La soprano aveva ricominciato a cantare; Anna si affacciò in sala, tutti gli invitati si erano riuniti intorno al pianoforte.
«Je te garde dans mon âme... »
Chiuse la porta, la voce arrivò ovattata e tirò un sospiro di sollievo: «mio papà è già scappato, non la sopporta; a te piace?»
«Insomma, sono stonato», Marco guardò l'orologio.
«Un altro punto in comune!», Anna gli stampò un bacio veloce, «mia mamma invece l'adora; mi ha fatto prendere due anni di lezioni con l'unico risultato di rompere i timpani a tutti.»
«In famiglia è solo Ilaria che canta», Marco fece un passo verso l'uscita, «a proposito, scusa ma. . . »
«Sta' qui», Anna lo trattenne, «di cosa hai paura?»
«Non sono tranquillo: mi ha detto che mi vuole liberare.»
«E come?», Anna rise, «facendo la baby sitter a un orfano depresso ubriaco?», gli diede un bacio più lungo: «stai migliorando.»
«Non ho mai fatto pratica.»
«Comme un trésor! »
L'acuto finale della soprano fu seguito da un applauso.
«Era piccola e te la conservavi proprio come un tesoro», Anna gli carezzò la guancia.
«Non solo per quello», Marco le prese la mano e chinò il capo, «è che sotto sotto sapevo che fosse sbagliato.»
«O non pensavi di trovare qualcuna che lo capisse?»; Anna gli sollevò il mento.
«Non la cercavo neppure; mi attirava troppo.»
«E ti attira ancora», Anna gli sorrise, «non c'è bisogno che tu lo dica.»
Sentirono una porta chiudersi e dei passi.
«Ciao Franco, i miei sono in salottino?»
«Sì, signorina, sa che suo padre. . . », Franco aveva in mano un vassoio vuoto.
«Sì, certo», Anna si fece a lato, «ti presento Marco, questo è Franco: è con noi da una vita, mi ha vista nascere.»
«Piacere, è proprio un bravo ragazzo», Franco fece un mezzo inchino; aveva un marcato accento sardo, «con permesso, vado a preparare la stanza per Andrea.»
«Sì, ma poi vai a dormire; Walter si arrangia», Anna prese la mano a Marco e andò verso l'interno, «dai, vieni.»
«Aspetta», Marco la trattenne, «Franco ha detto che sono un bravo ragazzo, tuo papà prima era gentile, ma perché?»
«Ti stupisci?»; Anna mise la mano sotto al mento, «ah, giusto, pensavi che amare la sorella fosse imperdonabile.»
Il pianoforte attaccò un'altra aria.
«Ce l'ho davvero scritto in fronte?»
Anna lo guardò fisso; «cosa? Che sei puro? Sì.»
«Sei così convinta che quasi ci credo anch'io», Marco si avvicinò.
«A piccole dosi, cavaliere», Anna si fece baciare, ma poi si girò subito; «ora vieni.»
Percorsero l'intero corridoio e arrivarono a un atrio circolare; da questo si vedeva una stanza adibita a guardaroba con giacche e grucce appese. Passato questo c'erano due porte e Anna bussò a una.
«Sono io, mamma.»
***
Ilaria aprì il rubinetto e tenne la gomma sulla testa di Andrea che si volle scansare: «è fredda!»
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Dolore e Perdono (Parti I - IV)
RomantikUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...
