Capitolo 4. Il salvataggio delle ragazze
Keldon non si fermò un attimo, correva come un disperato tra gli alberi del bosco, ed era quasi come se fosse inseguito da un branco di animali inferociti. Sapeva che il tempo per il suo compito era sempre più agli sgoccioli, ma alla fine raggiunse il luogo della sua destinazione.
Non si curò di nessun suo compagno, dato l'incantesimo su di lui. A parte dell'unico, che faceva guardia alla grotta.
Gli andò dietro, lo strinse al petto con il braccio sinistro, tappandogli la bocca e con l'altro gli tagliò la gola in un batter d'occhio. Si accinse subito a levare i vari arbusti, con dietro le grosse pietre che coprivano il minuto ingresso alla caverna, ed entrò.
Una volta giunto al centro, si diresse verso le ragazze, legate. Si spaventarono immanente e urlarono, tutte. Sentirono solo degli strani rumori, poi i loro corpi cominciavano a sparire, a partire dai loro piedi.
Una vista terribile, per delle fanciulle come loro.
Fu solo allora che Keldon parlò: «Ragazze, non temete. Son venuto qui per salvarvi, devo riportarvi tutte al vostro villaggio! Alzatevi e statemi vicine, in modo che il sortilegio serva per tutti noi. Rimanetemi affianco in qualsiasi momento, se non volete esser viste e uccise»
Una delle ragazze, avvicinandosi di più a lui, chiese: «C-chi sei? Perché ci aiuti?» Keldon sorpreso da quelle domande rispose sommessamente: «Mia madre era come voi, una bella, bellissima donna...» si guardò un attimo intorno prima di riportare lo sguardo sulla ragazza che caparbiamente gli chiese nuovamente: «Perché, allora, non ci dici il tuo nome?»
Il mezzo demone ci pensò su per un attimo e rispose: «No, tanto... Tanto come potresti ricordarti di me?» sospirando, ormai rassegnato aggiunse: «Kiara, sei stata tu, l'unica mia fonte di luce nelle oscure tenebre nel quale son stato immerso, sin dai primi anni della mia esistenza»
La ragazza si stupì, e lo guardò intensamente per un attimo, dato che anche lei era all'interno del sortilegio e si potevano vedere.
All'improvviso un ricordo le balzò fortuito in mente, si ricordò di quegli occhi scarlatti. Tristi e dolci allo stesso tempo e chiese veramente sorpresa: «K-Keldon? Sei davvero tu?»
Lui sorrise e la ragazza si spinse in avanti, buttandosi tra le sue braccia. Lo strinse con forza felice di rivederlo e poterlo abbracciare si nuovo.
Con la testa poggiata al suo petto, disse: «Ragazze, con lui siamo al sicuro. Avete sentito che ha detto? Avvicinatevi, così saremo tutte sotto l'effetto dell'invisibilità, e non ci succederà nulla. Ci porterà al nostro villaggio» si scostò, prendendo Keldon per mano e una volta che le altre furono sotto la magia si diressero fuori dalla grotta.
La camminata non durò molto. Quando furono ormai alla fine della foresta, il mezzo demone intravide i due cavalieri con il giovane mago, poggiati a un albero, era quasi l'alba.
La barriera si ruppe, mostrando un Keldon pallidissimo e barcollante, perdeva le forze sempre più velocemente. Kiara, cercava di sorreggerlo come meglio poteva, esclamò a gran voce: «Presto, aiutateci! Keldon sta male!» era preoccupata per il ragazzo che teneva in piedi.
Scostandosi da lei, disse: «Bellissima, devo... Devo tornare indietro, non posso restare qui...» ma fece solo due passi, crollando a terra in ginocchio. La fanciulla si chinò su di lui, poggiandogli una mano sulla spalla e guardandolo in viso disse: «No, ti prego»
Le lacrime iniziavano a scendere sul suo volto: «Ti conosco da una vita, Keldon ti prego... io ti amo. Non ho amato nessun altro fino a oggi, ti prego. Non lasciarmi di nuovo sola» concluse, piangendo ormai sempre di più.
STAI LEGGENDO
Il libro maledetto
FantasyTratto dal prologo: Questa storia ebbe luogo tantissimo tempo fa, in un regno ricco di misteri e magia. La superficie del pianeta era divisa in cinque parti, ognuna con caratteristiche diverse. Questo è il luogo che i nostri protagonisti conoscon...
