In quel momento Ilaria fissava l'elastico a una gonna canticchiando una canzone di chiesa; col cappotto chiuso al mattino era riuscita a nascondere la gravidanza e a prendere la Comunione; era sola, Irene era di turno.
Ogni tanto sentiva il bambino frullare in pancia, «ciao Emanuele», diceva,
«ce la faremo a stare felici, lo zio si preoccupa per nulla»; ma, nominando Marco, lo rivedeva con la spazzola tirarsi i riccioli, vedeva la schiuma cadere nell'acqua calda e ogni volta sentiva un altro brivido nel basso ventre.
Tolse la gonna e provò a tirare per saggiare la cucitura, era ben tesa; le vennero in mente le parole del fratello: "sei troppo legata."
«Ma io sono felice legata a te», disse all'improvviso; la sua voce rimbombò nel silenzio di quel pomeriggio festivo; respirò a lungo e tirò l'elastico, «legata», ripeté; la parola sembrò calmarla, «legata a Marco mio, sì.»
Guardò il quadro dell'Annunciazione, «o Madonna, verrà il nostro momento?» Stette in ascolto, ma non sentì nulla.
«Non importa finché sono legata», posò la gonna, «legata», la parola la calmò, con i polsi si sfiorò i capezzoli, «ah», li sentì più sensibili, li toccò di nuovo ripetendo la parola: «legata, ah», sentì il solletico, «mmmh, sì, sono legata a te per sempre, Marco mio!», con le mani li premette sulla maglia «ah! », spuntavano come ditali, li strinse ancora, più forte e il piacere aumentò, si sentiva bagnata di sotto, volle toccarsi in basso, ma le piaceva anche sentire i seni compressi, come al mattino sulla schiena del fratello; l'occhio le cadde sul rotolo dell'elastico, lo prese, ma alzò lo sguardo al quadro: «faccio peccato?»
Vide il raggio di luce che dall'angelo andava nel petto della Madonna e le sembrò di vedere il volto della Vergine sorridere, «o Madonna, grazie!»
Si tolse la maglia, i seni, pesanti, tendevano le coppe; «nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo», si fece il Segno di Croce con l'elastico in mano,
«o Madonna, aiutatemi a rispettare la promessa che ho fatto a Marco mio!»
Lo srotolò e fece due giri, uno sopra e uno sotto i seni; nel suo cestino da sarta prese una spilla da balia e con quella lo fermò sulle coppe; li sfiorò di nuovo;
«mmmh», erano sensibili e si guardò allo specchio.
I seni premevano come per voler uscire, «eccomi legata a te, mmmh», con le mani li strinse ancora, «più forte!»; dal cestino prese un gomitolo di lana spessa, nera, «non ci lasceremo mai.»
Liberò un seno, fece un cappio alla sua base e poi girò come per un arrosto, lasciando pochi millimetri tra un giro e il successivo; «sì, stretta a te, Marco mio!»
Il bambino nel suo ventre si mosse, «Ciao Emanuele, la mamma è legata allo zio, ma saremo felici, vedrai!»; gli ultimi giri li fece stretti, al punto tale che dal capezzolo uscì una goccia di un liquido trasparente, «mmmh così, sì, che bello! ah», lo stimolò con movimenti circolari, le gocce divennero tre o quattro, «oh, sì, legata! Legata!»
Si guardò di nuovo allo specchio, il seno era diventato come una mortadella, con la pelle che tendeva fra un giro e l'altro, «mmm sì, così, stretta!, fece un cappio sotto l'areola e guardò verso il quadro, «Santa Vergine, posso fare anche l'altro vero?», si fece il Segno di Croce, chiuse gli occhi e vide in testa lo stesso volto sorridente, «grazie, Madonnina!», quasi batté le mani dalla contentezza e riprese il gomitolo.
Con identica cura si legò anche l'altro e poi si guardò di nuovo; «sono bella, Marco mio?», si immaginò di essere guardata e immediatamente dai capezzoli caddero alcune gocce; dal cestino prese un nastro rosa e con esso li strinse fino a farli toccare, le gocce divennero più frequenti, «sì, così, tutta per te», e poi passò il nastro dietro al collo e lo legò alla nuca.
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Dolore e Perdono (Parti I - IV)
RomanceUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...
