I fratelli erano lontani, ma il tempo passò in fretta in quei primi mesi del 1992; Marco, oltre all'università, prese la patente e Ilaria, come suo solito, aiutava in casa; c'erano poi le lettere a tener loro compagnia.
Ilaria completò lo sviluppo: alla vigilia dei quattordici anni perse ogni tratto infantile nel viso e il suo corpo divenne a clessidra, simile a sua madre.
Ormai attirava attenzioni non solo dai compagni di classe, ma anche da ragazzi più grandi; ma ella tirava dritto, persino con i belli; non solo, ma con l'arrivo della primavera, mentre le sue amiche si scoprivano, ella, con il suo sapere di sarta, allargò camicie e allungò gonne; il reggiseno, che fino a quel momento aveva snobbato, divenne un aiuto per cercare di contenere un petto generoso.
Tale comportamento era inspiegabile per le sue amiche che sapevano della corrispondenza col fratello; alcune cominciarono a dirle:
«Ca t'adda' aspetta' a ffa virgine ppe' isse?»
«Ue' Ili', ma tu si' vriamente innamurata e' fratete?»
Ella si difendeva così: «ce sta o' Destino per tutti, 'e teng Fede; avimme aspetta'.»
Ma, se in pubblico ostentava freddezza, il desiderio c'era tutto, amplificato dalla maturazione sessuale e trovava conforto solo alla sera a cavalcioni sul cuscino; nata e vissuta in campagna aveva ben chiara la dinamica dell'atto sessuale fra mammiferi; pur non riuscendo a immaginarlo col fratello, bastava solo immaginare la sua voce o un abbraccio per potersi abbandonare al piacere. E quando i dubbi la assalivano si dondolava recitando il rosario cercando conforto; a quel punto la Voce tornava, le diceva che non fosse peccato e che doveva però conservarsi vergine anche un domani al nord con Marco e che avrebbe avuto un Segno quando, e se, sarebbe stata l'ora di unirsi fisicamente a lui.
***
Per Marco la situazione era più complessa; non solo egli non aveva il conforto di una Voce amica, ma, in ritardo, la sua adolescenza si era conclusa: si allargò di spalle, cominciò a radersi e, in più, gli ormoni in eccesso gli diedero una libido che avrebbe scaricato in qualsiasi femmina dalla pubertà all'ospizio, nel nostro caso persino sulla sorella.
Cercava di resistere, ma poi riceveva una sua nuova lettera, piena di cuoricini e "t.v.b", ritornava a guardare la foto, o prendeva in mano il suo reggiseno, l'eccitazione tornava, inarrestabile, si scaricava; aveva la sensazione che fosse sbagliato, si imponeva di smettere, di rispondere freddo per non incoraggiarla, ma non ci riusciva del tutto e il ciclo ricominciava daccapo.
Troppo vergognoso di chiederglielo direttamente le scrisse così:
"[. . . ] ormai è Pasqua; è un anno che non ci vediamo, ma è volato, non pensavo che le lettere tenessero così compagnia. Non ho problemi ad aspettarti, le ragazze qui non mi piacciono; la tua foto mi rende felice, ma spero che questo non ti dispiaccia."
Ilaria, però, riuscì bene a leggere fra le righe e gli rispose ormai in un italiano abbastanza corretto:
"[. . . ] non aver vergogna ppe ciò ca fai; anche io penso atte' tutte le sere e sono felice così perché facciamo il volere della Madonna; sono la Ili tua, non voglio altri, ma so' piccirella, e mi dovrai aspettare."
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Dolore e Perdono (Parti I - IV)
RomanceUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...
