Capitolo 14 (II). Anna non molla

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Marco andava in laboratorio tesi tutti i giorni e, sebbene fosse a due passi da medicina, evitava accuratamente di girarci attorno cosicché, quando Ilaria tornò a Genova egli, in aggiunta al fatto di non averla cercata, la rassicurò ae di non averla incrociata per caso. Ilaria gli credette e stavano ritornando alla serenità passata quando il tre settembre ella vide una lettera in buca; era indirizzata a "Marco e Ilaria presso Irene Spatari" e, girandola, vide una "A" stampata in corsivo.

Per un attimo ebbe la speranza che fosse la partecipazione al matrimonio di Anna col dottore; sarebbe stata la fine di tutte le sue angosce, ma l'improbabilità di nozze con un uomo di almeno vent'anni più grande e la presenza di una sola "A" gliela tolsero subito.

Sebbene fosse indirizzata anche a lei resistette alla tentazione di aprirla; mormorò una preghiera di ringraziamento per aver ricevuto il Segno tanto sperato e la posò sul tavolo.

***

Quando Irene, tornata dal lavoro, la vide, la prese, osservò la bella grafia con la quale era scritto l'indirizzo e la carta di qualità; anch'ella capì subito che fosse di Anna e la diede a Ilaria: «buttala, non farla vedere a Marco.»

«Ma zia: è il Segno!», Ilaria la tenne al petto.

«Marco è stato due mesi da solo e non l'ha mai chiamata», Irene le pose una mano sul capo, «che altro Segno vuoi?»

«Non posso strapparla», Ilaria andò a metterla nella sua borsa, «è la Madonna che vuole dargli una moglie.»

«Non voglio una moglie se tu già lo rendi felice, mi basta questo come madre.»

«Non posso credere che la Madonna mandi un Segno di tristezza, zia.»

«E tu?»

Ilaria chiuse la borsa e chinò il capo: «io lo amerò sempre, gliel'ho promesso.»

«Anche lui ti ama, cosa credi?», Irene le andò vicino, «non farti solo del male, lo faresti soffrire.»

***

Dopo cena Ilaria chiese a Marco di uscire; erano le otto e mezza, ancora giorno e caldo; andarono sul piazzale della chiesa e si appoggiarono al muretto; non era la prima volta e Marco non sospettò nulla; guardava il porto e il tramonto che colorava di arancio gli alberi sotto di loro. Lì accanto, tre mesi prima, si era fermata la macchina di Anna, ma non se lo ricordò; Ilaria invece sì e, dopo poco, prese la lettera dalla borsa; «oggi è arrivata questa.»

Marco vide la "A": «Anna!», esclamò; la guardò negli occhi, «cosa vorrà?»

«Vuole te, Marco mio, non l'hai ancora capita?»

«Sì, ma il dottore?», Marco la aprì usando una chiave come tagliacarte.

«Il dottore non c'è più», Ilaria gli andò a fianco, «non c'è mai stato.»

«Vorrei avere le tue sicurezze.»

Dentro c'erano un biglietto da visita e un foglio di carta intestata sul quale, con una grafia tondeggiante, Anna aveva scritto:

"Sant'Ilario, 29 agosto 1996" "Cari Marco e Ilaria,"

"come state? Come sta Irene? Si è ripresa? Il tre settembre è il mio compleanno e darò una festa sabato sette. Siete stati tanto gentili a invitarmi e vorrei che veniste, mi farebbe tanto piacere. Per ogni cosa telefonatemi."

"Anna"

Il biglietto da visita era stampato in carattere corsivo, lo stesso del mono- gramma sulla busta.

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora