Alex's Pov
Era vero, stava veramente bene con i miei vestiti. La facevano sembrare mia, esattamente come avrei voluto che fosse. Avrei potuto chiamare Tania per comprarne di nuovi, ma se lo avessi fatto avrei perso l'enorme piacere nel vederla con addosso i miei vestiti.
Quella mattinata mi aveva fatto infuriare e non poco, ma capii che l'errore era stato mio, per quello che avevo detto, per ciò che mi era scappato. Eppure ciò che mi mandava su tutte le furie era la sua cocciutaggine. Non poteva tornare a casa sua, non ora. Se le fosse successo qualcosa non me lo sarei mai perdonato.
Quella mattina avevo chiamato George per chiedere se ci fossero novità sull'amica di Sara, e mentre stavamo parlando mi ha detto di aver rintracciato il numero di Amy, dandoci quindi una pista per poter seguire i posti in cui si è trovata.
Non appena mi feci dare l'indirizzo chiesi a Tania di fare scendere Sara perché sarebbe dovuta venire con me. Sapevo perfettamente che era una situazione rischiosa, ma sapevo anche che se non l'avessi avvertita sarebbe stata l'ultima cosa che avrei fatto, conoscendola mi avrebbe almeno tagliato la testa.
Ora ci trovavamo in auto, con io che ceravo di superare più macchine possibile per arrivare fuori città, dove le ricerche di George mi avevano condotto.
-"Scusa se continuo ad indossare i tuoi vestiti, ma se non torno a casa non posso prenderne di miei." Disse punzecchiandomi. Sorrisi.
-"Bel tentativo, ma non tornerai comunque a casa tua, per dei vestiti poi. Inoltre, non mi dispiace affatto vederteli indossare." Dissi guardandola con la coda dell'occhio. Arrossì.
Metterla in imbarazzo stava diventando il mio sport preferito, non mi sarei mai permessa di farlo di fronte ad altre persone, ma quando eravamo sole vederla arrossire era quanto di più soddisfacente potessi permettermi di fare.
-"Posso farti una domanda?" Le chiesi.
-"No. Non guiderò io solo perché ti sei stancata." Disse lei ironicamente.
-"Ti sembro una che ti farebbe guidare la sua auto?" Chiesi sorridendo.
-"Non mi sembravi neppure una che potesse prestarmi i suoi vestiti, e invece..." Disse indicando gli abiti che stava usando. Scossi la testa cerando di tornare sulla domanda principale.
-"Perché non hai paura quando accelero in auto? Di solito tutti mi dicono di rallentare, di rispettare i limiti e cose varie, ma a te sembra divertire." Chiesi, curiosa. Era vero, poteva sembrare stupido ma volevo veramente sapere la risposta a questa domanda.
La vidi sorridere.
-"Semplicemente sono abituata." Disse lei poggiando la testa sul sedile, il suo sguardo si era fatto improvvisamente nostalgico.
-"Che intendi dire?" Chiesi, non capendo la situazione.
-"Quando ero piccola mio padre amava la velocità. Ora è in pensione ma prima era un poliziotto, quindi quando mi portava nella sua auto faceva finta di inseguire dei cattivi, magari anche solo per non dirmi che voleva evitare il traffico." Disse. I suoi occhi brillavano. Intuii che c'era dell'altro.
-"Aveva spesso l'abitudine di correre, io rimanevo nei sedili posteriori mentre lui guidava insieme al suo compagno, Richard. Lo adoravo, era come uno zio per me." Disse con la voce leggermente più bassa.
-"Poi? Che è successo?" Chiesi, sperando di non sembrare troppo invadente.
-"Poi un giorno, mentre Richard guidava andarono contro un guard reil, lui perse la vita e mio padre rimase quasi paralizzato." Disse infine. Non potevo crederci.
-"M-Mi dispiace veramente tanto per quell'uomo, immagino che per tuo padre non deve essere stato facile." Dissi io, pensando a come sarebbe stato perdere uno dei miei amici. Il solo pensiero mi distruggeva.
-"La riabilitazione fu dura per lui, diceva che ogni movimento sarebbe stato per lui, per quell'amico che ora non aveva più. Poi nacque mio fratello e tutto sembrò andare meglio." Disse sorridendo.
-"Riccardo..." Dissi io, ricordando quel vivace bambino.
-"Già, decidemmo di chiamarlo con il nome italiano, ma comunque in suo onore." Disse stringendo i bordi della felpa che indossava, la mia felpa.
Nel primo periodo in cui io e Sara non ci vedemmo più pensavo spesso a Riccardo, la sua piccola risata, il modo che aveva di guardare sua sorella come se fosse la sua eroina, il modo che aveva di mostrarmi l'età sulle dita, il sorriso che aveva Sara quando rientrava a casa prendendolo in braccio. Mi chiedevo quanto fosse cresciuto, sperando di poterlo rivedere un giorno, sperando che non mi odiasse per essere sparita, almeno lui.
-"Allora...dove stiamo andando esattamente?" Chiese poi guardandosi intorno.
-"George ha localizzato il telefono di Amy in uno degli edifici nella zona periferica." Le dissi, ancora un po' scossa dall'argomento appena toccato.
-"Grazie per quello che stai facendo per Amy e anche per me Alex...non credo di avertelo detto abbastanza." Disse abbassando la testa. Io le feci capire con un gesto che non serviva ringraziarmi e iniziai a rallentare, pensando che fossimo vicine all'indirizzo che mi era stato fornito.
Il cielo stava iniziando ad oscurarsi, delle nuvole grigie fagocitavano gli unici spiragli di azzurro nel cielo. Sperai che non avesse piovuto troppo, altrimenti in caso di fuga la velocità dell'auto e la visibilità sarebbero state compromesse.
Quando pensai che fossimo arrivate fermai l'auto in un punto ben nascosto e poi scendemmo. L'edificio sembrava una vecchia fabbrica abbandonata, alcuni pezzi del tetto erano caduti e l'intonaco si stava sgretolando dalle pareti.
-"Dio... questo posto mette i brividi." Disse Sara avvicinandosi al mio fianco. Mi afferrò la mano e per un attimo dei brividi percorsero tutto il mio corpo, vidi rabbrividire anche lei. La sua pelle era costantemente calda, mi dispiaceva che le mie mani invece fossero gelide.
La porta principale della fabbrica era chiusa da un vecchio lucchetto arrugginito. Alcuni graffiti la ricoprivano, ma anche quelli sembravano scoloriti ormai.
Feci cenno a Sara che saremmo entrati di lato, percorremmo il perimetro della zona finché non trovammo una porta di metallo, anch'essa coperta di ruggine e scolorita dal tempo.
Dissi a Sara di stare indietro mentre aprivo la porta e controllavo che non ci fosse nessuno.
Quando entrai vidi diversi macchinari che probabilmente non entravano in funzione da decenni, lo capii dallo strato di polvere che li ricopriva e dall'ingente quantità di ragnatele. Quando alzai la testa vidi le nuvole grigie che filtravano da alcuni punti in cui il soffitto aveva ceduto.
-"Perché portarla in un posto del genere?" Chiese Sara sussurrando.
-"Non ne ho idea." Dissi io. Le uniche supposizioni che avevo in mente erano quelle a cui Sara stava sicuramente pensando ma che non voleva prendere in considerazione.
Continuavamo a muoverci tra macchine, rulli, polvere e pezzi di soffitto e pavimento ceduti. Non era sicuro stare lì e con la pioggia sarebbe divenuto ancora peggio. Decisi quindi di sbrigarci.
Quando arrivammo al centro della fabbrica ciò che vidimo ci fece restare a bocca aperta.
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How You Remind Me
Fiksyen RemajaSequel di "I Wanna Be Yours." Passati anni dall'ultimo incontro in quel parco. Passate storie. Passati amanti. Passato il ricordo. Passata, quasi, la storia.
