Capitolo 13 (II). Ilaria maggiorenne

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«Marco mio, ma perché scappi?», Ilaria lo attendeva nell'atrio.

Marco la prese a braccetto, «andiamocene, su.» Ilaria si voltò, «e Anna?»

«Lasciala in pace», Marco sbuffò, «quella ha già capito tutto.»

«E allora vedi che ho ragione? È il Segno!», Ilaria gli mise una mano sulla spalla per girarlo, «torna da lei e chiedile di uscire!»

«No, invece!», Marco la trascinò verso la fermata, «ora tu stai buona e dimentichi tutto!»

«Ma tu le piaci, è ormai palese, ti ha presentato pure suo padre!»

«È questo il fatto, c'è la fregatura dietro.»

«In che senso?»

«Uffa, Ili», Marco la scrollò, «ha un papà cardiologo, e io ho una madre cameriera; ha un orologio svizzero e io uno cinese», sospirò, «la Madonna te l'ha spiegate le differenze sociali o lo devo fare io?»

«Che importa?», Ilaria scosse il capo, «lei non vede la ricchezza fuori, ma quella che hai nel cuore.»

«No, c'è altro, testona!» Si sentì l'autobus arrivare.

«E cosa?»

«Non lo so! Ma mi puzza questo interesse, è come se le servissi a qualcosa.»

***

«Marco mio, ho pensato alla mia festa dei diciott'anni», Ilaria posò un ricamo, avevano cenato ed erano seduti sul divano.

«Oh, bene, cambiamo argomento!», Marco posò un libro, «hai deciso?»

«Chiedo a Don Giamba di darmi il salone della parrocchia; mi aiuterai a spostare i tavoli?»

«Sì, certo», Marco allargò le braccia e le cinse le spalle, «ho un appello il tredici, ma l'ho già preparato.»

«Sarò maggiorenne, Marco mio, sai cosa vuol dire?», Ilaria gli fece l'occhiolino.

«Oh, sì!», Marco l'avvicinò a sé, «potremo festeggiare, finalmente!»

«Io però vorrei che invitassi Anna.»

«Cosa?», Marco sbuffò, «ma è un'ossessione! Lascia perdere»; tentò di sbottonarle la camicetta.

«No, stasera no», Ilaria gli fermò la mano.

«Perché?»

«Non riesco a lasciarmi andare se non mi tolgo il dubbio; sono comunque tua sorella.»

«Ma se è da quattro anni che l'abbiamo sempre fatto.»

«Lo so», Ilaria si mise in ginocchio sul divano e si girò di schiena, «ma vi vedo bene insieme.»

«Perché non posso decidere io?»

«Perché ora è una questione tra me e lei, adesso», Ilaria appoggiò la testa sul cuscino, si sollevò la gonna, «voglio vedere se una donna ti può amare più di me.»

«Lo sai che meriti una punizione.»

«Oh, sì!», Ilaria divaricò le gambe, mostrò gli slip, «quanto ti fa arrabbiare la sorellina?»

«Tanto!», Marco prese il libro e le diede un colpo.

ciak!

«Oh, sì, Marco mio!», Ilaria si morse il labbro, afferrò i lembi dello slip e li avvicinò fra di loro scoprendo di più la pelle, «allora la inviti?»

«Ma se la invito poi tutto torna come prima?»

«Sì! Sono proprio monella a farti attendere, vero?»

«Tanto!»,

ciak! ; il colpo fu più forte e risuonò nella stanza come uno scoppio.

«Ah, bravo, Marco mio, educa la tua sorellina al rispetto.»

«Ma cosa succede se si innamorasse di me? Ti fai da parte?»

«No, sono tua per la vita, te l'ho promesso.»

«Anch'io, e allora? Perché dobbiamo metterla in mezzo?»

«È il Disegno!»

«Sei proprio cocciuta! Preparati!»

«Sì, vai!», Ilaria morse il cuscino.

ciak!

«mmmh! », Ilaria urlò soffocata.

«Hai cambiato idea?»

«Non ancora, invitala Marco mio!»

ciak!, Marco la colpi di nuovo.

«mmmh! », Ilaria chiuse gli occhi e cominciò a lacrimare, i suoi glutei erano diventati rossi, con una mano si accarezzò il pube sopra gli slip, si sentì bagnata.

«Ma se sapesse di queste cose che facciamo?»

«Se è il Segno ci capirà!», Ilaria continuò ad accarezzarsi.

«Sei testona!»

ciak!, il colpo risuonò come un petardo.

«mmmh! », Ilaria aumentò il ritmo, «la inviti? Fa' contenta sorellina!»

«Ma sì, tanto scapperà, siamo malati!»

ciak!, Marco le diede un ultimo colpo, la copertina del libro si piegò.

«mmmh! mmmh! mmmh! », Ilaria sentì l'orgasmo arrivare, si contorse mordendo il cuscino; «bravissimo! Ti amo, Marco mio», disse col fiatone.

***

«Signori», nello stesso momento un cameriere in divisa sui quaranta, basso e scuro di capelli, poggiava un vassoio con tazze, teiera e qualche biscotto su un tavolino di vimini su una terrazza; aveva un marcato accento sardo.

«Grazie Franco, può andare a riposare», Luigi cominciò a versare, si sparse un aroma di tiglio.

«Grazie, buonanotte.»

«Tieni, Sara», Luigi passò la tazza alla donna a fianco, sui quarantacinque; bionda con occhi azzurri.

«Grazie; allora?», ne bevve un sorso, «l'hai visto?»

«Sì, fa impressione: gli stessi capelli, quel sorriso, quella timidezza.»

«Ma non è Luca», Sara sbuffò, posò la tazza, «e poi comunque non è l'unico con i capelli rossi a Genova, perché proprio lui?»

«Anna dice perché ha sofferto e la può capire.»

«E allora perché continua a uscire con Roberto?»

«Non so», Luigi si alzò e si poggiò sulla ringhiera, da lì si vedeva tutto il porto, «forse si vuole ancora punire.»

«Non l'ha ucciso lei», Sara finì di bere la tisana, andò a fianco al marito.

«Sì, certo.»

«E allora?», Sara gli prese la mano.

«Oggi, per la prima volta da cinque anni, l'ho vista di nuovo felice.»

«Ma se hai detto che è tornata da te piangendo?»

«Sì!», Luigi rise.

«Che c'è da ridere?»

«Rido perché Marco è scappato, si vede che gli ha fatto paura.»

«Anna non fa paura a nessuno», Sara sbuffò, «semplicemente è impegnato.»

«No, impossibile», Luigi sorrise, «è un bambinone che vive con la madre e la sorella, senza papà; genio, ma timido.»

«E uno così può salvare nostra figlia?», Sara gli strinse la mano.

«Di sicuro non la farà soffrire; è un bravo ragazzo.»

«Speriamo, ha bisogno anchelei di un po' di felicità.»

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora