«Che bello cca'», Ilaria si era appoggiata al muretto che correva lungo il piazzale della chiesa; erano le sei di pomeriggio, la giornata era rimasta limpida, ma ventosa, e i suoi capelli si muovevano al ritmo delle folate; guardava verso il porto, «torniamo mo'? Devo fare cena.»
«Non pensare alla cena», Marco si appoggiò a fianco a lei, «sarai stanca, non ti sei fermata un attimo.»
«Lo faccio per te.»
«Lo so, ma non è facendo la serva in casa che mia mamma si preoccupi di meno, anzi», Marco sorrise, vide il flusso di gente fluire dalla chiesa, si staccò e le tese la mano, «dai, la messa è finita; ti faccio vedere la chiesa dentro.»
Ilaria dalla borsa prese un velo.
«Che fai?»
«Sono troppo scoperta», Ilaria lo avvolse in testa e sulle spalle, portava una canottiera con spalline sottili, gli si affiancò e lo prese a braccetto.
«Ah, qui non ci si bada; domani andiamo al mare con i miei amici?»
«Ma tu vuoi veramente che l'amico tuo mi veda alla nuda?»
Marco guardò l'ombra mobile del velo sul suo petto, «forse no», sentì l'eccitazione salire, «ma non voglio legarti a me.»
Erano arrivati al portone della chiesa.
«Sono io che voglio essere legata», Ilaria si staccò da Marco, andò all'ac- quasantiera e si segnò; si guardò intorno e vide in fondo alla navata destra una statua della Vergine con bambino e vi si diresse.
La chiesa si era svuotata, i suoi passi risuonavano fra le navate. Marco la seguì, «è sempre lei che te lo dice?»
«Sì», Ilaria prese il suo borsellino, inserì una moneta e accese una candela, «mo' fammela ringrazia' », si inginocchiò.
Marco andò in Sacrestia, trovò Don Giamba mentre batteva a macchina.
«Ciao Marco, siete tornati!»
«Stamattina, la vuole conoscere? È in chiesa.»
«Sono proprio curioso, sì»; il don si alzò.
Ilaria era ancora inginocchiata, a occhi chiusi, muoveva le labbra senza suono.
«È veramente bella, la foto non mentiva», il don sospirò. Ilaria si girò, li vide e si alzò di scatto.
«Tranquilla, sono Don Giambattista, ma tutti mi chiamano Don Giamba», le tese la mano.
Ilaria si strinse il velo sulle spalle, si avvicinò e gliela prese; «piacere, don.»
«Ci sediamo un attimo?», il don andò da una panca. Marco e Ilaria lo seguirono.
«E così sei venuta, finalmente», il don sorrise, «Marco ha fatto l'impossibile con sua madre per convincerla.»
Marco arrossì.
«Lo so, pe' chiste r'agge ringraziata.»
«Era strano vederti», il don indicò la statua, «sembrava che le parlassi.»
«Issa me parla, si, pure cca'», Ilaria chinò il capo.
«E che ti ha detto, lo possiamo sapere?»
«Sì, ca facce bene ad amare frateme.»
«Non lo dubito, Marco è un bravo ragazzo», il don sospirò, «ma ci sono tante forme d'amore, Ilaria, tu lo puoi amare solo da sorella.»
«None», Ilaria scosse il capo, «issa me dice d'amarlo cume 'na femmina l'homme soio», prese la mano al fratello.
«Ili, dai, di fronte a lui, no», Marco arrossì; cercò di staccarla.
STAI LEGGENDO
Dolore e Perdono (Parti I - IV)
RomanceUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...
