Capitolo 25 (II). La ferita di Andrea

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Oltre al primo stipendio Marco aveva ricevuto una borsa di studio e, con essa, completò l'arredamento della casa cambiando il divano e materasso.

Ormai vi abitava e, quando andava a trovare la madre, non tardò a notare cambiamenti anche in lei; rossetti e ombretti in bagno, un nuovo taglio di capelli, sacchi di vestiti smessi da dare in parrocchia, lunghe telefonate alla sera.

«Dopo tuo padre gli uomini mi facevano paura, e c'eravate voi da crescere», Irene si spiegò, «ma ora tu e Ilaria siete grandi e autonomi. Franco è una brava persona, tu che dici?»

«Non hai da scusarti, mamma», Marco le sorrise, «sono contento anche se un po' imbarazzato quando mi serve a tavola.»

La notizia di quest'unione venne considerata di buon auspicio da Anna e dai suoi genitori per i quali Franco era sempre stato più che un domestico.

Per suggellarla e anche per far vedere la casa finita Marco e Anna invitarono tutti e quattro una sera a cena, e, siccome entrambi non eccellevano in cucina, ordinarono tutto in rosticceria.

Così la cena andò bene e, con l'aiuto di ottimo vino, i tre genitori e Franco sembrarono amici di lunga data scambiandosi facezie e aneddoti su Marco e Anna bambini, imbarazzandoli oltre ogni dire.

***

Per Marco e Anna il sedici maggio era il loro primo anniversario e lo festeggiarono in terrazza di fronte a due pizze d'asporto.

«Ti ho rotto le uova nel paniere con Ilaria, o no?», Anna gli fece la linguaccia, cercava di usare coltello e forchetta.

«Più che altro non sapevo perché mi stessi così dietro», Marco aveva piegato la pizza in quattro e la mangiava a morsi, «ora è tutto più chiaro.»

Anna chinò il capo, posò la forchetta.

«Che c'è, micia, adesso?», Marco rimase con la pizza a metà, del pomodoro gli colò sulla maglietta.

«Non voglio che tu ti confronti con Luca.»

«Beh, è inevitabile, no?», Marco prese la lattina di birra a lato e ne bevve un gran sorso, «ma ormai non ci faccio più caso, dai, mangia ti si raffredda.»

«Io mi confronto con Ilaria, invece», Anna prese un triangolo di pizza, nel cartone ne era rimasta poco meno di metà.

«In che senso?», Marco posò la lattina, diede un altro morso.

«È da quando mi hai fatto vedere quelle foto che ci penso.»

Marco sospirò, «non ci pensare»; continuò a mangiare per qualche minuto.

Finì la sua pizza e si pulì.

«Ne hai fatte altre?»; Anna nello stesso tempo aveva mangiato solo un altro triangolo.

«Perché ci pensi, micia?»

«Mi sento inferiore, tua sorella deve però stare attenta ad Andrea», Anna chiuse il cartone, «la finisci tu?»

«Grazie, me la scaldo», Marco entrò in cucina e mise le fette avanzate nel microonde, «a me non è piaciuto l'avvocato alla festa; mi ha guardato storto.»

«È molto intelligente», Anna riportò in cucina le lattine e i tovaglioli, «non potrebbe sforzarsi?»

«Te l'ho detto, non vuole fingere», Marco aprì la spazzatura, «ma perché ti senti inferiore?»

«Perché io fingo, invece.»

«In che senso?», Marco rimase con i cartoni in mano.

«Non ho orgasmi», Anna si sedette al tavolo; il microonde fu l'unico suono per qualche secondo.

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora