Come prima cosa, non mi avrebbe mai creduta, lei si fidava ciecamente di Bryce e si sarebbe fidata di lui anche se fosse ipoteticamente venuto fuori che era Bryce stesso l'assassino. E poi, se, come speravo con tutto il cuore, ogni mia ipotesi si fosse rivelata infondata, avrebbero entrambi avuto per sempre il sospetto che io non mi fidassi al 100% dei miei due unici migliori amici.
Una palla di neve si schiantò contro il mio viso senza preavviso, era fredda, granulosa e bagnata.
" EHI!" protestai.
Non ebbi molto tempo per arrabbiarmi poiché cominciai a tirarle a mia volta, nascondendomi, di volta in volta, dietro la barricata di neve che gli studenti avevano costruito.
Ad un certo punto, accordatami con Maddleinne, che quella mattina si era svegliata particolarmente di buon umore, tirai una palla grossa quanto la mia testa. Tentavo di colpire Peter, un ragazzo della barricata di neve "nemica" che stava facendo stragi di ragazzi assieme a Bryce.
Sorprendentemente riuscì a colpire qualcuno, ma quel qualcuno non era mica Peter.
Infatti la palla si era schiantata contro la faccia di North, che in quel momento era intento a passeggiare seguito da Dan, Wirt, Jhoon e Antoniette.
Tutti si bloccarono di colpo.
" Bene, bene....bene" cominciò lui scandendo bene ogni sillaba.
" Vediamo un po' chi abbiamo wua invece di essere in classe a studiare. Lillian, come al solito e..guarda un po', la nostra Maddy. Forse è il caso di avvertire Julian? "
Maddleinne sembrava sul punto di scoppiare in lacrime.
Decisi di intervenire io, anche perché forse cominciavo a capire perché lei era come era.
" Ma non ha fatto nulla di male, North. Se tu fossi un po' più maturo forse non te la prenderesti per una sciocchezza del genere. Siete sempre pronti a punire i ragazzi che vanno d'accordo tra di loro invece che starsi a detestare come vorreste voi della A."
Ero abbastanza soddisfatta della mia presa di posizione, anche se non avevo formulato la risposta nel migliore dei modi, data l'agitazione .
North si passò la lingua sulle labbra arrossate, il suo essere si concordava bene con il suo nome, in quel momento, poiché era bianco come la neve, gli occhi color del ghiaccio, i setosi ricci chiari e le guance arrossate dal freddo.
Indossava una felpa di lana chiara, dei jeans scuri e un lungo cappotto nero e blu.
" Ma ben tornata Merliah" cominciò a dire, sarcastico. " Hai appena battuto un nuovo record, sei in punizione.
Felice primo giorno di scuola."
" In punizione? Mi rifiuto. Per Cossa, poi?"
" Aver offeso un referente"
" Ma per favore"
" E anche esserti schierata a favore di una folla di alunni immischiati in una pericolosa e infantile battaglia di neve vicino al lago ghiacciato.
Sai quant'è pericoloso,il lago, in questo periodo dell'anno, se qualcuno ci va a finire sopra per sbaglio?"
" Questa te la sei appena inventata." Protestai a bassa voce.
" Per punizione non potrai uscire da camera tua e neanche ricevere visite le sera. Potrai uscire solo per consumare i pasti e assistere alle lezioni. Per una settimana "
In risposta io gli lanciai un'altra palla di neve.
Tutti scoppiarono a ridere.
" Due settimane!" Urlò poi lui mentre se ne andava.
" Dannato bipolare" pensai tra me e me mentre tornavo dentro a scuola accompagnata da Bryce.
E pensare che fino a qualche tempo prima credevo che lui fosse così,non so....diverso. Lui e Julian continuavano a scmabiarsi i ruoli in quel senso e sicuramente c'era qualcosa di strano, o quello ero un gioco oppure era un'ennesima segnale di disturbi psichiatrici.
Ma io avevo comunque troppe cose a cui pensare, dovevo recuperare latino, chimica, e tutto entro quelle ultime settimane, prima della chiusura del quadrimestre. Non sapevo come cavolo avrei fatto.
Mentre Bryce mi accompagnava in camera, vidi il Jermiah, l'insegnante di greco, che usciva dalla sala insegnanti.
Le mie gambe si mossero come da sole, e gli andai incontro.
" Liana, torna qui,che fai?" Sussurrò Bryce, ma io non lo ascoltai.
Ero davanti al Jeremiah ormai e lo avevo fermato in mezzo al corridoio.
" Come ti posso aiutare, Liliana?" Disse lui con tono assente.
" Sono sempre io, Lillian, professore."
"Ah, giusto. Cosa c'è?"
Io presi un respiro profondo.
" North Thompson mi ha infilata in una punizione insensata, non potrebbe parlarci e tirarmene fuori?"
I suoi occhi scattarono verso la mia direzione, incredibili.
" Thompson è un referente, Liliana. Ciò che decidono i referenti è sempre giusto."
Parlava come se stesse ripetendo una frase a macchinetta, e infatti dopo se ne andò, senza neanche salutarmi.
Sembrerà strano, ma quel dialogo di tre parole in croce mi aprì un mondo su ciò che era per davvero l'ordine per tutti loro, al Malincoly.
Non importa quanto ti sforzi, qui non sarai mai abbastanza se non sei nata con il cognome giusto o un conto in banca che grida più forte della tua voce. Non importa chi sei davvero, importa solo quello che rappresenti. E se non rappresenti nulla per loro, allora sei invisibile. O peggio: sacrificabile.
Anche Luisa non aveva una famiglia che poteva far pressione sulla scuola, nessun nome da far risaltare sui discorsi della preside o nelle lettere di beneficenza. Per loro era solo una casella vuota, una che non avrebbe lasciato traccia. La sua morte non era una tragedia, era un fastidio. Era una macchia da pulire in fretta, perché rovinava la lucentezza del loro bel mondo perfetto.
Ma se fosse morta una di loro? Se una delle reginette della Classe A fosse stata trovata senza vita, la scuola si sarebbe fermata. Ci sarebbero state assemblee, fiori, donazioni in suo nome. Si sarebbero inventati un monumento in marmo, con una targa dorata e un nome inciso con cura. Avrebbero parlato del "vuoto incolmabile" che lascia, anche se quel vuoto è solo una farsa.
Invece Luisa veniva dimenticata, sepolta sotto accuse che non poteva più difendere. Overdose. Una parola semplice, efficace, che dice tutto e niente. Non c'è nessuna indagine, perché non c'è nessun interesse. Luisa non aveva i titoli per meritarsi risposte.
E il peggio è che tutti lo sanno. È scritto nei volti che mi circondano, nei sussurri appena accennati, nei sorrisi che non si sforzano neanche di nascondere il loro disprezzo. È il sistema, mi dicono con i loro occhi. Non l’abbiamo fatto noi, è solo così che funziona. Come se questa fosse una scusa. Come se accettarlo fosse inevitabile.
Non lo è. Non lo potevo accettare, specialmente perché io ero come Luisa, secondo la loro logica io ero spazzatura coms lei, ma avevo avuto solo la fortuna di tirarmi fuori dalla discarica. Ma ogni volta che alzavo la voce, il loro silenzio diventava più assordante.
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Amaria mi raggiunse poco dopo in camera mia. Veniva a prelevarmi per andare a lezione.
Non aveva più il tutore ma girava comunque con le stampelle.
Indossava un cardigan verde scuro e dei pantaloni di stoffa a quadranti neri e beige, i suoi lisci capelli dal riflesso amaranto raccolti in una lunga treccia che la partiva dal fondo della nuca e termianava in un fiocco rosso a mo' di elastico.
Era molto natalizia, con persino l'ombretto glitterato d'oro e la matita nera.
" Ciao, Cannella. Bryce mi ha raccontato tutto. Quanto avrei voluto vedere la faccia di North in quel momento!" Fu la prima cosa che mi disse.
" Non fa tanto ridere Amy, mi ritrovo in punizione per una cosa assurda.
Oltretutto, dopo queste lunghe settimane di nullafacenza, tra gite, settimane classiche e vacanze di natale, non riesco a pensare a come farò a riprendere il ritmo di studio estenuante.
È tutto un caos.
E io ho pure avuto il fegato di rimproverare Laurie ieri sera e dirgli di fare uno sforzo. Io non so neanche cosa voglia dire" fare uno sforzo" "
Eravamo arrivate in classe ormai e ci stavamo sedendo nell'ultima fila, come al solito.
" Non cominciare,Li. Certo che sai cosa voglia dire fare uno sforzo, lo fai tutti i giorni. Non è stato semplice arrivare fino a qui,lo so, ma le cose potrebbero migliorare. Abbiamo resistito fino ad ora....." Mi rispose lei.
" Siamo a gennaio Amy. E io mi sono stancata di resistere."
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I Carismatici
Misteri / ThrillerDopo la tragica morte dei loro genitori, Lillian e suo fratello minore ,Laurie, sono costretti a separarsi e vengono mandati in due college diversi per volere del nonno, un'egocentrico ricco e amante del classicismo(in special modo del greco e del l...
