<< Chi sei?>> domandò Eirlys con voce tremante allo sconosciuto seduto sul parapetto del terrazzo.
La luce della luna rischiarava la sagoma incappucciata dell'estraneo e lasciava intravedere solamente le labbra piene atteggiate in un ghigno divertito. Dal mantello spuntavano le sue gambe, assurdamente magre, fasciate in dei calzoni colorati e rattoppati in più punti. Ai piedi portava delle strane scarpe, dalla suola bassissima, che terminavano con una punta allungata su cui era cucito un campanellino dorato. Anch'esse erano consunte, sporche di polvere ed incrostate di fango.
Lo sconosciuto balzò con un salto sul terrazzo, atterrando con leggiadria, e fece un inchino mostrando le mani dalle dita affusolate con lunghissime unghie gialle incrostate di sporcizia.
<< Altezza, che piacere conoscervi!>> esclamò, allargando quindi le braccia e richiudendo impettito le gambe.
Eirlys fece un passo indietro, il cuore che batteva come impazzito, mentre i suoi occhi scrutavano l'estraneo in cerca di qualche indizio sulla sua identità.
<< Vi ho chiesto il vostro nome.>> ribadì ancora lei, la voce tanto bassa da apparire un sussurro.
Lo sconosciuto si portò una mano alle labbra, come a scusarsi per l'errore, e fece un altro inchino degno del più nobile dei cavalieri.
<< Chiedo umilmente perdono, Vostra Altezza.>> ridacchiò. << Io sono qualcuno.>> esclamò, indicando con un gesto della mano la sua persona. Sorrise, soddisfatto della sua presentazione, e non accennò a continuare a parlare.
La principessa, interdetta, si strinse sulle spalle lo scialle e cercò di scrutare il volto dell'uomo nascosto dal cappuccio.
<< Qualcuno?>> ripeté, intontita. << Ditemi chi siete e smettetela di prendermi in giro!>> sbottò con voce stridula, mentre le sue guance pallide si imporporavano di un rosso furioso.
Lo sconosciuto ridacchiò ancora, nascondendo le labbra dietro il palmo della mano, e cominciò a saltellare da un piede ad un altro, come se il pavimento sotto le sue suole fosse incandescente.
<< Sono qualcuno che osserva.>> esclamò infine. << Osservo voi, osservo gli altri. Osservo tutti.>>
Eirlys scosse il capo, sempre più confusa.
<< Mi state spaventando ...>> mormorò, indietreggiando ancora.
Lo sconosciuto rise ancora e le si fece più vicino. La ragazza avvertì immediatamente il puzzo che emanava il suo corpo e si coprì la bocca con una mano.
<< Povera bimba! Una principessa piena di dolore e di paura!>> urlò quasi, ridendo ancora più forte.
Eirlys, umiliata dai modi dello sconosciuto, sentì la furia montarle nel petto.
<< Cosa state farneticando?>> sbottò, cercando di trovare una logica in quella situazione senza alcun senso.
L'uomo la indicò con un gesto di sufficienza, posando gli occhi sul suo viso e sul suo vestito sgualcito.
<< Vi ho appena detto che osservo tutto.>> ribadì. << Nel vostro caso sento tutto ... Anche se le vostre urla questa notte sono state udite anche dal più sordo tra i vecchi servi del castello!>> e rise malignamente. << Non è per questo che state piangendo? Non vi disperate per come il vostro dolce marito vi abbia strappato il fiore della vostra innocenza?>> la incalzò, avvicinandosi come un felino in procinto di agguantare la sua preda. << Non riavvertite sulla vostra pelle il tocco delle sue mani? Le sue mani che vi hanno stretto? Il suo corpo che vi ha profanata?>>
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La dama rossa
Ficción histórica[COMPLETO] Carlyon, 1094. Eirlys Ffelig viene accolta nella capitale Carlyon solo dal freddo e dal silenzio. Nata e cresciuta prigioniera nella fredda fortezza di Scilly, é conosciuta solamente come la figlia del deposto re di Lyonesse Tristan VII e...
