Capitolo 17: Tutto per loro

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Ivar sentì un rumore di passi e poi finalmente gli tolsero il cappuccio che gli copriva la testa. Era seduto nel fango, le mani legate dietro la schiena, la spalla e la gamba doloranti per le ferite che gli avevano inferto. Era notte ormai, la pioggia continuava a cadere inesorabile, sempre più forte, e Ivar era quasi incapace di vedere l'accampamento di Ingrid che si estendeva ai piedi della città di Carlyon: a quanto pareva l'assedio stava per cominciare.

Due soldati lo afferrarono saldamente sotto le ascelle e lo trascinarono nel fango fino alla tenda più grande dell'accampamento. All'interno il mobilio era scarno ma essenziale. Lo lasciarono in ginocchio sul terreno fangoso coperto da un lungo tappeto zuppo d'acqua e di terra. Ivar era provato dalle ferite che aveva subito e dal viaggio di quella giornata in posizione supina, ma non aveva alcuna intenzione di arrendersi. Carlyon era lì, di fronte a lui, e insieme a lei anche la sua famiglia. Ivar era disposto a tutto pur di proteggere Eirlys e Eoghan, era disposto anche a morire.

Ingrid entrò nella tenda dopo pochi minuti, lo sguardo serio, quasi infuriato, insieme al marito e ai consiglieri e nobili di cui si era circondata in quella guerra di riconquista e vendetta. Era una donna giovane, altera e orgogliosa. Ivar aveva notato in quei mesi molti tratti del suo carattere simili a quelli della madre Blaine: lo stesso orgoglio, la stessa regalità, la stessa capacità di odiare e lottare contro chiunque si sovrapponesse sulla sua strada. L'aveva temuta e anche odiata lui stesso. Ingrid lo aveva accolto nella sua causa, gli aveva offerto la sua amicizia e la sua lealtà ma non avrebbe mai tollerato che Eoghan diventasse un uomo. Era talmente convinta che Eirlys fosse una strega da credere che qualsiasi suo erede non potesse che portare sciagura a lei, alla sua famiglia e al suo popolo. Ma Ivar non avrebbe mai permesso che accadesse qualcosa a suo figlio.

<< Dovevo immaginare che quella strega avesse stregato anche voi.>> esclamò, quasi ridendo, mentre lo osservava dall'alto in basso. << Vi siete fatto ingannare dalle sue parole dolci e dalla promessa di un amore che non vi concederà mai?>>

Ivar non rispose. Ingrid non si aspettava reazioni da parte sua, né giustificazioni. Per lei era già un traditore.

<< Vi ha abbandonato invece! Ancora una volta Ivar Trevelyan è rimasto bruciato dal suo amore sconsiderato per quella donna.>> si piegò alla sua altezza e lo fissò con occhi intrisi di odio. <<Siete stato stupido a tradirmi. Sciocco a fidarvi di lei. Quella donna è il male impersonificato, deve bruciare viva. Di lei non deve rimanere alcuna traccia.>>

Ivar per un attimo pensò che avesse ragione: Eirlys lo aveva tradito ancora e ancora. Forse quella notte d'amore era stata un'ennesima bugia? Lo aveva sfruttato per tornare a Carlyon e ricominciare a reclamare quel trono maledetto? Ivar in cuor suo non ci credeva, non poteva essersi sbagliato ancora. Eirlys gli aveva dimostrato con le parole e con il corpo tutto l'amore che provava per lui, Ivar non aveva dubitato nemmeno per un momento che lei lo amasse. Ma allora perché abbandonarlo? Perché non giungere a Carlyon insieme?

<< Vi ucciderò insieme a lei nella piazza di Carlyon.>> esclamò ancora Ingrid, rialzandosi e ordinando con un gesto alle guardie di riafferrare Ivar. << Anzi! Ucciderò voi, Eirlys e Eoghan davanti a tutto il popolo. Sarà un bellissimo quadretto di famiglia. Brucerete con i vostri peccati.>>

Sentendo pronunciare il nome di suo figlio, Ivar sentì il sangue ribollire nelle vene e una voglia incontrollabile di gettarsi su Ingrid lo colse. Cercò di calmarsi, si ordinò di ritrovare il controllo oppure non avrebbe avuto alcuna possibilità di recuperare la sua famiglia.

Le guardie lo trascinarono fuori dalla tenda, ancora sotto la pioggia battente. Ivar cominciò a pensare. Lo avrebbero legato da qualche parte, in attesa della fine delle negoziazioni. Ci sarebbe stata di sicuro una guardia a controllarlo notte e giorno. Doveva approfittare adesso per fuggire, ora che aveva le mani libere e ancora un po' di forza.

L'accampamento era silenzioso e i due soldati lo trascinarono verso il carro su cui aveva viaggiato supino per tutto il giorno. Volevano legarlo lì e tenerlo costantemente sotto controllo. Ivar capì che era il momento di agire. Recuperò tutte le sue forze e riuscì a liberarsi dalla presa di uno dei due soldati. Velocissimo, afferrò il pugnale che la guardia aveva in vita e glielo conficcò in gola con un gesto fluido. Il secondo soldato reagì immediatamente, urlò un segnale di allarme e sguainò la spada. Ivar afferrò saldamente il pugnale nella mano e lo affrontò rapidissimo e letale. Non provava alcun dolore per le ferite che gli erano state inferte, la necessità di raggiungere la sua famiglia era più forte di qualsiasi altra cosa. Conficcò il pugnale nella coscia dell'uomo e lo atterrò con un pugno in faccia. A quel punto cominciò a correre.

La dama rossaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora