51. SOPRAVVIVENZA

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MELISSA

Me ne stavo distesa su un letto con lo sguardo perso nel vuoto e la mente annebbiata. Il tempo era diventato per me irrilevante. Forse erano trascorse delle ore, giorni o persino settimane, non m'importava... niente aveva più importanza ormai.

Ogni battito di ciglia, ogni mio respiro scandivano quelli lievi del mio cuore, trafitto da un milione di frecce avvelenate, rifiutandomi di concedere alla mente di elabora una sola parola, un solo pensiero o un insignificante ricordo.
Attendevo... attendevo e basta.

Speravo che qualcuno mi portasse via in un luogo che avrebbe cancellato la mia sofferenza e dove il dolore non esisteva, ma questo non avveniva mai. Di tanto in tanto sprofondavo nel buio più assoluto, completamente incosciente e ignara di tutto. Ed erano i momenti che preferivo, una tregua alla mia sofferenza.

<<Ehi.>> Una voce pacata e gentile, un bisbiglio appena udibile, spezzò il silenzio in cui ero avvolta. <<Mel.>>

C'era qualcosa in quella voce che riusciva a scuotere la mia anima, come se avesse la capacità di guarire ogni ferita, ma mi rifiutavo di ascoltarla come avrei dovuto. Se mi fossi lasciata coinvolgere sarei dovuta ritornata alla coscienza di un esistenza di menzogne e dolore.

<<Ti prego Mel, parlami... dì qualcosa, qualsiasi cosa.>>

Una sagoma sfocata mi si piazzò vicino al viso, ma io continuavo a tenere lo sguardo fisso davanti a me, su una cassettiera bianca.

<<Non posso aiutarti se continui a tenerti tutto dentro... Ascolta...>>

Un tocco caldo sulla mia mano mi sorprese, provocandomi un brivido su tutto il corpo. Una nuova emozione, sconosciuta e potente mi esplose nel petto e tentai di trattenerla, perché se le avessi concesso di impadronirsi di me solo per un momento, avrei risvegliato tutto ciò che stavo tentando di reprimere.

<<Io lo so che puoi superare tutto questo. Lo hai sempre fatto. Ti prego Mel... Non mangi, nè parli da giorni, non puoi continuare in questo modo. Ti supplico, non ti arrendere.>>

Perché non mi lasciava in pace? Perché non capiva il mio estrema bisogno di ecclissare ogni cosa?
La mia vita era stata tutta una grossa bugia e di me adesso non rimaneva più niente. Non sapevo nemmeno più chi fossi. Desideravo solo dimenticare tutto.

<<Posso ridarti ciò che tua madre ti ha tolto, posso fare in modo che tu possa ricordare.>>

Il pensiero di lei e di ciò che mi aveva fatto, di tutte le menzogne di cui mi aveva riempito la mia famiglia, fecero risalire a galla il dolore e fu come se il cuore mi si fosse squarciato di nuovo nel petto.

I miei occhi si fecero sfocati e qualcosa di umido e tiepido mi solleticò le guancie, mentre mi sfuggiva dalla gola un rantolo disperato. Sentii un peso sul viso e qualcosa mi sfiorò la guancia cancellando dalla pelle la sensazione di bagnato. Per un breve attimo la stretta al petto sembrò allentarsi, ma al pensiero che la mia vita non sarebbe stata mai più la stessa, la sentii contrarsi dolorosamente, lasciandomi senza respiro.

Chiusi gli occhi e strinsi la stoffa che avevo sotto le mani. La strinsi finché non riuscii a combattere l'istinto di abbandonarmi a quel tocco.

<<Guardami Mel.>>

La disperazione in quella voce profonda e sensuale allo stesso tempo, mi spingeva ad assecondare la richiesta, ma una parte dentro di me, quella ferita, delusa, amareggiata, voleva solo fuggire il più lontano pissibile, dove non sarebbe stata più costretta ad ascoltarla.

<<Dannazione!>>
I miei occhi percepirono un movimento e l'ombra che avevo davanti sembrò allungarsi.

<<Mi dispiace ma non andrò via questa volta e non resterò a guardare mentre ti lasci morire.>>

Prescelta - Il Risveglio (In stesura)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora