Moonlight

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Justin's POV
Lei mi guardava con quegli occhioni ricoperti di lacrime,tremava leggermente. Ero stato uno stronzo a darle quello schiaffo,avevo perso totalmente la sua fiducia. Dovevo comportarmi da vero padre e sforzarmi di essere più gentile e dolce con lei. L'avevo trattata malissimo per molto tempo,per questo volevo fare la pizza insieme a lei. Le presi la mano e la trascinai in cucina,dove c'era già tutto l'occorrente per la pizza.

《 Papà,sono stanca. Un altro giorno 》Mi implorò ma scossi la testa,cominciando a preparare l'impasto. Presi della farina e la misi in un tagliere,per poi fare un buco al centro. Misi le uova,l'acqua e un po' di sale e mi spostai per far lavorare Eleonora. Lei mi guardò con sguardo interrogativo e risi leggermente vedendo la sua espressione. La misi davanti al tagliere e presi le sue mani,avvicinandole alla farina. La aiutai a lavorare l'impasto e fui felice di vederla sorridere e ridere. Presto,ci ritrovammo a ridere insieme e io mi sentì strano. Non avevo mai trascorso una giornata padre-figlia e provavo una strana sensazione. Mi accorsi di volere bene veramente a mia figlia,era simpatica,solare,sempre con la battuta pronta. Ho imparato a conoscerla solo in questo momento. Lavorammo per vari minuti e la pizza era già nel forno. L'avevamo fatta con i würstel,la preferita di Eleonora e di Ariana. La ragazza era davanti al forno,osservando la pizza gonfiarsi ad ogni minuto che passava. Si leccò le labbra e anche a me venne l'acquolina in bocca! Sentì qualcosa sulla mia faccia e subito dopo realizzai che lei mi aveva buttato della farina. La guardai con sguardo confuso e la vidi mordersi il labbro per trattenere le risa. Scoppiò a ridere,contagiando anche me e anch'io presi della farina e gliela buttai addosso. Aveva la maglietta completamente bianca e presto cominciammo una lotta vera e propria.

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Eravamo a tavola a mangiare la pizza,ancora ricoperti di farina dalla testa ai piedi. Sono stati i minuti più belli della mia vita,passati a lanciare a mia figlia la farina. Adesso,stavamo sparecchiando la tavola,mettendo le posate e i piatti nella lavastoviglie. I bicchieri li sciacquai con della semplice acqua e li misi nello sportello sopra al lavandino. Eleonora spazzava per terra,cercando di raccogliere possibilmente tutta la farina.

《 Che ne dici di farti un bagno? Sei ricoperta di farina 》Le feci notare e lei annuì. Stava per andare in bagno,quando si bloccò all'improvviso,ritornando indietro e guardandomi negli occhi. Cosa le prendeva?

《 Non posso fare alcuni movimenti. Ho troppo male 》Mi confessò e io le sorrisi dolcemente,portandola in bagno con me. Se non poteva farsi la doccia da sola,l'aiutavo io.

《 Ti aiuto io. Comincia a spogliarti 》Le dissi e potevo vedere benissimo le sue guance diventare rosse per la vergogna. Era evidente,ero suo padre e soprattutto ero un maschio. Era molto riservata su queste cose,era troppo insicura del suo corpo.

《 Papà,s-sei un maschio e... 》Non le feci finire la frase,sapevo già che si vergognava e le dovevo far capire che non doveva assolutamente.

《 So che ti vergogni di me,lo so. Devi capire che io non ho nessuna malizia nei tuoi confronti. Ti pulirò come ti cambiavo i pannolini quando eri piccola. Con indifferenza. Sei mia figlia,Eleonora,non devi vergognarti assolutamente. 》Le dissi e presi un profondo respiro alla fine della frase,mi era costato tanto dirlo. Non mi ero mai aperto così con lei. Lei mi guardava e a volte sorrideva mentre parlavo,si guardava le mani e si mordicchiava il labbro inferiore. Alla fine,annuì e io cominciai a sfilarle la maglietta piano piano,guadagnandomi un suo sospiro di sconforto. Le sbottonai i jeans,facendoli scivolare lungo le sue gambe e prima di toglierli del tutto le tolsi le scarpe e le calze. Misi quegli indumenti nella cesta dei panni sporchi e ritornai da lei,che si copriva con le mani più che poteva.

《 Parliamo,così ti distrai 》Le proposi e lei annuì,cominciando a raccontarmi delle cose che faceva a scuola. Le tolsi piano piano le mutandine,non soffermandomi a guardarla e continuavo ad ascoltare quello che diceva. Misi le mani dietro la sua schiena,cercando il gancio del reggiseno e quando lo trovai glielo sganciai. Si coprì di scatto con le mani e io riempì la vasca con dell'acqua calda,per farle rilassare i muscoli. Misi del sapone e preparai lo shampoo e il bagnoschiuma che dovevo usare per lavarla. Quando l'acqua raggiunse la giusta temperatura,la invitai ad immergersi e lei con il sapone si coprì il seno e la sua intimità. Era rossa in viso e per tranquillizzarla,le accarezzai una guancia. Fui felice di vederla sorridere leggermente. Le lavai i capelli e passai subito al suo corpo,massaggiandole le spalle e il collo con il sapone. Lei gemette per il relax e mugolò subito dopo quando toccai un succhiotto fatto da quel maniaco del cazzo. Presi a coppa il suo seno e la vidi sussultare per la sorpresa.

《 Scusami,ti devo pulire. 》Le dissi e lei annuì leggermente,asciugandosi le lacrime agli occhi. Sospirai appena e continuai a pulirle la pancia,vedendo man mano che andavo giù dei lividi violacei,quasi neri. Ne sfiorai uno sulla pancia e lei mi fermò la mano,singhiozzando. La guardai negli occhi e dopo ritornai a pulirle le gambe. Dopo cinque minuti,uscì dalla vasca e io le passai l'accappatoio,in modo da potersi coprire. Presi un altro asciugamano e glielo misi in testa,fra i capelli.

Adesso,era già vestita e io le pettinavo i capelli che le arrivavano poco sopra il fondoschiena per districarli dai nodi. Presi il phon e cominciai ad asciugarglieli,spazzolandoli ogni tanto. Lei continuava a raccontarmi del più e del meno,parlava della scuola,dei suoi amici e dei film che aveva visto recentemente con Gigi,la sua migliore amica. Finalmente i suoi capelli erano perfettamente asciutti.

《 Papà,mi puoi fare le trecce? 》Mi chiese e io annuì,cominciando ad intrecciare i suoi capelli in due morbide trecce. Gliele facevo sempre da piccola ed era veramente carina. Me lo chiedeva sempre,anche se io ero arrabbiato con lei per qualche motivo e insisteva se non gliele facevo. Dice che le mie mani nei suoi capelli la rilassano e sono felice per questo. L'accompagno nel lettone dove dormiamo io e Ariana e la vedo tremare leggermente. Non c'è freddo nella stanza,credo che non abbia paura e allora perché trema? Accendo la luce della stanza e la faccio sedere nel letto.

《 Fammi vedere gli occhi. 》Lei alzò lo sguardo cosicché io potevo guardarli e come avevo intuito erano molto lucidi. Questo voleva dire che aveva la febbre. La feci stendere e presi il termometro dal comodino,facendola sbuffare leggermente. Odiava avere la febbre,perché non la facevo alzare dal letto se non per andare in bagno. Alzai le spalle con noncuranza e mi sedetti sul letto,mettendole il termometro sotto l'ascella. Le immobilizzai il braccio e aspettai il suono dell'aggeggio. Sento un 'bip' e tolgo il termometro dall'ascella. 38 e mezzo di febbre. La copro con le coperte e le dico di addormentarsi. Lei annuisce e io vado in salotto a guardare un po' di televisione. Non erano passati neanche cinque minuti che suonò il campanello. Guardai l'orologio appeso al muro che segnava le dieci e mezzo di sera. Ariana non poteva essere perché tornava fra due giorni,allora chi era? Andai ad aprire e non mi aspettavo di vedere questa persona. Non ci vedevamo da quindici anni ed era invecchiata parecchio. Aveva qualche capello bianco che fuoriusciva dalla coda ordinata e le rughe intorno agli occhi erano ben visibili. Anche se le volevo un mondo di bene,non potevo perdonarla per quello che ha fatto.

《 Mamma,che ci fai qui? 》

CONTINUO A 17 VOTI E 15 COMMENTI!!!

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