Eirlys si tirò su a sedere, la testa che continuava a girarle convulsamente, l'aria che le bruciava i polmoni. Si passò una mano sul collo e sentì dolore, le sembrava di avere ancora le mani di Catrina strette intorno alla gola, le sembrava di scorgere puntati su di sé quegli occhi pieni di furia e di odio. Un brivido la scosse e ricominciò a piangere.
<< Uscite!>>
La voce di Ivar travolse la stanza invasa da tutti quegli estranei. Catrina era fuggita via, in lacrime, ed Eirlys non era riuscita nemmeno ad udire le frasi sconnesse che le aveva rivolto. L'aveva osservata come in un sogno muoversi, gesticolare, piangere. Poi era fuggita via e lei si era sentita immediatamente meglio.
<< Tutti fuori!>> continuava suo marito, invitando quella massa di vipere incuriosite ad abbandonare quella stanza.
Eirlys tentò ancora una volta di alzarsi, senza successo, e cadde di nuovo sul pavimento freddo. Si sentiva svuotata di qualsiasi forza, debole, indifesa, così pateticamente inabile anche a difendersi da una donna stremata dal dolore.
<< Venite qui.>>
Ivar la prese tra le braccia, alzandola come fosse una piuma, ed Eirlys si sentì rinfrancata dal calore del suo corpo e dal pungente odore di pioggia che trasudava dai suoi vestiti. L'uomo fece per adagiarla sulla sedia che prima occupava Catrina ma la giovane intrecciò le braccia intorno al suo collo e attirò il suo viso verso di sé.
<< Non lasciarmi ora.>>
L'uomo l'adagiò sulla sedia, coprendole le gambe con uno scialle di lana abbandonato sul pavimento, e si accovacciò ai suoi piedi, stringendole le cosce tra le braccia.
<< Come va adesso?>>
Eirlys appoggiò la schiena contro lo schienale imbottito e respirò profondamente.
<< Sono viva.>> si limitò a mormorare, socchiudendo leggermente le palpebre.
<< Che diavolo è successo?>> proruppe lui, finalmente libero di mostrare tutta la sua sorpresa.
Eirlys piegò la testa di lato e spalancò gli occhi.
<< Catrina è pazza.>> esclamò.
Ivar scosse la testa, le prese il mento tra le dita e lo costrinse a guardarlo negli occhi.
<< Cosa le avete detto?>>
Il suo sguardo adesso era serio, quasi arrabbiato, e ogni traccia di preoccupazione era scomparsa.
<< Non riuscite a credermi vero?>> deviò Eirlys la domanda, sentendo la rabbia salire. << Preferite pensare che gli altri stiano dicendo il vero piuttosto che credere in me.>>
Ivar la lasciò di colpo, alzandosi in piedi, e prese a smuovere le braci quasi del tutto consumate del caminetto. Era teso, Eirlys poteva notarlo dalla schiena tremante e dalle vene in rilievo sulle mani e sul collo.
<< Per poco non vi ammazzava.>> borbottò Ivar. << E volete dirmi che non le avete detto nulla?>>
<< Solo la verità.>> proruppe Eirlys. << Il suo matrimonio è finito e il suo intento è quello di infilarsi in quelli altrui per rovinare la felicità di chiunque la circondi.>>
La ragazza si soprese di sé stessa. Sentiva il cuore battere veloce nel petto, tanto da rimbombarle nelle orecchie e renderle difficile scegliere le parole da usare. Le emozioni la stavano sopraffacendo, non c'era più alcuna traccia del suo autocontrollo.
<< Ma quello che avete fatto voi supera di gran lunga qualsiasi sua colpa.>>
Ivar si voltò a guardarla. Eirlys era protesa verso di lui, le gambe incrociate sulla sedia, i lunghi capelli rossi sciolti sulle spalle e il viso accalorato per la rabbia. Sentì un moto di desiderio verso quella donna, così agguerrita, così dannatamente desiderabile. Abbassò lo sguardo e respirò a fondo.
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La dama rossa
Historical Fiction[COMPLETO] Carlyon, 1094. Eirlys Ffelig viene accolta nella capitale Carlyon solo dal freddo e dal silenzio. Nata e cresciuta prigioniera nella fredda fortezza di Scilly, é conosciuta solamente come la figlia del deposto re di Lyonesse Tristan VII e...
