Nel tardo pomeriggio Marco portò Ilaria sul piazzale della chiesa; la giornata era rimasta calda, ma ventosa; Ilaria si appoggiò al muretto, si vedeva il porto dall'alto: «che bello cca'.»
Marco invece, da dietro, osservava i suoi capelli sciolti mobili al vento che a volte lasciavano le sue spalle scoperte; le andò a fianco, «però qui mi devi lasciar far qualcosa in casa.»
«Non riesco, sono abituata.»
«Lo so, ma non è facendo la serva in casa che mia mamma si preoccupi di meno, anzi. . . », suonarono le campane e poco dopo una piccola folla uscì da chiesa, le tese al mano, «dai, la messa è finita; ti faccio vedere la chiesa dentro.»
Ilaria dalla borsetta prese un velo e si avvolse le spalle.
«Qui non si usa, tranquilla.»
«Sono troppo scoperta», Ilaria lo avvolse in testa e sulle spalle.
«Va bene, in chiesa», Marco sospirò, «ma domani andiamo al mare?»
«Vuoi veramente che gli amici tuoi mi vedano in costume?»
Marco guardò l'ombra mobile del velo sul suo petto, sentì l'eccitazione salire,
«forse no, ma la fantasia è finita, siamo comunque fratelli.»
Erano arrivati al portone della chiesa, «per me non è mai stata una fantasia», Ilaria si staccò da lui, andò all'acquasantiera e si segnò; vide in fondo alla navata destra una statua della Vergine con bambino e vi si diresse; la chiesa si era svuotata, i suoi passi risuonavano fra le navate.
Marco la seguì, «è sempre lei che te lo dice?»
«No, lei dice solo che non è peccato», dal borsellino prese una moneta, la inserì nella cassetta e accese una candela, si girò e gli sorrise, «e tu? Ti senti obbligato?»
«Confuso», Marco la guardò illuminata da varie candele, col velo sul capo e sulle spalle, le gambe abbronzate dal lavoro nei campi, di nuovo ritornò l'eccitazione e strinse i pugni, «aspettami, vado a chiamare il don.»
***
Quando Marco ritornò con il don, Ilaria era ancora inginocchiata di fronte alla statua.
«È veramente bella, la foto non mentiva», il don sospirò. Ilaria si girò e si alzò di scatto.
«Tranquilla, sono Don Giambattista, ma tutti mi chiamano Don Giamba.» Ilaria si strinse il velo sulle spalle, si avvicinò e gliela prese; «piacere, don.»
«E così sei venuta, finalmente», il don andò verso una panca, «sediamoci un attimo», aspettò che gli altri due si sedettero, li vide accanto, sospirò, «certo che non lo sembrate fratelli; capisco tua mamma, Marco.»
«Capisce anche me, dunque?»
«Capisco che tu sia confuso, e perché l'hai messa in croce per portarla su al nord.»
Marco arrossì.
«Lo so, pe' chiste r'agge ringraziata», Ilaria si voltò verso la statua.
«Era strano vederti, in effetti, sembrava che le parlassi.»
«Sine, issa me parla, pure cca'», Ilaria chinò il capo.
Don Giamba guardò la candela appena accesa da Ilaria, la più lunga, la sua fiamma ardeva limpida, senza fumo, alzò poi lo sguardo verso il viso rosato della Vergine, lucido di smalto, con la coroncina di fil di ferro con dodici stelle; «e che ti ha detto, lo possiamo sapere?»
«Sì, ca facce bene ad amare frateme.»
«Non lo dubito, Marco è un bravo ragazzo», il don sospirò, «ma ci sono tante forme d'amore, Ilaria, tu lo puoi amare solo da sorella.»
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Dolore e Perdono (Parti I - IV)
RomanceUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...
