Capitolo 26 (III). Arriva Emanuele

142 19 75
                                        

Ilaria fu messa su una sedia a rotelle e spinta in ostetricia, dove constatarono che era già a sei centimetri di dilatazione.

Sonia la accolse con un sorriso in sala travaglio: «ma che brava, hai già fatto metà strada!», e poi vide Andrea e Maria: «però dentro puoi portare una persona sola.»

«Andrea mi accompagni?», Ilaria si voltò con un sorriso.

«Non vuoi tua mamma?», Andrea fece un passo indietro.

«No, voglio te, sei il papà», Ilaria si girò verso Maria; «mamma state qui?»

«Sine, va' cu isse.»

Ilaria proseguì il travaglio senza lamentarsi e, dopo qualche ora, venne portata in sala parto dove diede alla luce Emanuele; erano le 21.42 del 31 maggio 1997.

«Amore di mamma, finalmente!», Ilaria lo teneva fra le sue braccia ancora con il cordone che pulsava mentre Sara, succeduta a Sonia, applicava il braccialetto a entrambi e il neonatologo stava già compilando la sua cartella clinica, «Andrea, ce l'abbiamo fatta, è bellissimo, ringraziamo il Signore.»

«Fai tu il telegramma a sua maestà», Andrea era pallido, «"partorirai con dolore": avrebbe potuto farsi i fatti suoi.»

Tutti in sala parto risero, «Ilaria, già che sei di buon umore, prova ad attaccarlo, mi aiuti per la placenta.»

«Andrea, alza lo schienale, per favore.»

Emanuele, vicino al capezzolo, ebbe subito il riflesso e si girò.

«Madonna, grazie, si è attaccato», Ilaria fece un sospirò di sollievo e nella mente disse: "aiutatemi con il papà; anche se gli darete una donna che lo ama starà ancora con noi, vero?"; non ebbe risposta, "non lo posso proprio sposare anche se non lo amo?", e la Voce le disse di no.

«Che è questa cosa?», Andrea storse la bocca.

«La placenta», Sara disse mentre la esaminava, «che faccio, gliela incarto?», gli fece un occhiolino.

«Per cosa, mi scusi?», era ritornato bianco.

«C'è gente che se la cucina», Sara pinzò il cordone e prese le forbici, «ora vieni qui che te lo faccio tagliare.»

Emanuele venne visitato, pesato e vestito; stava benissimo e Andrea lo portò a Maria.

***

«Ca bella criatura! », Maria fece il Segno di Croce sulla fronte di Emanuele, «sta bene fijema?»

«Sì, l'hanno portata in osservazione», Andrea glielo diede in braccio.

«Emanue', tu si' proprio bello, e' so' a' nonna toia.»

"Nonna, chissà cosa vuol dire, ma sicuramente hai una presa migliore di papà."

Maria guardò prima uno e poi l'altro, «e' cumme' a te' negli occhi, ma tene a' bocca e' mariteme.»

«Sarà così signora, io le somiglianze non le vedo, ma è sicuramente figlio mio, già dorme.»

Vorrei vedere te, non è stata una passeggiata.

«Tu vo' siempre paccia'», Maria gli sorrise e gli restituì il bambino, «Teni, portalo a fijema, e' vade a telefuna' a Irene.»

«Può anche telefonare a mio padre, per favore?», Andrea le porse un biglietto da visita.

«Sine, sarai servito.»

***

Un'infermiera fece andare Andrea in una stanza attigua alla sala parto dove Ilaria era stesa sotto un telo verde.

«Ciao, tua mamma è contentissima. Lui già dorme.»

«Ciao, mettimelo qui sotto, c'è freddo qui», Ilaria si mise di fianco e gli tese le mani; era ancora sudata, i capelli le si erano incollati alla fronte e alle spalle, indossava una camiciola leggera, ma per il resto era nuda.

Emanuele al contatto della mamma riaprì gli occhi.

«Com'è bello», Ilaria si riscoprì il seno.

"Grazie, mamma, ma adesso non ho fame", Emanuele volle dirle, ma le parole non uscirono, quasi quasi mi schiaccio un altro pisolino, ma, appena chiusi gli occhi, vide un altro bambino in cima a una scala che lo salutò e gli disse «te l'ho fatta! Prenderai il mio posto, marameo!», e scappò; "quale altro posto?", pensò, ma poi tutto divenne scuro.

«Vuole solo dormire», Ilaria lo coprì con il telo, vide una sedia a lato, «siediti anche tu, Andrea, sarai stanco.»

«Grazie», Andrea si sedette.

«Appoggia la testa qui», Ilaria fece posto nella barella, «vicino a nostro figlio.»

«Io ci scherzo, ma io sarei morto a metà strada», Andrea appoggiò la fronte sul telo, sentì odore di ricotta.

«Ho avuto un papà meraviglioso al fianco», Ilaria gli scompigliò i capelli;

«hai fatto tanto anche tu, grazie.»

«Ti amo.»

«Andrea. », Ilaria fermò la mano, «tu?»

«È da qualche giorno che volevo dirtelo, forse non è il momento adatto», cercò di alzarsi.

«No, stai.»

«Ma tu non ricambi.»

«No, stai lo stesso qui», Ilaria guardò la sua testa appoggiata; sentì tanta tenerezza; "o Madonna, e adesso? Come può trovare un'altra se ama me?", ma non ottenne risposta.

Nello stesso tempo, Andrea, con la sua mano sul capo, si convinse che Ilaria lo amasse, ma che non volesse dirglielo per vergogna.

In quei pensieri rimasero per qualche minuto in silenzio, mentre Emanuele, ignaro, dormiva beato in mezzo.


F   I   N   E      Q   U   A   R   T   A      P   A   R   T   E

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora