Capitolo 18 (II). Il gattino di gesso

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Irene indossò le scarpe subito dopo aver salutato Giorgio, «che brava persona; se ti ha chiesto di sposare suo figlio io ci farei un pensiero.»

«No», Ilaria tenne la mano al fratello, «Marco mio io amo solo te!»

«Se sei incinta vedrai se tua mamma ti farà ancora dire "Marco mio"!», Irene rise, «vabbè, io vado a Messa; sbrigatevela da soli.»

Marco si stirò, «che stanchezza! Vado a fare un altro caffè.»

«Aspetta», Ilaria gli tenne la mano, «ti chiedo scusa.»

«Finalmente ti rendi conto che non è servito a nulla?»

«Ma l'hai baciata, Anna, ieri!»

«No, lei ha baciato me, è diverso», Marco andò in cucina e cominciò a preparare la caffettiera.

«Avrai provato qualcosa, però!»

«Sì, come baciare mia sorella», Marco rise mentre l'avvitava, «vedi l'assurdo? E tu? Hai provato qualcosa con Andrea?»

Ilaria non rispose, andò sul balcone, prese un paio di forbici da giardiniere.

«Interpreto il tuo silenzio come un no», Marco accese il gas.

«Non ti piace proprio, Anna?», Ilaria recise una rosa bianca.

«Non è questione di piacere o no, è che amo ancora te.»

«Anche se non sono più vergine?», Ilaria entrò con la rosa bianca in mano, gli si avvicinò.

«Ho solo capito che sei più tonta di quanto pensassi!», Marco bussò sopra il suo capo e rise.

«Non sono così tonta», Ilaria fece il broncio e aspirò l'aroma, «io non l'ho baciato Andrea, ieri, sai?», gliela porse.

«Mi vuoi tentare?», Marco la prese e la guardò, fresca e profumata.

«Forse, ma ti conosco e so che non lo farai.»

«Hai ragione», Marco la mise in un vaso a centro tavola, si cominciò a sentire l'aroma di caffè, «ieri baciare Anna mi è sembrato tradire te; oggi mi sembrerebbe di tradire lei.»

«Non mi hai tradito se mi ami ancora», Ilaria lo abbracciò.

«Non la vedo bene questa cosa, però», Marco restituì l'abbraccio, «quello è un avvocato, se scopre che ci amiamo può metterci nei guai.»

***

«Come ti senti?»; Ilaria gli chiese.

«Un impostore; di giorno è bellissimo qui»; Marco spense l'auto; si sentì il coro delle cicale; «ho in mano il telecomando del cancello di una villa al mare e non so perché.»

«Perché ci vive la tua ragazza, apri, no?», Ilaria gli carezzò il braccio, aveva indosso un prendisole con spalline sottili.

«La fai facile, tu», Marco scese dall'auto e suonò al citofono, «l'avviso, comunque, non mi va di aprire.»

«Ehilà Marco!», rispose Anna dopo poco, «ti tengo Laky, scendi.»

Marco ritornò all'auto, premette il pulsante; il cancello cominciò a scorrere sul binario, «sembra una di quelle fortune nei film.»

«Non è fortuna, è che non ti rendi conto di quanto vali.»

«Se valgo così tanto perché mi hai lasciato andare?», Marco cominciò a guidare giù per i tornanti verso il parcheggio.

«Perché so che tu la volevi una vita normale.»

«Ma non a spese tue»; Anna era ad attenderli con Laky vicino, indossava pantaloncini e maglietta; c'era ancora la macchina di Andrea e Marco vi si accostò; «scommetto che oggi ti starà dietro.»

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora