48. CODARDA SINO IN FONDO

53 4 0
                                    

MELISSA

Aprii la striscia e spalcai gli occhi, incredula. Una serie di fotografie, una sotto l'altra, simili a quelle che avevo io, mostrava due volti fanciulleschi: il mio e quello del ragazzo che avevo di fronte.
Lui che mi baciava la guancia, io che gli facevo una linguaccia, altre in cui facevamo smorfie divertenti. Sembravamo molto felici e... intimi.

Non potevo credere a ciò che stavo osservando. Sapere che lo avevo davvero conosciuto mi fece andare nel panico. Perché lo avevo completamente rimosso dalla mente?
Mi sentivo scossa, spaventata, confusa, destabilizzata e incredibilmente spiazzata. Avevo l'impressione di navigare dentro acque insidiose, senza mai riuscire a raggiungere una meta sicura.

Mi soffermai a contemplare i lineamenti di Marcus, non molto diversi da quelli che aveva adesso, e pensai a come mi ero sentita quando i miei occhi avevano incrociato i suoi per la prima volta, l'attrazione irresistibile e il desiderio travolgente che mi avevano resa prigioniera, a come il suo nome si era insinuato ad un tratto nella mia testa, al blu dei suoi occhi tanto familiari e che avevano la capacità di trasportarmi in un abisso infinito di calma assoluta, a come mi ero sentita tutte le volte che mi aveva toccata o al modo in cui il mio corpo aveva reagito in sua presenza e alla sensazione di averlo già incontrato da qualche parte e ad un tratto tutte le certezze che avevo avuto sino a poco tempo fa, cominciarono a sgretolarsi come una parete di gesso.

<<So che al momento non lo ricordi.>> Disse ad un tratto Marcus, spezzando il silenzio che si era venuto a creare. <<Ma io ho sempre fatto parte della tua vita, come tu lo sei stata per me.>> Lo sentii sospirare, mentre continuavo a tenere gli occhi su quei volti. Il mio era ancora acerbo, potevo avere circa tredici o quattordici anni. Era il periodo in cui mi trovavo a Firenze.
<<E so che prima, quando ti ho rivelato il mio nome, hai avvertito qualcosa o visto qualcosa, altrimenti non avresti reagito come hai fatto.>> Proseguì, mentre io, improvvisamente interessata alle sue parole, riuscii finalmente a staccare gli occhi da quel pezzo di carta fotografica per posarli su di lui. Mi stava osservando con un'espressione affranta e notai appena, nei suoi occhi tristi, marcati da un leggero cipiglio, una luce di speranza.
Si, era vero, avevo visto qualcosa, ma non ero stata in grado di capire se fosse un sogno, un ricordo o pura fantasia.

<<Voglio davvero aiutarti a ricordare, ma solo nel caso in cui tu me lo permetterai.>>

Ero confusa, non capivo in che modo avrebbe potuto farlo. <<Come?>> Chiesi in un sussurro, dando voce ai miei dubbi.

<<Devi solo permettermi di entrare nella tua mente, così posso mostrarti tutti i ricordi che ho di noi.>>

Aggrotai la fronte. <<Entrare nella mia mente? Che significa?>>

L'angolo della sua bocca si sollevò in un mezzo sorriso incerto e tremendamente sexy. <<Tranquilla, niente di doloroso, promesso.>> Tentò di scherzate, poi si passò una mano tra i capelli, senza mai distogliere i suoi occhi dai miei. Sembrava nervoso. <<Devi solo fidarti di me e fare ciò che ti dico, Ok?>>

Sentivo di potermi fidare di lui, ma non ero più del tutto sicura di voler conoscere la verità.

Avevo paura e anche molta.

Paura di scoprire che tutta la mia vita fosse stata solo una grossa bugia, paura di scoprire che in qualche modo i miei genitori mi avessero tenuto allo scuro di qualcosa di importante accaduto nella mia vita o che lui avrebbe riaperto vecchie ferite dimenticate o spezzato semplicemente il cuore.

<<È già successo in passato.>>
Aggrottai la fronte non capendo il senso delle sue parole. <<Questo intendo, doverti ricordare chi sei realmente e cosa c'è sempre stato tra di noi.>>

Prescelta - Il Risveglio (In stesura)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora