Capitolo 7 (I). Marco si impunta

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Il mattino dopo, a colazione, Marco si presentò a tavola con una busta a fianco al caffellatte; Irene la prese, vide l'indirizzo; «e cosa pensi di fare con questa?»

«Gliel'ho promesso.»

Irene la soppesò, «è pesante, le hai mandato la foto?»

«E se anche fosse?»

«E pensi che ti risponda?»

«Lo spero», Marco le sorrise e inzuppò un tarallo nel suo tazzone di latte.

«Dio. . . », Irene posò la busta, «io spero proprio di no, invece», bevve il suo caffè senz'altro cibo; gli pose una mano sul braccio: «non spedirgliela.»

«Perché?»

«Non so quali scemate tu le abbia scritto, ma ha dodici anni e in più tua sorella! Non ne verrà nulla di buono.»

«È solo una lettera, mamma, cosa vuoi che sia?», Marco si alzò e la prese.

«Spero che Maria abbia il buon senso di vietarlo alla figlia», Irene cominciò a lacrimare, «che guaio che sta venendo; maledetto Antonio, pure da morto combini guai.»

***

Ma Maria aveva altro a cui pensare; passate le vacanze di Pasqua e il primo periodo di lutto, in campagna il lavoro non mancava. Ilaria aiutava come sempre, ma, tornata da scuola, la prima cosa che chiedeva era se fosse arrivato qualcosa e, saputo che non ci fosse nulla, diventava apatica e distratta.

«Adda studia' fratete, nun ce pensa' cchiu' », Maria cercava di consolarla.

«None, ue ma', iss' adda scrive', m'ha prumisse», Ilaria, però, malgrado la delusione, sembrava convinta.

«Ma isse e' frate! Te r'a' scurda'! », le rispondeva.

«None, ue' ma', agge sentuto 'ra Madonna, c'ha u' Disegne pennui.»

Maria non credeva alla Voce, ma non replicava; che la figlia si consolasse con la religione e con le carezze era evidente dai sospiri e dai cigolii che ormai tutte le sere sentiva in camera sua. Non era mai intervenuta: li considerava atti puri di una ragazzina sviluppata precocemente; da una parte avrebbe voluto che Marco si fosse dimenticato di lei, dall'altra le dispiaceva vedere ogni giorno il suo cuore infranto e anch'ella cominciò quasi a sperare in una sua lettera per darle compagnia.

Perciò, quando finalmente la postina si fermò al cancello, strombazzando e urlando: «ue' Mari', ce sta na' lettera da o' frate ppe' figlieta! », sventolandola dal finestrino (naturalmente aveva già letto il mittente), Maria la posò sul tavolo di cucina e ringraziò Marco: «tu si' nu' brave guaglione, peccato ca' si frate! »

Fu la prima cosa che vide Ilaria tornata da scuola e l'aprì di fronte alla madre.

"Cara Ilaria,"

"sono a Genova da poche ore e già mi manchi; la pizza era buonissima, me ne sono tenuto un pezzo per domani da portare nell'intervallo."

"Sono andato a sviluppare le foto; sei venuta bene e te la mando."

"Io vengo sempre male, invece, ma chissà quando ci rivedremo. Ti mando una mia vecchia tessera dell'autobus, non sarà un granché, ma almeno sono io." "Grazie per cosa mi hai messo in borsa; non me l'aspettavo; ti sento molto più vicina così anche se non so se faccio bene."

"Rispondimi, non ti preoccupare dell'italiano, io ti capisco. Ciao, Marco"

Maria vide la figlia tenerla al seno per qualche istante, sospirare, strappare un foglio da un quaderno e cominciare a scrivere: «tu piensi truoppo a isse, 'a notte te sente pure suspira', ti si' cunfessata?»

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora