Il rumore di passi su un pavimento di legno rimbombò nelle orecchie di Eirlys, tanto forte da ferirle l'udito. La ragazza spalancò gli occhi e vide solo buio. Cominciò ad annaspare, come se fosse intrappolata sotto tonnellate di acqua gelida e scura, e boccheggiò per inalare il tanto sospirato ossigeno, sentirne i polmoni pieni e riuscire a fermare quella morsa di panico che minacciava di stritolarle il cuore.
Una luce bianca squarciò il buio che la circondava e il suo respiro si rifece regolare. Il rumore di passi fu accompagnato dal furioso scrosciare dell'acqua e in sottofondo, quasi come se fosse lontano miglia e miglia, udì il borbottio indistinguibile di un cielo tempestoso.
Il buio si diradò. Eirlys si ritrovò in un ampio salone, avvolto nella penombra, illuminato ogni tanto dal furioso lampeggiare dei fulmini che squarciavano il cielo denso di nuvole nere. La ragazza sapeva di essere appoggiata ad una delle pareti della sala, ne sentiva il freddo delle pietre sulla schiena, ma non poteva muoversi e non poteva parlare. Era come se fosse parte di quella stanza, un pilastro di quella costruzione, ed uno spettatore immobile degli eventi. Come una di quelle pareti, di quelle fiaccole o degli arazzi. Un mero oggetto inanimato.
Un altro fulmine illuminò l'ambiente, subito seguito dal rombare prepotente del tuono, ed Eirlys avvertì nuovamente il rumore di passi sul pavimento. Volse lo sguardo in direzione del suono e finalmente individuò la sorgente di quel rumore.
Una donna era ora immobile nel centro della stanza e la principessa si ritrovò ad essere terrorizzata dal suo aspetto. Indossava un abito rosso e i suoi capelli erano ... Eirlys non lo riusciva a capire. Rossi? Neri? Sembravano possedere milioni di sfumature diverse, anzi sembravano cambiare il loro colore in ogni momento. In una mano reggeva una lunga spada dalla lama insanguinata con la punta rivolta verso il basso e dal suo braccio continuava a scorrere del sangue che colava sull'arma e poi fin sul pavimento. Nell'altra mano reggeva una corona dorata, sormontata da due leoni in piedi sulle zampe posteriori, ed Eirlys riuscì a scorgere dei ciuffi di capelli insanguinati ancora intrappolati negli intricati ghirigori del gioiello. Non riusciva a scorgere il viso della donna, ne comprendeva il suo stato d'animo.
La vide alzare la corona e gettarla con disprezzo sul pavimento di legno. Questa rimbalzò per qualche metro fino a giungere ai piedi di un trono disadorno. Lì, accomodato sullo scalino al di sotto dello scranno, stava un uomo incappucciato con delle strane scarpe che terminavano con un campanellino. Non disse una parola, ne alzò lo sguardo. Rise e basta. Eirlys riconobbe la sua risata, la sentì rimbombare in tutto il suo corpo. Era lo sconosciuto che conosceva il suo segreto.
Era l'uomo che tentava di intrappolarla.
Il buio, ancora. La risata continuava a riecheggiare nella sua mente. Eirlys tentò di tapparsi le orecchie ma nulla riusciva ad ammutolirla. Chiuse gli occhi.
Quando li riaprì non era più in quella sala, era molto più indietro nel tempo, in un altro posto, in un'altra realtà. A ridere non era più un uomo ma una donna. Eirlys la vedeva, seduta su una vecchia sedia di legno, mentre osservava il fuoco che ardeva nel caminetto scarno. Vestiva di nero, come sempre nei suoi ricordi, e ciondolava su quel vecchio sedile cigolante con le mani rachitiche infilate tra il legno e le cosce. Il suo viso scheletrico era nascosto dalle rade ciocche di capelli grigi che scintillavano alla luce del fuoco. Rideva e farfugliava qualcosa.
Eirlys si rivide bambina, accucciata in un angolo freddo della camera, che giocava con la bambola di pezza che Tara le aveva donato per il suo compleanno. Con uno scatto, la donna si girò a guardarla e la indicò mentre rideva.
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La dama rossa
Tarihi Kurgu[COMPLETO] Carlyon, 1094. Eirlys Ffelig viene accolta nella capitale Carlyon solo dal freddo e dal silenzio. Nata e cresciuta prigioniera nella fredda fortezza di Scilly, é conosciuta solamente come la figlia del deposto re di Lyonesse Tristan VII e...
