Ilaria era abitualmente invitata a cena da Andrea e suo papà; l'imbarazzo iniziale nell'essere servita da un cameriere era ormai passato e, anzi, i discorsi di Giorgio sui "bei tempi che furono" e sui suoi ormai sbiaditi ricordi della gravidanza di sua moglie la intenerivano, ma, a fine febbraio, accadde qualcos'altro che merita la nostra attenzione.
«Signorina Ilaria», disse Giorgio posando la coppetta di macedonia, vuota, «mi scuso se sembro intromettermi in questioni personali, ma mi dispiace sapere che la ricerca di una casa non stia andando a buon fine.»
Ilaria si massaggiò il ventre; «buono amore», e poi guardò Giorgio, «mi scusi, signore, forse con suo figlio non sono riuscita a spiegarmi», si girò verso Andrea.
«Ilaria, perché mi guardi?», Andrea si accese una sigaretta, «mio papà ti vuole aiutare; alla fine non potete stare sotto un ponte.»
«No, infatti per questo ho chiesto a Marco di aiutarmi; lui sa quanto posso permettermi d'affitto.»
«Marco. . . », Giorgio riempì la pipa, pensieroso; «e se non ci fosse un affitto da pagare, signorina?»
«In che senso?»
Giorgio dalla tasca della sua veste da camera estrasse un mazzo di chiavi: «qualche tempo fa, quando speravo ancora che mio figlio mettesse su famiglia. . . »
«Papà, falla breve dai», Andrea si alzò e prese le chiavi; si voltò, «vieni Ilaria? È due piani qui sotto.»
«Così vicina?», Ilaria si alzò, per quella sera aveva indossato un abito già senza maniche e si era rimessa i tacchi alti; era alta quasi quanto Andrea, «signore, non vorrei offenderla ma. . . »
«La vada a vedere, signorina, non le costa nulla», Giorgio le sorrise, «credo che possa essere una buona soluzione per tutti.»
***
Uscirono dall'ascensore, due piani più in basso.
«Non mi hai mai detto che ti stavi per sposare, Andrea.»
«Infatti, era solo il vecchio che ci sperava», Andrea rise e chiuse le porte in ferro battuto, «io volevo solo andarmene di casa, ma alla fine non l'ho mai fatto, era più comodo farsi servire da Gianni», aprì una porta e accese la luce.
«Che grande. . . », Ilaria si trovò in un vano rettangolare con stucchi, pavi- mento in graniglia, carta da parati e mobili antichi.
Andrea chiuse la porta, «più piccola di quella di sopra, ma abbastanza per una famiglia.»
«Eccome», Ilaria guardò nel corridoio, vi erano quattro stanze.
«Sono due camere da letto, sala e cucina; girala tutta, io la conosco a memoria»; si accese una sigaretta.
«Non ce n'è bisogno», Ilaria toccò una console a muro e si vide nello specchio decorato, un po' polveroso.
«Ci viveva una persona anziana; se non ti piacciono i mobili si cambiano», Andrea la vide nello specchio, si avvicinò alle sue spalle.
«Non è per i mobili», Ilaria sospirò, si girò verso di lui, «questa casa è per una famiglia, Andrea, e io non ho cambiato idea su noi due.»
«Lo so, Ilaria», Andrea le sorrise e fece una smorfia, sbuffò fumo verso l'alto; «infatti stasera non punto su questo cavallo.»
«Non capisco.»
«Qui ci puoi stare da sola con Emanuele.»
«E tu?»
Andrea indicò l'alto, «io me ne sto a casuccia da papà a continuare a fare il bambino viziato servito da Gianni», scrollò le spalle.
«Ma è enorme per una donna e un bambino, Andrea.»
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Dolore e Perdono (Parti I - IV)
RomanceUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...
