Capitolo 20 (II). Una nuova promessa

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«Spero non ti abbia fatto la predica», Andrea, appena uscito dal portone, si accese la sigaretta e le diede il braccio.

«Un po'», Ilaria glielo prese, «ma è un bravo papà, volevo dirti due cose: la prima è che mi ha consigliato la ginecologa che ti ha fatto nascere.»

«Il solito sentimentale», Andrea sbuffò fumo e si incamminò verso la Spianata di Castelletto, era una magnifica domenica di inizio ottobre, «ma tu gli avrai risposto che vuoi partorire in una stalla, immagino.»

«No, anzi», Ilaria rise, «mi accompagneresti?»

«Oh, la vergine di ferro si sta ammorbidendo; ma certo», Andrea era con la sigaretta penzoloni sulla bocca, vide di fronte a loro una coppia che spingeva un passeggino, «sai che sto cambiando?»

«Davvero?»

«Sì, Ilaria, ieri ho ripreso a studiare, ho voglia di famiglia», sbuffò altro fumo e indicò la coppia, «fino a poco fa le snobbavo come gioie piccolo borghesi, ma forse hanno un senso.»

«Non so se ti potrò dare quella gioia, Andrea.»

«Beh, intanto il bambino c'è», Andrea sorrise; erano arrivati in spianata e indicò l'ascensore di Castelletto, «è una bella giornata, non mi voglio intristire, andiamo in centro? Dovrai pur comprare qualcosa, no?»

«Non tanto, molto farò io in casa», Ilaria storse la bocca, «e poi voglio dirti che tuo papà mi ha già dato dei soldi.»

«Immaginavo, scusalo: non è che ti voglia comprare, ma sono così gli avvocati; tutto è soldi per loro, è per quello che mi ha schifato quella vita. Ma è anche vero che di soldi ne avrai bisogno e ha fatto bene. Andiamo allora?», le tese la mano, «facciamo due passi a guardare le vetrine come bravi genitori? Poi ti porto a casa.»

***

Il giorno dopo Ilaria chiamò lo studio della dottoressa Saffi; una ragazza, efficiente e rapida, una volta saputo il suo nome e che chiamava per conto di Testino, le diede un appuntamento per il giorno successivo alle cinque; dopodiché chiamò Andrea che fu ben contento di poterla accompagnare.

«Ah, ma come sei cresciuto Andrea!», la dottoressa si illuminò quando lo vide, gli andò incontro e gli diede un abbraccio e due baci, «non ti riconoscevo più, come sta tuo papà?»

«Come sempre, dottoressa», Andrea alzò le spalle, «manda in prigione i poveri e fa assolvere i ricchi, il mestiere degli avvocati, no?»

La dottoressa sorrise, «sei il solito; puoi aspettare qui?»

La visita di Ilaria andò benissimo, non c'era nulla da dire e le prescrisse solo alcune analisi del sangue e urine. L'unico appunto che le fece fu il peso. Ilaria pesava cinquanta chili, le disse di mangiare un po' di più; la fece accomodare sul lettino per l'ecografia e chiamò Andrea.

«Eccoti qui, piccolino o piccolina», la dottoressa aggiustò la sonda fino a che il cerchio fu al centro dello schermo, «embrione impiantato, ottima posizione», fece una stampa, «perfetto.»

«Si muove, qualcosa, lì», Andrea si avvicinò.

«È il suo piccolo cuore, ha già cominciato a battere.»

«Emanuele, ciao», Ilaria lo salutò alzando una mano verso l'ecografo, le scese una lacrima, «hai visto Andrea? C'è!»

«Sì, c'è», Andrea le prese la mano, era rimasto con la bocca aperta e Ilaria se la lasciò tenere, «sono papà.»

La dottoressa li lasciò in pace per qualche secondo mentre, con la sonda, faceva alcune misure che trascriveva poi sul suo foglio.

«Che bel nome avete scelto.»

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora