Capitolo 21 (I). Una scelta per Anna

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Il 1997 cominciò bene per i fratelli, quasi come suggello divino della loro promessa; Ilaria, per la prima volta, sentì il bambino muoversi e tutte le donne del paese, osservando la forma del ventre, confermarono che sarebbe stato maschio.

Marco ebbe una rassicurazione più terrena, ma importante; non aveva chiesto un rinvio al militare e non fu chiamato. Fino al contingente successivo, aprile, sarebbe stato libero.

Per il maiale, tuttavia, l'anno non cominciò altrettanto bene; dopo una spensierata e rara passeggiata al di fuori della stalla, trovò ad attenderlo il macellaio; si accorse che qualcosa non andava, cominciò a piangere, ma egli, lesto, con una pistola a percussione, misericordiosamente pose fine alla sua breve vita.

***

Venne il giorno della partenza e Maria, mentre versava alla figlia una latta di olio da portare al nord, le disse: «se nun te lo sposi vennitenne cca' dopo a' scola.»

«No, voglio stare al nord, mamma», Ilaria teneva l'imbuto fermo mentre Maria lo versava dal bidone con un mestolo, «Andrea è comunque il padre, non glielo voglio togliere.»

«Ma accussi' vi legate sempre 'e cchiu'! »

«Sì, mamma, ma abbiamo fatto una nuova promessa: vivremo a Genova separati come fratelli, amandoci solo nel cuore, felici, io con Emanuele e lui con Anna.»

«E si nun je a fate?»

«Vuol dire che la Madonna ci sta chiedendo di amarci nel corpo.»

«O Gesu' », Maria si fece il Segno di Croce; «e Anna?»

«Anna lo saprà, ma accetterà, ne sono sicura.»

***

Che Anna accettasse o meno lo vedremo tra poco, quel che è certo è che Irene, avvisata per telefono da Maria dopo averli accompagnati in corriera, non ne fu contenta.

«Non dirmi che ha gli occhi ancora su mio figlio», disse, dura.

Maria si prese il fazzoletto dal seno e si soffiò il naso, «ue' Ire', pure fijete pero' continua a guarda' a issa.»

«E meno male, è un uomo e lei è bellissima!», Irene sbottò, «è già un miracolo che si siano tenuti da ragazzi, ma ora lei non è più vergine, avranno meno scrupolo di farlo.»

«E' proprie chiste che t'aggia dicere, Ire', fijema m'agge ditte ca s'hanne fatte un'auta promessa.»

«Un'altra?», Irene si sedette in poltrona, «quale? Non farmi star male, dilla.»

«Fijete agge prumissa a fijema cca nun a' tucca' se saria felice cu fije sojo e isse cu' Anna.»

«O mio Dio!», Irene sbiancò, chiuse gli occhi, «ma questo è un ricatto, non è una promessa», scattò in piedi e alzò la voce, «tua figlia lo vuole tenere ancora al laccio!»

«Ue' Ire', nun te allucula' », anche Maria aveva alzato la voce, ma poi riprese a piangere.

«Ma che si è fatta mettere incinta a fare se non lo lascia libero! Non sarà semplice per lei essere felice senza marito. Io l'ho cresciuto da sola Marco e non è stata una passeggiata.»

«Perdona, ue' Ire', t'ragge prese amme Antonio», Maria continuava a piangere.

«Lascia perdere», Irene la lasciò sfogare e disse, infine; «è andata così, almeno l'ho cresciuto come volevo io; ma Andrea non è come Antonio»

«E' nu' brave fije, r'agge sentuto.»

«Sì, dovessi vederlo, è un pezzo di pane, tua figlia è stupida se non se lo sposa», Irene sbuffò, «che Dio ce la mandi buona, ma questo novantasette comincia male.»

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora