Capitolo 5 (II). Tenerezze e addii

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Il Giovedì Santo passò senza altri eventi particolari; Maria stessa, dopo averli visti bagnati, infreddoliti, ma felici, rientrare in cucina li fece asciugare vicino al camino, ma poi diede a Ilaria parecchio da fare e Marco venne lasciato da solo a fare i suoi esercizi.

Tuttavia, alla sera, in camera della sorella, ripensò a lei; l'aveva vista lavare, cucire, cucinare senza lamentarsi; era un mondo così diverso da quello del nord e che però lo attirava. Aprì di nuovo i cassetti del comò; fra i vari vestiti ne trovò uno tradizionale con una gonna a campana lunga e un corpetto a lacci.

Lo appese allo specchio; così diverso dai corti tubini che le sue amiche mettevano per uscire la sera; ebbe la curiosità di vederglielo indossato e, siccome Ilaria aveva capito il messaggio implicito del reggiseno, volle osare di più e lo lasciò di proposito fuori.

***

Le due donne salirono quand'egli era già addormentato; avevano infornato alcune teglie di pastiera per tradizione.

Maria, seduta di fronte allo specchio, scioglieva i lunghi capelli neri, fermati con forcine, non ne aveva ancora uno bianco; vide che la figlia, per il secondo giorno di seguito, indossava il reggiseno, le chiese: «Ili', cca vo' ffa cu' fratete?»

Ilaria lo tolse, «ninte, me ne vo' i' da cca.»

Maria pensò alla sua vita come sarebbe stata senza marito e senza figlia, era ciò che desiderava, ma non voleva ammetterlo a sé stessa, togliendo le ultime forcine disse: «sine, ma nun e' bello ca tu ti face vede'»,

«M'avite fatte bella, a isse piace»; indossò la camicia da notte e si mise a letto.

«E cca fa' si s'innamora e' te? Si' sora! » Maria prese la spazzola e cominciò a lisciarli.

«None, e' so' cuntadina, isse vole a' femmina ianca e studiata, nun ve preoccupa'.»

***

Il mattino, dopo colazione, Ilaria salì a fare le camere e vide il vestito appeso; intese subito il messaggio e lo prese felice; tra tutti quelli che Marco avrebbe potuto scegliere era quello che si era cucita per il presepe vivente; aveva già intenzione di indossarlo per la Messa di Pasqua, ma non avrebbe osato. Si sentì desiderata, se lo appoggiò e si vide allo specchio: «Maro', facite a' Grazia, i' non vo' sta' cca.»

***

Maria, alla sera, lo vide appeso e, dopo aver saputo dalla figlia che era stato Marco a prendere l'iniziativa, decise di intervenire chiamando Irene. Il giorno dopo mandò i fratelli dai vicini con una scusa e le telefonò.

«Pronto?»

«Ue' Ire'», Maria disse con voce mesta.

«Maria, dimmi, tutto bene? Che è quella voce? Marco aiuta in casa?»

«None, nun e' chiste.»

«E cos'è?», anche la voce di Irene era cambiata, «non farmi preoccupare, è Ilaria, vero?»

«Sine, fanno e' innamurati! »

«Ma è stato Marco a cominciare? È così timido.»

«Ue Ire', pare che figliete nun ave mai viste na' femmena, tanimente sempre o' piette soio», si mise a ridere.

«E tua figlia se lo fa guardare, però.»

«Ca ce vo' fa'?», Maria sospirò, «so' uaglioni. A issa face piace', nun e' come r'autre, la rispetta.»

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora