Alex's pov
Quado entrò rimasi a bocca aperta. Era stupenda. Il giorno prima ero già rimasta paralizzata per quanto fosse maturata dall'ultima volta che ci eravamo viste. I suoi lineamenti erano gli stessi, ma era cresciuta. Ora era una donna, una bellissima donna.
Quando entrò nel mio ufficio indossava un completo nero fin troppo aderente, il che mi portò a pensare a tutti quelli che potevano averla vista nell'edificio. Strinsi la mascella. Quella gonna nera le fasciava perfettamente quel sedere che tanto ricordavo e i capelli legati mi ricordavano quando alle volte, a scuola, li legava in modo disordinato bloccandoli con una matita.
Passai in rassegna ogni tratto del suo viso, quegli occhi che erano identici a quelli che mi guardavano in quel parco, le labbra carnose perfettamente disegnate e persino le sue mani erano esattamente le stesse, senza un solo segno di penna però, le mani di una donna che passa la maggior parte del suo tempo ad accarezzare libri. Era semplicemente magnifica. Magnifica come la ricordavo.
Dovevo smetterla però, non potevo far crollare ogni muro che avevo creato solo nell'istante in cui la vedevo. Dovevo essere fredda, impassibile.
Scossi la testa quando notai che si era accorta che la stavo fissando, mi alzai dalla scrivania e la invitai a sedersi.
-"Bene signorina Smith, gradisce qualcosa da bere prima?" Chiesi cercando di risultare il più formale possibile.
-"No, la ringrazio. Preferirei piuttosto sapere perché mi ha convocata, è per il ritardo di ieri?" Chiese schietta. Abbassai la testa e sorrisi. La sua voce era diversa, forse perché in quel periodo avevo perso l'abitudine a sentirla. Eppure mi sembrava ancora più femminile, più sensuale, più appagante ad ogni sua parola. Prima di rispondere chiamai Tania, la quale si affacciò immediatamente alla porta dell'ufficio.
-"C'è qualcosa che non va? Mi dica." Disse lei leggermente scocciata. Sapevo che odiava darmi del lei, mi aveva detto più volte che le risultava strano e troppo formale considerando che era abituata a chiamarmi con nomignoli tipo "stronza" o cose così.
-"Cortesemente, potresti portare del tè alla signorina Smith? Ben zuccherato mi raccomando." Dissi fredda. La reazione della donna fu a dir poco esilarante. Tania trasformò gli occhi in due piccole fessure, sapevo che odiava quando le facevo fare questi compiti che secondo lei dovevo lasciar fare ad altri assistenti lì dentro. Ma nonostante qualche suo tentennamento accettò.
Sara invece, non appena finii la frase, si voltò di scatto a guardarmi, alzando gli occhi al cielo. Dio, non farlo per favore, non alzare quei meravigliosi occhi al cielo. Strinsi i denti per trattenermi dal saltarle addosso. Una volta che Tania uscì dopo aver portato il tè mi schiarii la voce.
-"Bene, rispondendo alla sua domanda no, non l'ho convocata qui per il ritardo di ieri, ma a proposito di quello signorina..." Dissi prima di alzarmi dalla mia poltrona e arrivare di fronte a lei.
-"I ritardi qui non sono ben accetti. Vede, credo che la puntualità sia tutto in un'azienda così. Sono abituata alla gente che viene quando dico di venire." Dissi io guardandola fissa negli occhi. Sorrisi quando la vidi deglutire e arrossire.
-"Vede, forse lei è abituata ad avere dei cagnolini ai suoi piedi." Disse prima di sistemarsi meglio sulla poltrona.
-"Può darsi, fino ad ora non si sono mai lamentati. Comunque, la invito a bere il suo tè prima che si freddi." Dissi indicando la tazza portata poco prima.
-"Sto aspettando proprio che si freddi un po'. Non le piacerebbe se glielo lanciassi addosso bollente, le pare?" Mi chiese in modo ironico. Alzai un sopracciglio a quelle parole. Da dove era uscita quella ragazza? Cosa ne aveva fatto dell'angelo che fui costretta ad abbandonare otto anni prima? Al diavolo, voleva sfidarmi? Avrei risposto.
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How You Remind Me
Teen FictionSequel di "I Wanna Be Yours." Passati anni dall'ultimo incontro in quel parco. Passate storie. Passati amanti. Passato il ricordo. Passata, quasi, la storia.
