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E a volte le parole vengono da sé e chi sono io per fermarle. Adoro quando riesco a scrivere parole su parole senza fermarmi se non per rileggere il tutto. E' proprio vero che a volte basta aspettare un po' di tempo e tutto torna come prima.

Vi lascio qui un nuovo capitolo. Spero vi piaccia.

Buona lettura!


Ero così agitata che a forza di sfregarmi le mani mi sembrava di consumarle. Non sapevo quantificare da quanto tempo Lily fosse dentro ma sul monitor, che avevo di fronte, erano apparsi quattro nuovi pazienti in fondo alla lista. Due erano segnati come codice rosso e gli altri si alternavano con arancione e verde. Non sapevo che numero avessero assegnato a Lily e in questo modo non potevo nemmeno sapere quale codice le avessero dato.

«Sto cercando Lilian Marshall» a quelle parole mi voltai subito verso l'accettazione. Era il nome di Lily. Beh, noi la chiamavamo così ma anagraficamente era Lilian. Non ricordavo l'ultima volta che avevo sentito quel nome. Sua madre la chiamava sempre Lilian ed era così tanto tempo che non si parlavano che mi era passato via di mente. Forse avrei dovuto avvisarla? Ormai il loro rapporto si era ridotto a una o due chiamate al mese, ma era pur sempre sua madre. Forse era meglio parlarne con Nick. Mi alzai e lo raggiunsi all'accettazione nel mentre l'infermiera diceva 

«Lei è un suo parente?»

«Sono il fidanzato e il padre del bambino. Sta bene?» chiese mentre mi sistemai affianco a lui. 

«Gli accertamenti sono ancora in corso. Devo verificare se posso farla entrare. Le chiedo di accomodarsi. Torno da lei tra poco». 

Nick stava per controbattere ma lo fermai. «Probabilmente le stanno facendo qualche esame e non puoi entrare» dissi appoggiando una mano sul suo braccio cercando di confortalo. «Vieni. Sediamoci» mi seguii lanciando un'ultima occhiata all'infermiera. 

«Cos'è successo?» 

«Mi ha detto che avrebbe fatto una doccia e poi mi avrebbe aiutato con la cena. Mia ha chiamato urlando» 

«Ha fatto qualche sforzo?». 

Lily voleva fargli una sorpresa ma forse era giusto che lo sapesse. «Abbiamo montato il lettino e il fasciatoio...» 

«Non riesce proprio a stare ferma» 

«Mi dispiace Nick. Non avrei dovuto farglielo fare. Ma non si è sforzata troppo. Le scatole le ho portate in camera io». 

Mi mise una mano sul ginocchio e si voltò verso di me con uno sguardo dolce. «Non è colpa tua. Non credo nemmeno che sia colpa del lettino o di altro. Anche settimana scorsa aveva sentito dei fastidi ma erano passati subito». 

Li aveva già avuti? Non mi aveva detto nulla? «E poi è stata bene?» 

«Sì. Sono durate dieci minuti al massimo». 

Non feci in tempo a rispondergli che sentimmo «I parenti di Lilian Marshall». 

Ci alzammo entrambi e raggiungemmo l'infermiera. «Ha finito le visite. Stiamo aspettando i risultati» 

«Il bambino sta bene?»

Sul volto dell'infermiera comparse subito un sorriso. «Sta bene. Abbiamo fatto anche a lui tutti gli accertamenti». Mi rilassai all'istante e appena mi voltai verso Nick, vidi anche il suo volto più tranquillo. 

«Possiamo vederla?» chiese subito. A me non uscivano nemmeno le parole. 

«Sì, certo. Vi chiedo solo di entrare uno per volta» 

«Certo» 

«La camera è la trecento cinque» ci disse prima di allontanarsi. 

«Vai Nick» dissi subito. 

«Ti do il cambio dopo» 

«Non ti preoccupare. E' giusto che ci sia tu. Io ti aspetto qui». 

Mi rivolse un sorriso prima di correre verso il corridoio e sparire dietro le porte scorrevoli che separavano la sala d'attesa dai reparti. Tornai a sedermi molto più tranquilla e con un sorriso sulle labbra. 

«Il suo amico lo hanno fatto entrare?» disse ad un tratto il signore seduto affianco a me. 

«Sì. Ci hanno detto che è in reparto» 

«Spero che tra poco facciano entrare anche a me» 

«Chi sta aspettando?» 

«Mia moglie. E' caduta dalle scale» 

«Mi dispiace. Spero si riprenda presto» dissi cercando di rassicuralo. Avrebbe dovuto avere qualche anno in più di mio padre. E il suo volto era triste, affranto. 

«Lo spero. Sono qui da quattro ore. Senza sapere nulla. Mi dicono solo che ci sono gli esami in corso» 

«Le staranno sicuramente facendo tutti gli esami necessari prima di informarla» 

«Più il tempo passa e più mi preoccupo» 

«No, la prego. Andrà tutto bene. Vuole un caffè o un po' d'acqua?» 

«No. Non ti scomodare cara» 

«Ne approfitto per prenderne uno anche io. Vuole venire con me? Magari fare qualche passo l'aiuta. E' tanto tempo che è qui seduto» 

«E' sicura che non la disturbo? E' qui per la sua amica» 

«E 'in buona compagnia e io ora posso fare un po' di compagnia a lei. Che dice?». Mi rivolse un sorriso ed iniziò ad alzarsi 

«E' davvero gentile. Grazie».

Passai una buona mezz'ora con Albert. Era una persona gentile, simpatica e che amava molto sua moglie Joey. Era davvero in pensiero per lei, soprattutto perché erano rimasti solo loro due. Il figlio era in Canada per lavoro e avevano più nessun parente se non la sorella di Joey che viveva in Italia. Era davvero triste. Quando tornammo in sala d'attesa trovai Tyler seduto ad una delle sedie. 

«Ehi» dissi appena arrivai vicino a lui. 

Alzò lo sguardo su di me. «Eccoti. Ti ho chiamato» disse alzandosi mentre facevo accomodare Albert. 

«Scusami, ho messo il silenzioso al telefono per non disturbare e io e Albert eravamo a prendere un caffè» gli spiegai. 

«E' colpa mia. Avevo bisogno di un po' di compagnia» disse Albert intervenendo. 

«Non si deve preoccupare. Ha fatto bene. Allie è un ottima compagnia» 

«E' la sua fidanzata?» 

«Si. Ancora per poco» disse rivolgendomi un sorriso. 

«Vi sposate?» i suoi occhi si illuminarono a quella domanda. 

«Sì, a dicembre» dissi. 

«E' una bella notizia. Mi piacciono i ragazzi giovani che si sposano. Vuol dire che c'è ancora qualcuno che ci crede al matrimonio» 

«Certamente» disse Tyler prima che l'infermiera chiamasse il nome di Joey. «I parenti di Joey Wilson?» 

«Sono qui» disse Albert con un tono di voce più alto e alzandosi. 

Gli diedi una mano e lo accompagnai dall'infermiera. «Venga. L'accompagno da sua moglie». 

Si voltò verso di me e mi rivolse un sorriso. «E' stato bello conoscerti» 

«Anche per me e saluti Joey»

«Senz'altro». 

Si allontanò con l'infermiera nella stessa direzione in cui era andato Nick. Speravo davvero che fosse andato tutto bene anche per loro due. Albert era una persona squisita ed ero certa che lo fosse anche Joey. 


Non è un capitolo lunghissimo ma oggi è una bella giornata e volevo lasciarvi qualcosa. Spero che vi sia piaciuto. 

Sarei molto felice di sapere il vostro parere. Fatemelo sapere nei commenti e come sempre lasciate una stellina.

Al prossimo aggiornamento! Moltooo presto!!!!

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