Sono seduta sotto quest'albero da ormai quella che potrebbe essere un'oretta.
Prima ho fatto una lunga passeggiata intorno alle aree più deserte della Radura.
Non so quando esattamente sono arrivata qui, o come, ma so di aver deciso che starmene sola fosse la cosa migliore per un po', invece di rimanere con tutti quei ragazzi nelle Cucine.
Nonostante non lo voglia dare a vedere, questa situazione mi sta facendo venire una forte emicrania.
Sono prima di tutto confusa.
Perché sono rinchiusa in mezzo a questo gruppo di ragazzi? Come sono capitata qui dentro?
Cerco una spiegazione logica, ma mi arrendo a scoprire che non ce ne sono.
Vorrei sapere almeno quanti anni ho, o da dove vengo.
O cosa ero.
Cosa sono.
Un ragazzo, dai capelli rossi e gli occhi verdi come smeraldi mi passa davanti.
Ha le guance e il naso cosparsi di lentiggini rossastre.
Dalla corporatura, alta ma piuttosto gracilina, deduco che deve avere la mia età, più o meno.
Dopo qualche secondo, si ferma, con un'espressione confusa, e torna sui suoi passi.
Mi osserva.
Poi mi fa un cenno di saluto con la mano.
- Ehilà! - dice allegro.
Ricambio con un debole gesto imbarazzato.
E dire che volevo rimanere sola...
Il ragazzo mi raggiunge.
- Tutto ok? - chiede aggrottando le sopracciglia.
Di bene in meglio.
Odio quando qualcuno ti chiede se "è tutto ok".
Perché, quasi sempre, quando lo fa in realtà non gli interessa un tubo di come stai.
Decido però che forse il ragazzo vuole essere solo gentile, perciò mi faccio comparire un lieve sorriso sulle labbra.
Scrollo le spalle.
- Potrebbe andar peggio - rispondo.
Lui ridacchia.
- Questo è lo spirito giusto - dice con un sorriso. - Posso sedermi? - chiede indicando accanto a me.
Deglutisco.
"Digli di no, digli di no, digli..."
- Certo - rispondo.
Il ragazzo si butta a sedere alla mia destra, voltandosi verso di me.
Io faccio lo stesso.
- Piacere, io sono George - dice porgendomi una mano.
Gliela stringo.
- Giulia - rispondo.
- Lo so. - dice. Poi arrossisce e si gratta la testa con fare imbarazzato - Cioè, si, immaginavo. Tutti parlano della "nuova Fagiolina". -
Ah bene.
Ora sono anche l'argomento sulla bocca di tutti.
Fantastico.
- Da quanto sei qui? - gli chiedo.
- Ero il Fagio di turno prima di te - risponde.
- E quanto ne sai di questo posto? - chiedo.
- A dire il vero molto poco - risponde con tono amareggiato - Un mese di vita alla Radura non è granché. I primi ad arrivare, sono qui da due anni. - dice. - Ma sarei felice di aiutarti, per quanto posso - aggiunge con un leggero sorriso imbarazzato.
- Grazie - dico ricambiando il sorriso.
Mi guardo intorno con aria assorta.
Così tante domande, e non so quale scegliere.
- Tu lo sai perché non si può oltrepassare le mura? - chiedo.
Lui scuote la testa.
- Faccio quello che mi dicono. È la regola, meglio seguirla se non vuoi finire male. - dice scrollando le spalle.
Sospiro.
- E immagino che un'altro modo per finire male sia prendersela col capo, giusto? - chiedo.
- È la via più breve, si - risponde.
Mi scruta per un paio di secondi.
- Non dirmi che sei già riuscita ad attaccar briga con Alby - dice con un tono tra il divertito e l'esasperato.
- Cosa te lo fa pensare? - ribatto ridacchiando.
Lui scrolla le spalle.
- Mi sembri il tipo che dice sempre quello che pensa, anche quando dovrebbe tenere chiusa la fogna - risponde con un sorrisetto.
- Fa piacere sapere che impressione dò alle persone! - dico buttando le braccia in alto.
L'altro ride.
Decido che questo George effettivamente mi sta simpatico.
- Hai già finito il "giro turistico"? - chiede, marcando le virgolette con un gesto a due dita.
- No ma... - inizio a dire.
- Ma adesso lo finirà - conclude una voce alle mie spalle.
Non ho bisogno di voltarmi per capire a chi appartiene quel forte accento.
Lancio un'occhiata al biondino da sopra la spalla.
Questo, però, sta guardando George con disinteresse.
- Torna a lavorare, pive sfaticato - gli dice con un tono tra l'annoiato e l'irritato.
L'altro si alza di scatto, e mi fa un imbarazzato cenno con la mano.
Io ricambio sorridendo lievemente.
Poi si volta, e corre via.
Sbuffo, buttando la testa all'indietro per guardare Newt, capovolto nella mia visuale.
- Che c'è? - chiede infastidito.
Mi alzo in piedi, venendogli davanti.
Gli punto un dito contro il petto, che, data la sua altezza, è proprio davanti alla mia faccia.
Lui mi guarda stranito, sgranando leggermente gli occhi.
- Tu. Devi. Smetterla. - dico fredda, guardandolo dal basso verso l'alto.
- Smetterla di fare cosa? - ribatte con finto disinteresse.
- Di intrometterti nella mia vita. - rispondo - Avrò anche io il diritto di socializzare con qualcuno che non sia un pive noioso ed irritabile - sbotto.
Lui sbuffa.
- E George ha il dovere di tornare a lavorare. Potete benissimo "socializzare" a cena. Sto solo cercando di far seguire le caspio di regole. Qui non c'è tempo per i fannulloni, mettitelo in quella cacchio di testa, Fagio. - ribatte. - E sposta quel caspio di dito - mugugna.
Dopo avergli lanciato un'occhiataccia, mi allontano, appoggiando la schiena contro il tronco dell'albero.
- Bene così - dice.
Si volta e inizia a camminare.
Noto ora una cosa di cui prima non mi ero accorta, dato tutto quello che avevo per la testa: zoppica un po', appoggiandosi di più sul piede destro che sul sinistro.
- Ti muovi? - mi urla.
Sospiro.
Poi lo seguo di malavoglia.
STAI LEGGENDO
L'Errore
FanfictionGiulia. Il suo nome, questo è tutto ciò che sa di sé, oltre al fatto di essere particolarmente testarda. Cosa succederà quando la prima ragazza arriverà alla Radura? Naturalmente, come se la situazione non fosse già abbastanza disastrosa, si introme...
