Nel 1995 Balduccio si spense fra le braccia di Maria; Marco e Ilaria portarono da Genova un cucciolo misto maremmano bianco e nero che chiamarono Ghemon e che venne accolto con identico affetto.
Nello stesso anno morì la nonna paterna, Filomena. Marco e Ilaria, tuttavia, per timore di essere scoperti, si erano sempre più isolati da quella parte di famiglia; seppero del funerale solo attraverso amici in comune; fecero una telefonata di condoglianze, ma tutto finì lì. Terzo si sarebbe poi rifatto vivo anni dopo, ma lo diremo a suo tempo.
Marco collezionava trenta sul libretto e Ilaria andava bene a scuola. Entrambi lavoravano e mettevano da parte un capitale; la promessa di amarsi si rinsaldava ogni giorno di più e la continua assenza di un Segno dava loro la speranza che ciò che in Terra era vietato, in Cielo fosse permesso.
Ilaria continuò a non farsi mai vedere dal fratello interamente nuda e, bendata, non vide mai ciò che Marco facesse guardandola; Marco non le chiedeva cosa facesse da sola, né ella glielo diceva. Era un compromesso morale con il quale, però, riuscirono a contenere la passione.
Tuttavia, nella primavera 1996, in vista della maggiore età di Ilaria, l'assenza di un Segno diventò nei loro cuori sempre di più la loro definitiva benedizione; Marco prese accordi per una tesi che gli aprisse le porte dell'estero e ne parlarono una sera, seduti alla panchina del piazzale della chiesa.
«Com'è andata oggi, Marco mio?»
«Con la tesi che prendo posso tentare un dottorato alla Siemens, in Germania; dovrai imparare il tedesco.»
«Per te imparo anche il cinese!»
«Mi spiace per tua mamma, la vedrai poco.»
«La vedo già poco adesso, ormai lo sa», Ilaria gli prese la mano, «e la tua?»
«Mah, ormai sembra rassegnata», Marco alzò le spalle, sospirò, «è che quel mal di testa sembra non passare.»
«Oggi andava a quella visita, vero?»
«Sì, andiamo a sentire com'è andata», Marco si alzò.
«Tivedo triste», Ilaria lo prese a braccetto, «è solo per tua mamma?»
«No, pensavo a un figlio; anche se andiamo in Germania non lo potrò riconoscere.»
«Ma un papà ce l'avrà; ci perdonerà, vero?»
«Non lo so», Marco si fermò a guardare il porto, «ne ho un po' paura; ti amo, ma non vorrei mettere in mezzo altre persone.»
«Io però ti considero nel cuore marito, e te lo vorrò donare.»
***
Irene disse che il neurologo le aveva prescritto un'ecografia per escludere ogni forma tumorale.
Marco prese accordi per la tesi; era complessa e richiedeva un lungo impegno in laboratorio. Per questo motivo, per la prima volta in cinque anni, i fratelli decisero di passare l'estate separati.
Ilaria al sud a lavorare nei campi di pomodori; Marco al nord nell'afa a fare ricerca e programmare; così facendo si sarebbe laureato ad aprile 1997.
Tutto procedeva secondo i loro piani, sennonché l'ecografia su Irene rivelò una ciste che si stava facendo strada nella fossa orbitale consumando l'osso; doveva essere tolta anche se non maligna.
Misero Irene in lista d'attesa e la chiamarono dall'ospedale Galliera, proprio a due passi dalla scuola di Ilaria.
«Buonanotte, Marco mio», ella gli disse alla prima sera del ricovero; in camicia da notte, «scusa se non voglio dormire con te, ma per me è come far l'amore.»
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Dolore e Perdono (Parti I - IV)
RomanceUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...
