Capitolo 18 (III). Il gattino di gesso

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Ilaria trovò Andrea su una sdraio con un libro aperto in grembo e metà sigaretta fra le dita, gli pose una mano sulla spalla, «Andrea, ciao.»

«Oh, sarta, ciao!», Andrea si alzò di scatto, cadde cenere, «come stai?»

«Bene, ma tu?», Ilaria gli porse la guancia e si sedette sulla sdraio a fianco, accavallò le gambe, «tuo papà mi ha detto che stai male.»

«Sì, scusami se gli ho detto di noi», Andrea si sedette di fronte a lei, fece un'ultima boccata e la spense, «è che stamattina proprio non mi davo pace.»

Si sentì la motosega tagliare il primo albero, in lontananza.

«Lo so», Ilaria gli prese la mano, «sono venuta apposta per tranquillizzarti e chiedere scusa.»

Andrea rimase in silenzio fino a che cadde il primo albero; «sei pentita, dunque?»

«Non di averlo fatto, Andrea»; Ilaria si chinò; l'ulivo proiettava ombre mobili sul seno, «solo di averti attratto facendo la mamma.»

«C'è voluto un avvocato per fartelo notare?», Andrea vide nella scollatura. Ilaria notò il suo sguardo, gli sorrise, «dai, però, com'era il gioco "ti vedo, non ti vedo?"»

Andrea chinò lo sguardo, «era solo un gioco?»

«Un sacrificio per una parte del Disegno.»

«E quale sarebbe il resto?»

«Non c'è un resto, non per noi, insomma; dimenticami, come una di quelle che pagavi.»

«Ma loro lo facevano per soldi. . . e tu?»

Ilaria chinò lo sguardo, "Madonna devo dirgli la verità?"; sentì un "no"; "non voglio che si innamori!", ma non ricevette risposta, gli continuò a tenere la mano; «vorrei non dirtelo.»

«Ma perché proprio me ha scelto la tua madonna?»

«Non lo so», Ilaria gli carezzò il viso, «questa è la verità; lasciami essere tua amica.»

«Non voglio la tua compassione; è ancora peggio del sacrificio», Andrea si prese una sigaretta.

«Ehi voi!», Anna sventolò la mano, salita con Marco dalla terrazza dell'orto, «venite per la merenda?»

«Vai tu, lasciatemi solo», Andrea diede loro le spalle. Ilaria andò.

«Ma cos'ha?», le chiese Marco.

«Non sono riuscita a consolarlo; la Madonna mi ha detto di non dirgli la verità.»

«Su questo sono d'accordo», Anna sospirò, «non la capirebbe, vieni almeno tu?»

«Andate», Ilaria indicò l'uliveto, «vado a fare due passi.»

***

Marco e Anna entrarono in cucina dalla porta di servizio; si sentiva il brusio della lavastoviglie.

«Andrea l'ho visto proprio male», Marco si guardò intorno; tutto aveva segni di usura, ma pulitissimo.

«È comprensibile», Anna aprì il frigorifero, «io almeno ho la speranza di staccarvi, lui no», prese una bottiglia di succo di frutta, «hai sete?»

«Si grazie», Marco osservò un quadro generale con vari interruttori e fili volanti.

«Oltre che ingegnere sei elettricista?»

«Scusa, ero curioso, da bambino mia mamma mi portava in albergo mentre lavorava e passavo ore con la cuoca a colorare»; Marco fece scorrere il dito sulle varie etichette: "illuminazione esterna", "motori piscina", "locale caldaia".

«È un impianto vecchio, togli le mani, non vorrei farti un massaggio cardiaco», Anna aveva versato da bere, rimise il succo in frigo, «non sei più quel bambino e questo non è un albergo.»

«E tu non sei la cuoca», Marco andò a sedersi di fronte a lei, «ma ti interessi a me lo stesso.»

«La parola giusta non è "interessi", ma comincia e finisce sempre con la "i".» Marco arrossì.

«La puoi dire, se vuoi.»

«Sai che stamattina Ilaria mi ha detto che non ha baciato Andrea?»

«E tu?»

«Non l'ho fatto»; Marco afferrò il suo bicchiere, il vetro si era riempito di condensa, «mi sembrava di farti un torto, tu mi stai accettando.»

Anna gli carezzò la mano, «non sai quanto», si alzò e gli andò accanto, «fammi posto», si sedette sulle sue ginocchia, «cos'hai?», gli carezzò i capelli.

«Non ridere, ma mi viene in mente una fiaba che mia mamma mi leggeva da bambino, "Il gattino di gesso".»

«Forse la so anch'io, raccontala», intrecciò la mano sulla sua.

«Mi ricordo una figura; un gattino di gesso con la coda dritta; l'ultimo rimasto, nessuno l'aveva voluto, ma una principessa l'aveva comprato, aveva i capelli corti.»

«Oh, sì ricordo!», Anna gli stampò un bacio sulla guancia, «anche a me la leggeva la nonna: il gattino era un principe e la principessa si travestì da uomo per cercare le monete con le quali l'aveva comprato per spezzare l'incantesimo!»

«Sì, è quella», Marco storse la bocca, «adesso ci rido, ma all'epoca quando vedevo quel gattino solo mi mettevo a piangere.»

«Eri tu?», Anna gli diede una carezza.

«Sì», Marco storse la bocca, «quando papà ci aveva abbandonati perché Ilaria era in arrivo.»

«Il gattino non voluto dallo stesso suo padre», Anna gli si avvicinò, «ma ora la principessa lo vuole», dischiuse le labbra.

Si baciarono, poi Anna scese dalle sue ginocchia e gli prese la mano, «vieni».

«Ma io non ho mai. . . », Marco arrossì.

«Anche per me sarà come la prima volta, gattino; dopo tanto tempo lo farò con qualcuno di cui sono innamorata.»

Ilaria andò nel posto dove poche ore prima si era data ad Andrea; c'era il segno dell'erba schiacciata e si inginocchiò: «Madonna, mi spiace che Andrea soffra, ho visto bene il Vostro Segno?»

Posò le mani a terra e cominciò a piangere, vide un mozzicone di sigaretta, «non potrò più donarmi a Marco mio! Era questo che volevate?»

Non ebbe risposta e cominciò a pregare, «Ave Maria, piena di Grazia. . . » Per alcune volte recitò la preghiera e, infine, al versetto: "frutto del seno tuo Gesù", sentì la Voce dirle: "anche dal tuo seno verrà un maschio che chiamerai Emanuele."

Ilaria si interruppe; ma sentì più solo le cicale; si fece il Segno di Croce e guardò verso il Cielo: «sono la Serva del Signore, avvenga di me ciò che hai detto.»


FINE TERZA PARTE

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora