Capitolo 7.

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Alex's Pov

Andata. Era sparita di fronte i miei occhi. Un flashback del nostro primo bacio mi venne in mente. Quando dopo esserci guardate mi guardò per qualche istante e poi scappò via da quell'aula, da me. 

Lo aveva fatto ancora, ma questa volta non ce l'avevo con lei, non mi chiedevo il motivo di quel comportamento, sapevo benissimo che il motivo ero io, che la colpa era mia. Cosa avevo in mente? Perché stavo facendo tutto questo? Non potevo cascarci, non di nuovo. Se fosse successo avrebbe voluto dire far soffrire lei, far soffrire i nostri amici e me, che personalmente avrei mollato tutto se fosse accaduto ancora. Mi sarei dimenticata dell'azienda, del mio sostentamento, della mia intera esistenza. 

Sospirai, cercando di pensare sul da farsi. Scesi di nuovo nel mio ufficio e lo trovai vuoto. Poggiai i pugni sulla scrivania, lasciando che i miei capelli ricadessero in avanti. I miei pensieri si focalizzavano tutti su di lei, su cosa avrei potuto fare, su cosa avrei fatto. Sentii una mano poggiarsi sulla mia spalla destra. 

-"Alex...sono diversi giorni che ti vedo strana, ti prego dimmi che succede." Era Tania, il suo tono rassicurante mi fece pensare che lei non sapeva nulla su chi fosse Sara e su cosa significava lei per me. Mi sentii un nodo in gola, come avrei potuto spiegarle che le avevo nascosto una cosa così grande per tutto quel tempo? 

-"Tania...devo parlarvi, con te e con Chris." Dissi dopo aver riflettuto a lungo su quel che avrei dovuto fare. 

-"Riguarda Sara, vero? L'ho vista correre via prendendo un taxi poco dopo aver parlato con te." Disse lei, comprendendo esattamente chi riguardasse la nostra conversazione. 

Non ero stupita che avesse capito, era perspicace, spesso riconosceva prima di me i miei stessi pensieri. Non risposi, mi limitai ad abbracciarla. Era una delle poche persone con le quali non trovavo difficoltà ad esprimere affetto, non ero il tipo di persona che amava esternare le proprie emozioni, ma con lei mi riusciva meno forzato che con gli altri. 

Quella sera, dopo che tutti se ne fossero andati, verso le sette me ne tornai a casa. Spesso avevo pensato che quel posto fosse troppo grande per me, non ero mai stata abituata a quel tipo di ambienti, eppure era stato disegnato esattamente come lo desideravo e ciò mi portava ad amarlo. Lo vedevo come una fortezza, come uno dei pochi posti sicuri che vi erano.

Una volta arrivata a casa sospirai iniziandomi a spogliare, spesso tenevo la temperatura alta in modo tale che lì dentro potessi girovagare con vestiti leggeri, o meglio, senza. 

Mi spogliai man mano che mi avvicinavo alla mia stanza, per poi entrare in doccia e cercare di togliere tutto lo stress che avevo accumulato nel corso della giornata. 

Quando tornai in camera mi vestii con dei semplici pantaloncini da calcio blu e una felpa grigia. 

Suonarono al campanello, dovevano essere i miei amici. Era arrivato il momento della verità. 

Sara's Pov

Correre. Correre era ciò di cui avevo bisogno. Dovevo camminare, schiarirmi le idee, pensare a quel che che fosse appena successo. Perché ci stavo ricascando? Che avevo fatto di male per avere di nuovo il cuore spezzato? 

Tentai di chiamare Amy per chiederle se potesse venire a prendermi, ma non rispondeva, così chiamai un taxi che mi raggiunse fuori l'azienda e non appena arrivai a casa corsi il più velocemente possibile le scale per poi arrivare sul pianerottolo di casa mia. Avevo la testa che scoppiava, il fiatone e sudavo freddo. 

Aprii la porta e ciò che ritrovai  mi fece mancare il fiato. 

L'appartamento era completamente messo a soqquadro, il vaso di vetro con le margherite che aveva comprato Amy dopo il mio primo giorno di lavoro era caduto, versando l'acqua al suo interno sul pavimento, insieme alla composizione floreale. Vetri rotti per terra insieme a piatti di ceramica, anch'essi in condizioni pietose, cassetti aperti e sul divano un cuscino era stato aperto, riversando le sue piume sul sofà e sul tappeto al di sotto di esso. Sul muro si espandeva una grande macchia giallastra, mi avvicinai e capii che era alcol. 

Corsi immediatamente in camera di Amy per vedere se fosse in casa ma in quella stanza era come se il tempo si fosse fermato. Tutto era al suo posto, i suoi vestiti, i suoi  trucchi, i suoi innumerevoli cuscini sul letto erano solo leggermente spostati, ma nulla in confronto al disastro nel resto della casa.

Gli occhi mi pizzicavano, annebbiati dalle lacrime. Mi stavo preoccupando. Mi sedetti sul mio letto, l'unico posto che ritenevo sicuro, il resto della casa mi faceva quasi ribrezzo pensando che uno sconosciuto potesse aver rubato in casa mia. Tentai di ripulire casa come meglio potevo, ma non mi sentivo al sicuro lì. La macchia di alcol sul muro rimase, ma in compenso tolsi ogni resto del cuscino fatto a brandelli insieme ai vetri sparsi in giro per casa.

-"Finalmente, anche l'ultimo vetro è andat-CAZZO!" Mi interruppi tagliandomi il palmo della mano con il vetro di un bicchiere da birra. Ricordo quando li avevamo comprati io ed Amy, volevamo creare un piccolo angolo bar ella nostra casa e quei bicchieri ci sembravano adatti per la birra. Amy...mi chiedevo dove fosse la mia migliore amica. 

Mi sentivo tremendamente sola lì. La mia amica non rispondeva e non avrei potuto chiamare i miei genitori, conoscendoli mi avrebbero fatto tornare a casa all'istante.

 Dopo essermi fasciata la mano passai il resto della serata a controllare che non avessero rubato nulla, ed effettivamente ogni cosa era al suo posto, i risparmi, i gioielli, i computer e ogni altra cosa potesse essere stata di valore.

 Mi chiesi quindi cosa fosse potuto succedere, capitava spesso che quando Amy si arrabbiava sbatteva in giro degli oggetti, ma non pensavo minimamente che avesse potuto combinare quel disastro. 

Inviai un ultimo messaggio alla mia migliore amica prima di addormentarmi, chiedendole di tornare il prima possibile. 

La mattina dopo fui svegliata dal solito rumore meccanico della sveglia. La prima cosa che feci fu correre in camera di Amy, ma era esattamente come l'avevo vista la sera prima. Corsi poi in cucina, ma anch'essa si trovava nelle stesse condizioni in cui l'avevo lasciata dopo averla pulita. 

Cosa stava combinando con Max? Perché continuava  a non rispondere alle mie chiamate?

Dopo essermi vestita corsi nel primo taxi per dirigermi a lavoro. La mia macchina la possedeva ancora Amy e io mi ritrovavo a piedi tutte le mattine. Sarei voluta andare dalla polizia, ma per denunciare cosa? Un furto che non c'è stato? Un'amica troppo occupata col suo ragazzo? E poi non sarei potuta mancare a lavoro dato che il giorno prima ero già uscita in anticipo dopo quel che era successo.

Quando arrivai in ufficio salutai come al solito Mary e mi fermai quando notai Tania di fronte il mio ufficio con un caffè in mano. 

-"Buongiorno, grazie del caffè, sei la mia salvatrice!" Le dissi prima di lasciarle un bacio sulla guancia e sedermi dietro la scrivania. 

-"Di nulla tesoro." Mi rispose. Il suo tono era stranamente felice, persino il suo sorriso e il modo in cui mi guardava erano risultati strani. Decisa sul fatto che avrei dovuto farmi meno paranoie la salutai e mi misi a lavoro. 

Passarono diverse ore nelle quali non riuscivo a concentrarmi. Continuavo a pensare alla mia migliore amica. Cercavo di trovare un filo conduttore che avesse potuto ricondurre lei all'alcol, la rabbia, i vetri rotti e a tanta violenza. Poi capii, non era lei che dovevo collegare a tutta quella faccenda, ma piuttosto qualcuno vicino a lei, Max.

Come colpita da un fulmine la mia mente ricondusse tutto a lui. Spensi il computer e mi diressi verso l'ascensore dell'edificio. Ultimo piano, una targhetta, Tania sbigottita, aprii la porta e sputai fuori l'unica cosa che mi fosse venuta in mente. 

-"Alex, ho bisogno di te."

Buongiorno a tutti cari lettori, come state? Avete finito la scuola? Spero sia andato bene questo anno scolastico per voi. 

Cosa ne pensate del capitolo? E cosa pensate sia successo nell'appartamento? Amy andrà a "Chi L'ha Visto"? E soprattutto, cosa stracazzo c'entra Alex in tutto questo? 

Rimanete sintonizzati e, forse, ogni domanda avrà una risposta (manco fosse il TG).






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