Capitolo 5 (I). Tenerezze e addii

422 52 383
                                        

Maria urlò dalla cucina: «Ili'! Va' nchiude' r'animali! »

Ilaria si alzò di scatto, urlò: «mo' vade! », e poi corse verso la scaletta. Marco si alzò e cominciò a seguirla, ma ella gli disse, prima di scomparire: «no, te bagni, facce subbeto.»

Marco ebbe l'istinto di disobbedire, ma sentì i suoi zoccoli nella cameretta sotto di sé e, pensando che si stesse cambiando, lì rimase; poco dopo sentì altri passi giù per le scale e poi rimase solo il rumore della pioggia sul tetto.

Ebbe freddo; aprì altre scatole e in una trovò maglioni del padre, ben piegati. Ne prese uno; era largo, ma pulito, morbido, fatto a mano e con una scia di dopobarba; lo vide come da bambino, a torso nudo con sapone e rasoio all'aperto, con lo specchio appeso a un ramo; lo indossò, si appoggiò alla colonna e disse: «io c'ero, però, papà.»

Ilaria era andata in effetti a cambiarsi, ma appena aveva aperto il comò aveva visto una camicetta piegata male; le venne il batticuore, prese un bel respiro e aprì anche il primo cassetto e notò subito il reggiseno appallottolato.

Sorrise ripensando al suo rossore; si tolse il vestito e si guardò allo specchio: i suoi seni tendevano verso l'esterno con una forma a pera panciuta; indossò il reggiseno che diede loro una forma più rotonda e ravvicinati; nei mesi precedenti Maria aveva insistito perché lo portasse, ma ella finora sentiva solo il prurito dell'elastico e se l'era sempre tolto; ma quella volta si vide con un occhio diverso, di ammirazione; immaginò la disapprovazione del padre e del Cielo, immediatamente si sentì in colpa, si voltò verso il rosario e disse: «Maronna, nun e' peccato se mi lasse sulo garda'?»

Stette in silenzio aspettando una risposta che le sembrò di ricevere; sorrise, «grazie assai! », mandò un bacio alla croce, in fretta si vestì e corse fuori.

***

Marco rimase un altro quarto d'ora in soffitta a sfogliare lettere ma, anche col maglione, sentì freddo; la pioggia era cessata, ma si era alzato il vento.

Scese in cucina, ma era vuota, nel camino c'era ancora della brace; si scaldò le mani e uscì.

Provò nella stalla e lì trovò Ilaria a fianco alla mucca, «sei ancora qui?»

«Mo' finisco, nun te allorda'.»

Marco rimase a guardarla dalla porta; le sue mani si muovevano senza esitazione e dai capezzoli della vacca scendevano due fili bianchi che cadevano nel secchio già mezzo pieno con un rumore di schiuma; «sei brava.»

«Nun e' difficile.»

«Per te.»

La mucca soffiò, alzò e abbassò uno zoccolo, guardò Marco fissa.

«Sta bona, Rosi'», Ilaria la carezzò sul fianco.

La mucca girò il capo e ritornò a ruminare tranquilla.

Ilaria riprese a mungere; «ve' cca, carezzella, fatte cunosce.»

Marco si avvicinò cercando di non pestare la paglia sporca; «ciao Rosina, come sei calda», le diede una carezza; stare vicino a lei era come star vicino a una stufetta; si sbottonò la giacca; anche Ilaria si era sbottonata la camicia e, dall'alto, le vide indosso il reggiseno; si vide scoperto e fece un passo indietro: «scusa.»

Ilaria alzò lo sguardo e lo vide rosso; «ca c'e' mo'?»,

«Ho curiosato tra le tue cose», Marco guardò verso la mucca, «non so neppure io perché.»

Ilaria gli sorrise: «perche' tu non r'agge mai viste», e continuò a mungere.

«Dal vivo no», Marco dall'alto guardava il solco reso più evidente nella scollatura; «ma forse è sbagliato, sei mia sorella, vado. . . », si girò.

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora