Capitolo 49.

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Alex's Pov

Lasciai Sara nel suo ufficio, dopo averle dato un bacio sulla fronte prima di uscire dalla porta con il sorriso più da ebete che avessi mai avuto. Mi chiedevo come potessi essere arrivata a quel punto, al punto di sentire la mancanza di qualcuno l'attimo dopo averlo lasciato, di sentire un vuoto al centro del petto quando ci salutavamo, man mano che una delle due si allontanava. Al contempo mi chiedevo se fosse possibile preoccuparsi così tanto per la vita di qualcuno, tanto da metterla di fronte ad ogni altra preoccupazione.

Notai il mio disagio solo una volta aver preso dal bar dell'azienda un espresso. Il liquido color tabacco scuro vibrava nel suo piccolo contenitore da asporto, lasciandomi presagire il peggio: stavo perdendo il controllo della situazione. Non ho mai pensato di essere una maniaca del controllo, solamente credo di preferire situazioni nelle quali posso aspettarmi un esito plausibile, mentre detesto quando ciò che mi si pone davanti è ignoto, un piccolo punto interrogativo che nella mia testa inizia ad ingigantirsi, finché non mi annebbia completamente la vista.

Dopo quel caffè stetti immediatamente peggio. Il mal di testa che cercavo di aggirare da quella mattina si risvegliò più forte di prima, premendo insistentemente sui miei lobi frontali, come fossero lobotomizzati nel più barbaro dei modi. Mi fiondai nell' ascensore, sperando di potermi sedere il prima possibile nella comoda poltrona del mio ufficio. La vista mi si era completamente offuscata e, a tratti, sentivo di sbandare come fossi ubriaca. Ricordo di aver sofferto di emicranie da quando ne ho memoria, ma di tanto in tanto mi lasciano in pace, risvegliandosi solo nei momenti di forte stress.

-"Quando devi dare sfogo ai tuoi ormoni dimmelo cortesemente, almeno so che devo prendere le redini dell'azienda in quel momento o quando devono arrivarti chiamate da persone sconosciute." Mi disse Tania con una voce che percepii lontana eppure tremendamente assordante.

-"Tania ti prego, puoi portarmi un'aspirina o qualsiasi cazzo di cosa possa fermare la mia testa dall'esplodere?" Chiesi, lasciandomi cadere su una delle sedie di fronte la sua scrivania.

-"Che diavolo è successo?" Sbraitò, aprendo la sua borsa in pelle.

-"Emicranie." Riposi solamente, portando la testa all'indietro, sentendola pesante.

-"Ancora ne soffri? Non ti eri fatta una visita neurologica o qualcosa del genere?" La sentii versare qualcosa di polveroso in un bicchiere di carta.

-"Sì, l'ho fatto, risultati mai ritirati. Chi ha mai il tempo per queste cose..." Sbuffai guardando l'acqua diventare biancastra, odorava di menta.

-"Una delle mille persone che lavorano per te, ad esempio." Rispose di rimando, alzando gli occhi al cielo. "Comunque la signorina Stacy mi sembra una gran gatta morta." Aggiunse quando ebbi finito di ingurgitare quel dentifricio liquido che si spacciava per medicina.

-"Chi?"

-"La dottoranda con la quale hai terminato un colloquio poco fa, mi fa piacere tu sia così preoccupata del tuo lavoro che non ti rendi neppure conto di quanto ci provino con te." La guardai perplessa, non capendo realmente a cosa potesse riferirsi.

-"Sara se n'è accorta?" Chiesi curiosa. Vidi gli angoli della bocca di Tania incurvarsi all'insù.

-"Quando smetterai di cercare qualcosa che sai già non esistere in quella ragazza?"

-"Non cerco nulla, semplicemente mi farebbe piacere capire se realmente le importa qualcosa." Dissi accartocciando il bicchiere prima di lanciarlo nel cestino.

-"Alex..." iniziò, mettendosi di fronte a me con le mani incrociate. Alzai un sopracciglio, non capendo cosa volesse con quel tono di voce. "Seriamente pensi che la gelosia sia l'unico modo per capire se una persona tiene a te? Seriamente ti chiedi se le importa qualcosa? Mi chiedo se oltre la visita al cervello tu non debba fare anche una visita oculistica, perché il modo in cui ti guarda è evidente a chiunque."

How You Remind MeLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora