Per completare l'arredamento Ilaria comprò un lettino e un fasciatoio; dei cinque milioni che Giorgio le aveva dato all'inizio gliene restava ancora una buona parte e, anche per ringraziarlo, lo invitò col figlio.
Andrea parcheggiò nel giardino e l'avvocato subito notò i fiori, due talee di rose avevano già sbocciato, si chinò; «ha buon gusto a coltivare piante, signorina.»
«Mi ha insegnato mia mamma», Ilaria li aspettava dalla porta finestra, ormai era caldo, indossava un vestito senza maniche e senza calze.
«La conosceremo, vero?»
«Sì, verrà per il parto, Andrea ciao, vieni?»
Andrea era rimasto di fianco all'auto con una sigaretta, «finisco di fumare e arrivo.»
Giorgio entrò in camera, Marco vi aveva già montato il lettino; «sua mamma sa che ha rifiutato la casa che le ho proposto?»
«Sì, ma mi lascia fare, sa che voglio farcela con il mio stipendio.»
«Posso capire la sua voglia di indipendenza», Giorgio toccò l'anta dell'armadio, «ma qui ci vivrà mio nipote e questi sembrano mobili di seconda mano.»
«E cosa c'è di male?», Ilaria passò un dito sull'anta e lo fece vedere rosa, «non c'è un granello di polvere, Emanuele potrebbe mangiare per terra, venga a vedere anche il bagno.»
«Stretto», Giorgio diede solo un'occhiata.
«Ma c'è tutto, persino la vasca è grande!», Ilaria andò nel tinello.
«Devo dire che però le pareti sono ben tinte», Giorgio si guardò intorno.
«È mio fratello, bravo, ha montato anche i mobili», Ilaria fece alcuni passi verso il cucinino; passando sotto l'arco, «il bastone l'ha appeso lui; io ho cucito la tenda», la fece vedere.
«Bella», l'avvocato ne prese un lembo, «è proprio un fratello importante per lei.»
«Dai papà, lasciala stare», Andrea era sopraggiunto e si sedette.
«Fammi parlare», Giorgio stese la mano, «mio figlio mi ha detto che avete un così bel rapporto.»
«Ci aiutiamo in tante cose», Ilaria dal frigorifero prese un piatto di bignè alla crema, «prendete, per favore.»
«Grazie, i miei preferiti!», Andrea ne prese uno e parlò a bocca piena, «su, papà, le fai dopo la predica, dopotutto è figlio mio.»
«Ma è anche mio nipote e voglio che cresca in un quartiere decoroso.»
«Ma in questo quartiere Marco ha vissuto benissimo per più di vent'anni e si è laureato!», Ilaria disse a voce alta; piantò i piedi divaricati e pose le mani ai fianchi, «che c'è di male?»
«Il male è che non c'è solo Marco, signorina, al mondo, ma anche mio figlio che lei continua a rifiutare.»
«È vero, non lo sposo, ma non mi pare di trattarlo male», Ilaria sorrise e indicò Andrea che era già al terzo, «come sono?»
«Fantastici, grazie!», Andrea aveva della crema sul labbro, gli tirò la giacca, «papà, dai, assaggiane uno!»
«Andrea cresci una buona volta!», Giorgio sbuffò, stette qualche secondo in silenzio, ma poi sorrise a Ilaria, «la casa è piccola, ma pulita e in ordine, gliene do atto, signorina; pensiamo al lieto evento e non lasciamoci intristire», prese la spalla al figlio, «andiamo, smetti di ingozzarti.»
***
Marco aspettava l'esito della chiamata di leva e, quando vide che neppure ad aprile sarebbe partito, chiamò la Zensoft che gli fissò subito un colloquio.
STAI LEGGENDO
Dolore e Perdono (Parti I - IV)
RomanceUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...
