Capitolo 26 (I). Arriva Emanuele

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Ilaria cominciò a sentire piccoli dolori, poco più che crampi mestruali, la mattina del ventinove maggio, a scuola; sentì che era il tempo e all'uscita salutò le sue compagne le quali le diedero in regalo un foglio decorato con colori, scarabocchi, frasi di incoraggiamento e cuoricini.

Andrea osservava la scena distante; «che è successo?», le chiese appena entrò in auto.

«Guarda cosa mi hanno dato da portare in ospedale!», gli porse il foglio.

«Vuoi dire che. . . »

«Sì, ci siamo, Andrea.»

«Perché non mi hai chiamato?», Andrea lanciò il foglio, mise in moto e partì con una sgommata.

«Andrea, piano!», Ilaria gli pose una mano sul braccio, «c'è ancora tempo.»

«Va bene, ma tu puoi chiamarmi a ogni ora.»

«Grazie, a casa comunque chiamo mia mamma e la faccio salire», Ilaria strinse le ginocchia.

«Ah, giusto; tu ce l'hai.»

Andrea guidò in silenzio per il resto del viaggio e, quando si fermò dal portone, Ilaria scese e andò dalla sua parte, gli carezzò la guancia: «vorrei che tu non ti sentissi male ogni volta che qualcuno nomina la mamma.»

«È più forte di me», Andrea prese una sigaretta; «scusami.» Ilaria fece un saltello, «forse con Emanuele ci penserai di meno.»

«O forse di più», Andrea la accese: «la mia paura è che non abbia una famiglia.»

«La mia paura è invece che tu lo abbandoni come mio papà ha fatto con Marco.»

«Non ho altri che voi», Andrea sbuffò fumo.

«Perché non vai a prendere i libri e mi fai compagnia oggi pomeriggio?», Ilaria pose una mano in mezzo alle gambe.

«Posso?», Andrea le sorrise.

«Certo, ma ora vado, scusa, mi scappa!»

***

Maria, appena saputo dei dolori, disse che avrebbe preso il treno quella sera stessa; dopodiché Ilaria chiamò il fratello:

«Marco mio, domani mattina la vai a prendere tu in stazione?»

«Sì, ma per stanotte? Fai stare Andrea?»

«No, mi vergogno; vado da tua mamma; vieni tu, per favore.»

***

Andrea tornò venti minuti dopo.

Ilaria, nel frattempo, aveva cucinato una frittata con pasta avanzata.

«Buonissima, ma non dovevi», Andrea le disse.

«Ti dovrai abituare alla mia cucina, Andrea.»

«Perché?»

«Perché sei il papà», Ilaria si alzò e prese i piatti.

«Lasciami almeno lavare.»

«No, sono cose da donna»; Ilaria cominciò a lavare, «leggimi qualcosa.»

Passarono un pomeriggio tranquillo; le contrazioni del mattino si ripetevano ogni ora circa, ma ancora molto deboli.

Verso le sei Andrea le chiese: «vuoi che resti stanotte?», indicò il divano, «posso anche dormire qui sopra.»

«No, Andrea, accompagnami dalla mamma di Marco, sono più tranquilla, poi domani mattina vieni? Ti faccio conoscere la mia.»

«Mi sembra di fare troppo poco.»

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora