- UN MUCCHIO DI GUAI IN SOFFITTA-

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Questo capitolo sarà lunghissimo ma credo che ne varrà la pena. All'epoca impiegai quasi un'intero mese per scriverlo e fu divertente poiché mi ispirai a fatti realmente accaduti a scuola mia. ( Ovviamente in scala nettamente ma nettamente minore).
Buona lettura!
Quando tornai in camera, Amaria dormiva ancora. La luce filtrava dalla finestra, dipingendo la stanza con un'aria di quiete che sembrava quasi irreale. Non avevo mai vissuto mattine così, non al Malincoly. Il fuoco nel caminetto si era spento e decisi di non riaccenderlo.

Mi preparai in silenzio, lasciandola riposare. Fu lei a svegliarsi da sola, quando ormai ero pronta da un pezzo. Si stiracchiò, ancora avvolta nelle lenzuola sgualcite, e mi rivolse un sorriso assonnato.
"Buoni giorni classici," disse, alzandosi con calma dal letto.

Risi piano. "È un modo orribile di augurare il buongiorno. Che dobbiamo fare con te?"

Amaria si sistemò i capelli, scrutandomi con aria divertita. "Io devo scendere per le prove generali, poi mi cambierò e daremo lo spettacolo. Lo stesso vale per Bryce. Se non hai bisogno del rossetto, lo prendo io. Non si è mai vista una Lilith che non sia nera e rossa."

"Sì, ma io cosa faccio?" domandai, un po' smarrita. "Il ragno e la ragnatela li hanno già appesi. Posso venire a vedere le tue prove? Starò zitto sui palchetti, non darò noia."

Amaria scosse la testa con un'espressione dispiaciuta. "Jhoon è meticoloso. Dice che le prove generali devono essere segrete, altrimenti lo spettacolo andrà male. Nemmeno Julian può entrare, pensa un po'."

Mi sdraiai sul letto sfatto, fissando il soffitto senza dire una parola. Amaria, notando il mio silenzio, si avvicinò. "Mi dispiace, Lillian," mormorò, come se fosse colpa sua il mio malumore.

"Amy?" la chiamai.

"Dimmi."

Mi tirai su a sedere, incrociando le gambe sul letto. "Ieri sera ho incontrato North."

Il viso di Amaria si irrigidì all'istante, ma rimase in silenzio, lasciandomi continuare. "Ha detto che io, te e Bryce dobbiamo recarci in soffitta oggi. Lì troveremo qualcosa di importante... qualcosa che ci aiuterà a mettere insieme i pezzi della morte di Luisa."

Gli occhi di Amaria si spalancarono, e il vestito nero che stava piegando le cadde dalle mani. Prese le stampelle e si avvicinò a me, saltellando con difficoltà. Cercai di non fissarle la gamba ingessata, né di farmi domande su come avrebbe recitato quella sera.

"Tu pensi che sia il diario di Luisa?" domandò, la voce piena di eccitazione. "Effettivamente, se c'è un posto dove nascondere qualcosa, è proprio la soffitta! Lì non ci va mai nessuno. La apriamo solo una volta ogni due anni per buttare via gli scarti dei giorni classici. Perché non ci abbiamo pensato prima? Parlerò con Bryce dopo le prove generali. Ci andremo di nascosto. Questa potrebbe essere una svolta!"

Le sue parole vibravano di entusiasmo, ma io non riuscii a evitare un leggero dubbio. Perché North non era andato lui stesso? E se fosse una trappola? Non lo dissi ad alta voce. Se Amaria era sicura, perché avrei dovuto dubitare io? Le sorrisi e mi sdraiai di nuovo. Lei mi passò una mano tra i ricci spettinati.

"Faresti meglio a dormire un po'," disse con dolcezza. "Ti sveglierò io. Chiudi a chiave la porta con tutto questo via vai di gente."

Seguii le sue istruzioni. Dormii profondamente, tanto che quando aprii gli occhi il sole stava già calando. La stanza era avvolta in una luce arancione, come se stesse bruciando. La finestra davanti al letto illuminava l’intero spazio, ma era come se solo in quel momento mi accorgessi della sua presenza.

Non era stato il sole a svegliarmi, però. Qualcuno stava bussando alla porta, con insistenza, quasi a volerla sfondare.

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