9. LA HONOR LAKE HIGH SCHOOL

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MELISSA

<<Pronta per il gran giorno?>> Chiese Kate, mentre rimetteva in ordine il tavolo eliminando tutto ciò che ormai non serviva più per la colazione.

Storsi il naso.

Il giorno tanto temuto era arrivato troppo in fretta.

In bagno non avevo fatto altro che fissare il mio riflesso allo specchio, cercando di trovare una soluzione agli occhi gonfi e alle due brutte occhiaie scure che mi erano spuntate dopo aver passato un'ennesima notte insonne, senza ricavarne un granché. Avevo rimuginato per cercare di capire da dove provenissero le allucinazioni che mi stavano facendo impazzire.

La sera prima, infatti, dopo aver ritrovato il coraggio di riguardare le fotografie, avevo continuato a vedere quel ragazzo e mi stavo davvero convincendo di avere una sorta di anomalia al cervello.

Cosa ancora più strana era il fatto di aver trovato tra gli oggetti e souvenir un braccialetto che non avevo mai visto: era semplice, realizzato con tre fili di corda intrecciati tra loro, ma mi accorsi che ne mancava uno. Sembrava che qualcuno lo avesse strappato via. Ogni filo rimasto era di un colore diverso: azzurro, verde e rosso.

Non avevo idea di chi lo avesse potuto mettere lì dentro, nessuno dei miei genitori avrebbe osato frugare tra le mie cose, soprattutto dentro quella scatola che era per me come una sorta di diario segreto e che tenevo sempre nascosta. Avevo riflettuto per un bel po' di tempo, combattuta tra nel tenermi la cosa per me o informare Kate, alla fine avevo deciso che al momento la cosa migliore da fare era quella di non dire nulla. Non ero pronta ad affrontare la questione, realtà o finzione che fosse.

Adesso, mi ritrovavo seduta dietro il tavolo della cucina a sorseggiare, da una tazza color verde marcio, il latte caldo, con le palpebre chiuse.

<<Non me lo ricordare!>> Bofonchiai.

Conoscere gente nuova, professori nuovi e apprendere un nuovo metodo di studio, per me, non era una grande prospettiva.

Sulla scuola americana e in particolare sulla Honor Lake avevo fatto una lunga ricerca, scoprendo che era molto diversa a quella a cui ero abituata.
Prima di tutto il liceo era costituito da quattro livelli, uno per ogni anno.
Si partiva dal nono, come proseguimento delle medie ed equivaleva al primo anno, dove gli studenti venivano chiamati "Freshmen", poi c'erano quelli del decimo "Sophomores", dell'undicesimo "Juniors" e del dodicesimo "Seniors". Io appartenevo a questo.

Lo aveva stabilito il Preside dopo aver esaminato il mio curriculum scolastico, accertato la mia età e valutato l'esito del test sostenuto via internet.

L'anno scolastico era diviso in due semestri, formati a loro volta da due trimestri e le lezioni duravano dal lunedì al venerdì, per sei ore al giorno, mantenendo lo stesso orario tutti i giorni.

Lo ritenni di una noia mortale.

Ogni giorno si sarebbe ripetuto all'infinito, prolungando la mia agonia.

L'unica cosa fantastica era il fatto di non dover frequentare la scuola anche il sabato. In Italia, per alcune scuole, come quella che frequentavo a Catania, era considerato un qualsiasi giorno della settimana.

Le materie, invece, erano suddivise in obbligatorie e facoltative. Tra queste avevo scelto tutte quelle che si potessero avvicinare il più possibile al liceo classico che frequentavo.

Come ogni scuola americana, anche la scuola di Honor Lake, vantava della sua squadra sportiva, Basket per l'esattezza e del suo team di cheerleaders.

Nel sito internet della scuola risultavano essere delle squadre eccellenti in quanto si erano aggiudicate per ben quattro anni di seguito il primato delle vittorie in tutto il Maine.

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