Capitolo 23. Una scelta per Marco

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Marco si impegnò fin dall'inizio per quella casa: discese innumerevoli volte quelle scale con sacchi di rottami, le salì con cose nuove e personali, e, per il suo compleanno, invitò Anna.

In cucina, a lume di candela — il neon era da cambiare —, con una pasta scotta su piatti spaiati, ma Anna con occhi lucidi prese una busta e gli disse: «gattino mio, sei stato bravo, grazie, tanti auguri.»

Era un biglietto con stampato un micio che giocava con un gomitolo; Marco lo lesse ad alta voce.

«"18 febbraio 1997" »

«"Caro gattino," »

«"questo tuo compleanno nella nostra futura casetta, così diverso dai miei, in villa, è il più bello di tutti, perché finalmente sono vicina alla persona che amo." »

«"Lo ammetto, ti ho messo alla prova dandotela, ma l'hai superata a pieni voti come tutti i tuoi esami; in pochi giorni l'hai resa accogliente e io non vedo l'ora di abitarci insieme a te." »

«"Ricordatelo: quando il mio cuore sceglie non cambia idea." »

«"La tua Micia." »

«"P.s. Ero micia già da piccola, guarda la foto :)"»

«Quale foto?»

«Guarda meglio.»

Marco aprì la busta e trovò una Polaroid: «oh, mamma, che piccola!»

C'era una bambina in età prescolare, bionda con i codini, un vestito tigrato da gatta, la faccia pitturata con baffi e le orecchie a punta; faceva le linguaccia mentre a lato un neonato era in carrozzina con due baffetti disegnati e le orecchie di Mickey Mouse, sommerso da coriandoli, «ero già tremenda.»

«Tremenda per Walter, ma per me dolcissima.»

***

Si accoccolarono sul divano (ben spolverato) e andarono, come si suol dire, in brodo di giuggiole, ma dopo, nudi sotto un piumone (anche il termosifone non funzionava), Anna lo vide pensieroso: «che c'è?»

«Ho deciso di andare dal relatore a chiedere indirizzi per spedire curriculum.»

«Non volevi fare il dottorato?»

«No, per adesso ho usato i risparmi, ma abbiamo bisogno di soldi», Marco si alzò, prese i boxer a terra e cominciò a vestirsi.

«Non volevo metterti fretta, però; c'è tempo per viverci, lo sai», Anna si allacciò il reggiseno.

«Lo so, ma voglio anche aiutare Ilaria», Marco indossò i pantaloni, «Andrea gliele fa vedere troppo care.»

«Ma lascia che se l'arrangi!»; Anna sbuffò, «se capisce che è dura vivere da sola forse gli dice di sì.»

«No, è testona», Marco piegò il piumone e andò alla porta, la vide ancora in biancheria; «micia, scusa, vorrei prendere il 39 delle undici, lei mi aspetta sveglia.»

«E questo è farti la tua vita?», Anna riprese a vestirsi; e lo raggiunse; «immaginala da sola con un figlio piccolo da guardare; sarà peggio.»

«La nostra promessa è quella.»

«"Separati e felici", certo, ma non potete esserlo se lei non fa famiglia con Andrea», lo raggiunse, «andiamo, ho la macchina in piazza»; cominciò a camminare svelta.

«Un attimo!», Marco affrettò il passo.

«Non voglio avere sulla coscienza tua sorella incinta.»

«Oh, micia», Marco le prese il braccio, «sei mica offesa?»

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora