Nella visita successiva Ilaria fu certa di aspettare un maschio e la ginecologa le disse solo di mangiare di più.
Proprio perché magra non poté più nascondere il suo stato. Casi di ragazze madre in una scuola femminile non erano rari e le compagne di classe furono soltanto curiose perché non l'avevano mai vista accompagnata a un ragazzo. Ella se la cavò dicendo che il padre era un amico del fratello. La preside la chiamò nel suo ufficio per sincerarsi che il parto non si accavallasse con la maturità, ma per il resto le fece gli auguri per una gravidanza serena, così come il corpo docente.
Andrea, tuttavia, una volta saputo che a scuola sapevano, senza dir nulla, con grande sorpresa di Ilaria, e un poco di invidia delle compagne, cominciò ad andarla a prendere a scuola in auto quasi tutti i giorni.
L'aspettava appoggiato alla sua macchina sportiva, con il suo solito completo elegante e, quando Ilaria saliva in auto, vedeva molti visi chinarsi per sussurrare;
«che dicono le tue amiche?», le chiedeva mentre si accendeva una sigaretta.
«Cosa dovrebbero dire, dai Andrea, immaginalo!», Ilaria si metteva la cintura, «ti vedono bello, sei grande, hai una bella macchina, ti vesti bene.»
«Non avrei mai pensato a ventotto anni di interessare alle ragazzine», Andrea metteva in moto e partiva in accelerazione.
«Non sono più una ragazzina: sono mamma», diceva Ilaria toccandosi la pancia.
«Però con te non ho molti risultati.»
«Li hai avuti una sera, che vuoi di più!»
«Bella roba, Ilaria, il successo di una sera e la prigionia di una vita, andiamo a mangiare qualcosa?»
Ilaria accettava con piacere, ma aveva sempre poco appetito e solo la pancia e il seno continuavano a gonfiarsi su un corpo ancora esile, da ragazza.
Cercava di mantenere un equilibrio fra essere gentile con lui come papà di Emanuele e non illuderlo come uomo ed era convinta di avercela fatta.
Ciò non era assolutamente vero, ma lo vedremo a suo tempo.
***
Marco, a metà gennaio, diede il suo ultimo esame, la tesi era praticamente finita.
Anna, il sabato successivo, gli chiese di incontrarsi in centro; non era una loro meta abituale ed egli pensò che ella volesse fare un giro per i saldi invernali. Ma non era così; da Piazza de Ferrari scesero nel centro storico fino in via Luccoli. Ormai le giornate si erano allungate di un'ora e il pomeriggio era più luminoso, persino nei vicoli; in alto stavano ancora le decorazioni natalizie, spente; Anna ignorò le vetrine e si fermò a un portone verde. Dalla borsa estrasse un paio di chiavi lucenti; «questo è un posto di famiglia, gattino, ti va di vederlo?», gli chiese, mentre lo apriva.
«Una casa vuota?», Marco pensò a un posto dove stare in intimità e pregustò il piacere.
«Sì, un ricordo di famiglia a cui tengo tanto.»
In quel palazzo senza ascensore salirono per cinque piani e, alla fine, si fermarono di fronte a una porta scrostata.
«Qui, gattino, mia bisnonna Anna abitò con suo marito Aldo che aveva cominciato, prima della guerra, a commerciare carbone e a noleggiare trasporti navali, iniziarono da poveri», Anna aprì la porta, «aspetta che non c'è corrente», da una mensolina di ardesia prese un pacco di fiammiferi e una candela; la accese e poi chiuse la porta alle loro spalle.
«Che bello», Marco si guardò intorno; il primo vano era una entrata "alla genovese".
«Tieni, guarda pure», Anna gli diede la candela accesa, «io vado ad aprire le finestre, scusa l'odore, ma è chiusa da tanto»; dopodiché andò via.
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Dolore e Perdono (Parti I - IV)
RomanceUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...
