Alzo il volto ancora sfigurato dalla rabbia. Ho fatto molto esercizio per contrastarla, ma ci sono certi fatti e soprattutto certe persone che non aiutano il mio impegno. Anzi lo annullano completamente. E così mi trovo a pensare ai mille modi possibile per rendere loro la vita impossibile e farli pentire di avermi fatta innervosire così tanto. Perché in fondo mi altero a questi livelli solo se qualcuno rovina tutto il lavoro che io ho fatto per organizzarmi la mia vita. Poi arrivano loro e distruggono tutto. E allora meritano di ricevere ciò che danno.
Ho voglia di scagliare qualcosa contro il muro, qualsiasi cosa. Voglio sentire il rumore dell'oggetto infranto. Voglio affondare il rumore della rottura del mio cuore nel rumore dello schianto contro il muro. Ma mi limito ad avvicinarmi molto lentamente al ragazzo al mio fianco ancora a torso nudo. Quando finalmente sono vicina a lui devo per forza alzare il viso per poterlo guardare in volto. Senza realmente pensarci alzo istintivamente la mano sinistra e la faccio scontrare con la sua guancia. La sua espressione non nasconde in alcun modo la sua sorpresa per come lo ho appena colpito. In realtà non so nemmeno io perché l'ho fatto, è stato uno sfogo istintivo. E devo dire che ha funzionato piuttosto bene. Mi sento molto più leggera ora. Mi sento rilassata. Mi ero innervosita talmente tanto che non mi ero nemmeno resa conto della scarica di adrenalina che attraversava ogni fibra del mio corpo, almeno fino a quando non l'ho lasciata defluire da me. Il mio petto si alza e si abbassa molto velocemente. Ho il fiato corto come se avessi appena finito di correre la maratona, ma mi sento molto più soddisfatta.
Ancora sorpreso dalla mia azione più che spontanea, mi guarda sconcertato a bocca aperta mentre si massaggia la guancia su cui si possono leggere chiaramente i segni lasciati dalle mie cinque dita. Vengo immediatamente attraversata da sentimenti contrastanti. Pare che il segno divenga ogni secondo che passa sempre più rosso, gonfio e definito. Mi sento in colpa anche se una parte di me sa che non dovrei provare tutto questo. I polpastrelli mi prudono dalla voglia di accarezzargli il volto e chiedergli in continuazione scusa. Sento l'aria bloccarmisi nei polmoni. So questo cosa significa, e ho paura di cosa succederà tra qualche minuto. Vorrei veramente poter piangere fino a sentirmi svuotata completamente. Ma non posso. Non voglio essere debole di fronte a nessuno e tantomeno a questo ragazzo.
Così cerco di scacciare in un angolo della mente tutto ciò che mi farebbe venir voglia di piangere. Provo a pensare a come completare il lavoro oggi. Perché lo devo fare. Ma tutto mi ricorda sempre di più, ogni secondo che passa sempre di più, di William. A causa sua la mia vita si trasforma sempre in montagne russe che non finiscono mai. Forse è solo colpa mia. Non sono mai riuscita a capire con certezza il meccanismo della nostra relazione. L'unica cosa di cui sono certa è che qualcuno finisce sempre per farsi male, e di solito sono sempre e soltanto io. Lui mi rende la ragazza, ormai donna, più felice al mondo. E sempre lui distrugge questa felicità paradisiaca. Sembra che io viva in una soap opera o in uno di quei libri per adolescenti.
Decido che la cosa migliore da fare è andarmene al più presto, da questa stanza, da questo edificio. Non so però dove andare, ma ora non è la mia preoccupazione principale. Mi alzo dalla poltrona in cui ero sprofondata e prendo velocemente la borsa dalla scrivania. Lascio lì tutti i bozzetti e i documenti insieme al mio computer. Non considero nemmeno di dare una spiegazione ad Edward, non la merita in alcun modo. Devo ricordarmi di chiedere a Kev di portarmi questa sera a casa tutto quello che ho lasciato tra queste quattro mura. Prima di uscire definitivamente dalla porta del mio ufficio prendo il mio cappotto dall'attaccapanni. In quel momento Ed capisce finalmente il reale senso di tutte le mie azioni. Ma io sono ormai già troppo lontana perché lui riesca a raggiungermi e forse anche fermarmi. Lo sento richiamarmi mentre cerca di seguirmi.
Sento i suoi passi affrettati sul pavimento. Non voglio parlare con lui ora, sinceramente non voglio proprio avere a che fare con nessuno. Il pensiero che quel ragazzo stia andando in giro per tutta la redazione a torso nudo mi sconcerta. Non poteva rimanere nel mio ufficio o andare a cercare qualcos'altro da mettere invece che seguire me mezzo nudo? Scaccio questo pensiero in un angolo della mia mente e proseguo per la mia strada. Non mi sono mai resa conto che la strada dalla hall al mio ufficio fosse così lunga. Credo che in realtà la mia percezione sia sfalsata ora. Ho il fiato pesante per questa corsa e anche le gambe doloranti per lo sforzo di fare questa attività fisica calzando dei tacchi dodici.
STAI LEGGENDO
Lacrime & Diamanti
Chick-LitFederica: una ragazza che si trasferisce a New York per iniziare una nuova vita, e lasciarsi alle spalle tutto ciò che conosce. Ma il fato per lei ha predetto diversamente. William: il peggior incubo di Federica. Cosa ha in serbo la vita pe...
