Anna chiuse la porta del salottino; la cantante stava finendo la sua aria con l'acuto finale.
Marco sorrise e si mise un dito nell'orecchio, «non invidio chi se la sposa.» Anna gli fece l'occhiolino, «guarda che anche se non canto so urlare bene.»
«Mi devo preoccupare?»
Anna sospirò, fece una faccia sconsolata e cominciò a fare le scale.
«Stavi scherzando? Sii chiara, per me le cose sono bianche o nere.»
«Ah sì?»
«Certo sono ingegnere.»
«Non farmi ridere», Anna si voltò ridendo, erano arrivati al piano di sopra, lo guardò negli occhi, «eppure mi sembri sguazzare in una situazione molto grigia.»
«Ti riferisci a me e Ilaria?»
«Amare la sorella mi pare molto grigio come sentimento, o no?», Anna storse la bocca, dal basso si sentiva ancora il pianoforte, da una finestra aperta in corridoio si sentiva la musica da discoteca proveniente dalla piscina, «non vedi l'ora di ritornare da lei.»
«Te l'ho detto, ho una brutta sensazione per Andrea», Marco scosse il capo, «anche con te, a dire il vero.»
«In che senso?»
«Chi è Luca?»
«Come. . . », Anna fece un passo indietro.
«Andrea, poco fa, l'ha nominato, magari era solo ubriaco non so, ma sembrava sincero.»
«Lo era», Anna chinò il capo, ebbe un singhiozzo.
«Scusa», Marco sospirò, «non è che voglia subito parlare dei tuoi ex, Anna, ma è solo per. . . »
«Non è un ex!», Anna lo abbracciò.
«In che senso?»
«Stringimi, ho tanta paura!», Anna lo teneva stretto alla vita, era due scalini sopra di lui e gli nascose il viso sulla spalla.
Marco sentì il suo profumo di pesca, «ma perché? Lo ami ancora?»
«Sì, tanto! Non fuggire, però! Voglio provarci davvero con te!»
«Perché dovrei?», a Marco venne da sorridere, le diede qualche pacca sulla spalla, «tu non sei fuggita per me, cosa ci sarà di peggio nell'amare una sorella?»
«Amare un morto!»
«Morto. . . », Marco rimase con la mano ferma sulla schiena di Anna, sentì lo scialle di Ilaria, traforato.
«Stammi vicino!»
Marco la allontanò, «ma quando è morto?»
«Marco, ti ho chiesto di starmi vicino. . . », il viso di Anna era rigato da lacrime, gli tenne la mano, provò a sorridere, «non ti voglio obbligare, però.»
«No, certo», Marco si tenne la fronte, «capirai che è strano, sono confuso.»
«Non te lo volevo nascondere, ma meglio così», gli prese la mano, «vieni.»
Il corridoio arrivava a uno slargo da dove si affacciavano tre porte, alla parete stava una console con un grande specchio.
«È grande; c'è da perdersi.»
«Ti abituerai», Anna lo tirò verso la porta a sinistra della consolle, aprì, «questa è camera mia.»
Marco si trovò in una cabina di una nave; tutto era in tema marinaresco, dalla carta da parati azzurra e bianca, allo specchio circolare a forma di timone, al letto che, in basso, aveva dei cassetti con pomelli d'ottone, alle mensole su cui stavano ninnoli e modellini di nave; «curioso qui», si guardò intorno, andò verso la scrivania sulla quale stavano ordinati vari libri, di cui uno aperto, «si vede che studi», accanto a loro c'era un portafoto con due immagini: una donna anziana e Anna con indosso un abito bianco da cerimonia. Lo prese.
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Dolore e Perdono (Parti I - IV)
RomanceUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...
