Capitolo 1. Funerale a Colliano

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Non esiste peccato, per quanto imperdonabile, senza un inizio innocente; il nostro si trova al funerale di Antonio Guidotti, a Colliano, un paese in provincia di Salerno, il 27 marzo 1991, Mercoledì Santo.

Un bel sole di primavera, anche se ancora fresco, illuminava la Pasqua anticipata; il feretro era partito da un prefabbricato a lato del cimitero — la chiesa era ancora inagibile dopo il terremoto del 1980 —; era salito in centro, aveva fatto un giro nella piazza attorno alla fontana e ritornava al punto di partenza.

Due chierichetti erano in testa; il primo dondolava un braciere che diffondeva fumo di incenso pungente e amaro disperso subito dalla brezza marzolina; il secondo portava un'asta sormontata da un megafono che diffondeva la voce metallica del don alla quale il popolo, perlopiù femminile, rispondeva con voce strascicata.

«Madre Santissima.»

«Prega per noi.»

«Madre della Gloria.»

«Prega per noi.»

«Madre della Chiesa.»

«Prega per noi.»

Antonio non era stato una persona esemplare e al suo funerale c'era tutto il paese anche per questo; quando i buoni muoiono pochi li ricordano; mentre degli altri si può parlare dopo nel silenzio (e nella sicurezza) della tomba.

Il peccato imperdonabile, tuttavia, non è il suo, ma dei suoi due figli riuniti dopo cinque anni proprio per la sua morte.

Marco, diciottenne, era partito da Genova la sera prima con gli zii paterni, Terzo e Carmine, ed erano giunti nella piazza alle nove e un quarto, a funerale iniziato.

Dal finestrino aveva visto il centro storico ancora da recuperare: case grigie in pietra, pittoresche ma poco pratiche, addossate l'una sull'altra, impalcature con nastri bianchi e rossi e cartelli di "pericolo crollo"; solo Ilaria dodicenne, figlia della seconda moglie, era lì ad attenderli, appoggiata alla fontana.

Nell'ultima estate insieme le aveva regalato tanti libri e fumetti della sua infanzia e avevano passato tanto tempo a sfogliare vecchie enciclopedie, ritagliare riviste e incollare figurine.

Ilaria, curiosa, gli aveva chiesto tante cose nel suo italiano stentato e gli aveva confessato di non voler fare la contadina, ma sarta, cuoca, o magari infermiera. Colliano era lo stesso, ma quella bambina non c'era più e al suo posto Marco aveva visto una ragazza con capelli lunghi neri e ondulati, pelle olivastra, molto bella; indossava un vestito grigio con maniche corte, scarpe di vernice nera senza tacco e collant grigio scuro.

Ilaria invece l'aveva riconosciuto subito; il "fratello del nord", bianchiccio e con i capelli rossi che le aveva insegnato tanti giochi, che l'aveva coccolata e fatta divertire con poco.

Marco aveva promesso più di quel che aveva mantenuto e per tutta la notte si era sentito in colpa, ma appena sceso dall'auto Ilaria gli era corsa incontro e gli si era aggrappata al collo, piangendogli sulla spalla; in punta di piedi, ma non tanto più bassa di lui.

Il suo pianto era stato discreto, il suo abbraccio tenero e avvolgente, come per ristabilire un contatto antico, se non un possesso.

Marco l'aveva interpretato come l'antica ammirazione per sé; aveva rabbrividito ritenendolo un pensiero irrispettoso del padre o sconveniente, ma aveva ricambiato la stretta.

Ilaria lo aveva guardato con occhi lucidi: «cumm stai?»

«Bene, solo stanco, e tu?»

«Che t'aggia dicere? Sto benaredda; mammeta nun c'è?»

«No, scusa», Marco aveva avuto paura del giudizio su sua madre assente e aveva chinato lo sguardo, ma il petto di Ilaria gonfiava il vestito e si era voltato, «doveva lavorare, vi saluta.»

«Ue' Ma', l'importante e' ca si' venute tu», Ilaria aveva notato il suo rossore e ciò l'aveva riempita d'orgoglio per avergli dimostrato che anch'ella qualcosa aveva fatto, «iamme, mo', 'a Messa e' cumenciata.»

Ed erano andati in chiesa, mano nella mano, seguiti a passo lento dagli zii che si godevano una sigaretta, la prima del giorno, in quell'aria azzurra e serena.

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora