Capitolo speciale

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WILLIAM'S POV

Quando mi sono alzato dal letto questa mattina, avevo la sensazione che sarebbe stato un giorno come tutti gli altri. La mia vita era stata piuttosto tranquilla nell'ultimo periodo, o forse sarebbe meglio se la definissi noiosa. Sì, noiosa. Durante gli ultimi mesi avevo cercato di non pensare. E cosa poteva essere meglio se non lavorare continuamente, tenere la testa occupata?

Pensavo seriamente fosse la soluzione migliore. Non avrei comunque rischiato di incontrarla in ufficio. Sapevo che lei passava il suo tempo a casa, sdraiata a letto. Lei aveva preso sul serio la necessità di non sottoporsi ad altri stress. Lei ormai non era una più una ragazza, avevo potuto vedere con i miei stessi occhi come fosse diventata una donna, una donna magnifica. E nessuno mi toglieva l'idea che sarebbe stata la madre migliore del mondo.

Riuscivo a sentirmi un po' meglio solo quando Alexis mi lasciava alcuni messaggi scrivendomi come stava Chicca. Succedeva quasi tutti i giorni. Non ho mai avuto il coraggio di rispondere a nemmeno una di quelle conversazioni. Ma nonostante quello lei continuava a tenermi aggiornato. Mi sono chiesto più di una volta il motivo di questo suo atteggiamento.

Non c'era mai stata una volta in cui mi avesse chiesto un aiuto, mai una volta che mi avesse anche solo chiesto di presentarmi in quel palazzo, in quell'appartamento. Alla fine mi ero ridotto a pensare che mi tenesse informato solo per farmi un favore, per farmi sapere come stessero le due creaturine che avrebbero continuato a essere la prova del mio amore per quella ragazza che riusciva a farmi sempre girare la testa. Con lei facevo sempre fatica a capire cosa fosse meglio fare.

Ma credo che il messaggio che mai dimenticherò sarà quello che in effetti diceva meno di tutti. Quelle semplici parole che mi dicevano di andare a controllare le lettere nella buca della posta. Non potrò mai cancellare la sensazione che ho provato al cuore immaginando cosa trovassi in quella busta che doveva avermi lasciato.

Conosceva il mio indirizzo perché nel momento in qui avevo lasciato il mio appartamento vuoto avevo sentito il bisogno di far sapere a Chicca dove ero. E digitare l'indirizzo su quella tastiera per poi inviarlo alla sua migliore amica mi era sembrata davvero un'ottima idea. Avevo fatto qualcosa di giusto, e sapevo che in qualche modo qualcuno mi stava premiando per il mio gesto.

Quel giorno avevo stretto tra le mani in modo spasmodico quella busta, finché non mi ero lasciato cadere a peso morto sul divano del mio nuovo salotto e la avevo aperta. Immaginavo già cosa ci avrei trovato dentro, ma non avevo saputo resistere in nessun modo all'effetto che mi aveva fatto la vista di quelle foto.

Si trattava di due ecografie, in cui si distinguevano benissimo due corpicini. Sul retro di una delle due c'era una scritta, fatta di fretta e con una grafia allungata che conoscevo fin da troppi anni. Il mio cuore aveva persona alcuni battiti al pensiero che lei sapesse che potevo vedere quelle immagini. Non avevo potuto frenare le immagini, che si rincorrevano nella mia testa, della ragazza che chiedeva alla sua migliore amica di farmi avere quella busta. Anche se non avesse saputo che Alexis era a conoscenza del mio nuovo indirizzo, poteva pensare che me le facesse recapitare in ufficio.

Il sollievo che avevo pensato di provare nel momento del trasferimento, non c'era mai stato. E nel momento in cui lessi quella scritta, scomparve completamente anche qualsiasi tentativo illusorio che mi ero costruito io in mente.

Avevo deciso di cambiare palazzo, zona in cui vivere. Era un modo per assicurare al mio inconscio di non emergere. Non avrei saputo dire se sarei realmente resistito all'impulso di andare a bussare alla sua porta, abitandole di fronte. Così avevo preferito allontanarmi, per quanto mi era possibile. Mi ero sentito uno stupido, sentivo che stavo mancando alla promessa fatta a me stesso.

Lacrime & DiamantiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora