Quel giorno passò velocemente; Ilaria fu messa a impastare mentre Maria aiutava gli zii a caricare l'auto.
Marco la intratteneva leggendo ad alta voce; in cucina c'era un via vai e non ebbero più modo di stare soli; ogni tanto metteva legna nel camino: era una mattina fredda e umida.
Più la partenza si avvicinava e più la sua "cotta" in classe, Giulia, così ordinata e precisa, bianchiccia, dritta come un filo a piombo, alla quale segretamente aveva dedicato sonetti in rima baciata per i cinque anni di liceo, non gli sembrò più così interessante.
Sbaglieremmo se spiegassimo tale cambiamento solo con le curve della sorella, come anche se lo volessimo imputare solo al suo accudimento materno e volessimo tralasciare l'altro aspetto per non entrare in particolari scabrosi.
Del resto anche Ilaria, quando immaginava il fratello mangiare il suo cibo a Genova guardandola in fotografia, sentiva non solo un accudimento fraterno, ma, specialmente con la sua voce che leggeva, le ritornava un brivido e umido nel basso ventre, una sensazione piacevole e nello stesso tempo amara, perché accompagnata da un senso di insoddisfazione che ancora non sapeva come placare e che cercò invano di spegnere spingendo più forte nella pasta.
***
Alla sera, al momento della partenza, Ilaria non lasciava salire Marco in macchina.
«Maria, qui la ragazza la devi guardare», Terzo era già al posto di guida, prese l'accendisigari e si accese una sigaretta, lo passò poi a Carmine, «questa ti scappa col primo treno.»
Maria scosse il capo: «e' picciotta, ue' Te'.»
«Scriviamoci, Ili, ti va?», le propose Marco, sperando che capisse il nesso con le lettere in soffitta.
Ilaria lo abbracciò un'ultima volta, «tu po' torna, me 'r hai promisse.»
«Sì, e la mantengo.»
Maria vide il dolore della figlia ma non la parentela; si intenerì per il primo e non la sgridò per la seconda; in più era convinta che Marco, una volta a Genova, si sarebbe dimenticato della promessa, sia di scrivere, che, soprattutto, di tornare. Le pose una mano sulla spalla e le disse: «Ili', sta' quieta, te r'ha promisse, fallo i' mo', u' viagge e' luong.»
Balduccio, capendo l'atmosfera cupa, girava con le orecchie basse.
«Ciao Balduccio», Marco gli pose una mano sul capo, «hai sentito che torno?»
Il cane scodinzolò e guaì.
***
Dopo pochi minuti di strada Colliano era ormai una striscia debolmente illuminata sul monte Marzano. Terzo disse: «ti devi trovare una ragazza a Genova.»
Marco nella mente vide Giulia, ma non gli fece più effetto, «sto bene così, zio, ho tanto da studiare.»
«Scuse! Ti abbiamo visto tutti mentre le guardavi le poppe.»
Stavano passando di fronte alle terme di Contursi, un odore di uova marce entrò nell'abitacolo: «ah, che schifo»; Carmine aprì il finestrino e scatarrò all'esterno.
«Io le voglio bene, le ho promesso che la porto su.»
«Ah, questo è il bene che le vuoi?»; Carmine rise, si girò e mosse il pugno chiuso su e giù.
«Ah, lascialo stare», Terzo prese una sigaretta e spinse l'accendisigari, «anche lei lo ha stuzzicato, ma tanto sua madre su non la vuole.»
«La convinco, buonanotte», Marco si appoggiò al sacco di provviste che era lì a fianco; il ricordo che Ilaria stessa lo avesse riempito per lui lo riempì di tenerezza, ma, ricordando il volto rigato di lacrime che gli chiedeva di mantenere la promessa, la tenerezza lasciò il posto a una forte erezione che gli fece male.
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Dolore e Perdono (Parti I - IV)
RomanceUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...
