Sara's Pov
Era strana quella sensazione, con lei mi sentivo leggera, e non solo perché mi aveva portata su una spalla per sei piani senza la minima fatica. Era come se fossimo tornate a otto anni prima, era come se nessuna delle due fosse cresciuta. Da parte sua vedevo gran preoccupazione per quel che era successo ad Amy e io cercavo il modo di potermi fidare di lei.
Persino quando mi sfiorava non potevo fare a meno di tremare, combattuta tra due emisferi della mia mente. Uno diceva di buttarmi e l'altro invece continuava a perseguitarmi di ricordi su ciò che aveva fatto e su come avessi passato quegli otto anni a causa sua.
In questo momento siamo nella sua macchina, dirette verso casa sua. Non capisco perché insisteva tanto nel volermi portare lì, ma so anche che per quanto io possa insistere troverà il modo per fare ciò che vuole, ovvero fare in modo che non sparisca neppure io. Eppure non capivo perché tanta premura.
La osservavo mentre guidava, aveva un'espressione decisa, dura, fiera. Gli occhi fissi sulla strada, i piedi si muovevano quasi meccanicamente sui pedali e le mani erano fisse sul volante, solo la mano destra di tanto in tanto si spostava per cambiare marcia.
Aveva la mascella serrata, potevo vedere il rilievo di essa sul suo viso e sapevo cosa volesse dire, era nervosa. Eppure non trapelava nulla, dalla sua voce, dal suo volto, dai suoi comportamenti. Sapevo solo riconoscere quel suo solito vizio di forzare la mascella quando era troppo stressata.
Mi dispiaceva che stesse così a causa mia, che fossi un peso o un pensiero in più, ma non volevo che badasse a me, che sorvegliasse su di me come una sorta di angelo custode.
Eppure, il mio angelo custode, ora era alla guida e sembrava quanto di più sexy avessi mai visto. Si era cambiata perché le avevo sporcato la camicia di mascara e, sorprendentemente, aveva un cambio nel bagagliaio. Erano dei vestiti molto semplici, mi ricordavano il modo in cui si vestiva al liceo. Ora indossava dei jeans azzurri leggermente sbiaditi e una felpa blu con cucito sopra un piccolo logo Nike bianco, al centro. Anche le scarpe aveva cambiato, indossando più comodamente delle semplici Nike bianche.
Nonostante prima fossi abituata a vederla vestita in quel modo, dopo diversi giorni in tenuta da lavoro vederla così era insolito. Eppure stava benissimo, la faceva risultare un tantino più giovane anche se rimaneva comunque una donna stupenda. Mi ricordai poi della felpa che mi prestò otto anni prima e con la quale, di tanto i tanto, dormivo ancora.
-"Quando hai finito di consumarmi con lo sguardo, siamo arrivate." Mi disse sorridendo, perfetto, sempre meno imbarazzante.
-"S-Si, scusa, ero svrappensiero." Dissi, prima di scendere anche io dall'auto. Impiegammo un po' per arrivare lì, perché notai che si era fatto pomeriggio. Quando scendemmo dall'auto mi ritrovai di fronte ad un enorme grattacielo di vetro. Poi notai Alex farmi cenno di seguirla e così entrammo. La hall del palazzo era enorme, con molti specchi, divanetti color rosso accesso e alcune colonne di marmo.
-"Buonasera signorina Jackson." Disse il portiere non appena entrammo. Era un uomo molto alto e magro, la faccia scavata dalle rughe con alcuni capelli grigi che uscivano dal cappello che faceva parte della sua divisa.
-"Quante volte ti ho detto di chiamarmi Alex, Calvin?" Disse Alex sorridendogli. Era così pacata, non mi aspettavo che si facesse chiamare così da molte persone, il suo ruolo nell'azienda aveva condizionato molti dei miei pensieri su di lei.
-"Molte signorina, moltissime. Chi è la sua graziosa amica?" Chiese poi l'uomo, riferendosi a me.
-"Calvin lei è Sara, una mia..." Si bloccò, poi dopo aver sospirato mi guardò con gli occhi leggermente tristi, non sapendo cosa dire.
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How You Remind Me
JugendliteraturSequel di "I Wanna Be Yours." Passati anni dall'ultimo incontro in quel parco. Passate storie. Passati amanti. Passato il ricordo. Passata, quasi, la storia.
