Capitolo 13 (III). Ilaria maggiorenne

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«Hai visto, Marco? Oggi Anna ha detto di darmi il budino!», Irene lo fece vedere sul vassoio, quasi finito, mentre la sua compagna di stanza aveva passato di verdure.

«Che c'entra lei? Non è ancora medico», Marco posò lo zaino.

«Che ne so? Mi ha visto in bocca i punti e ha detto che va bene, vuoi vedere tu?», sollevò il labbro.

«Piantala, su», Marco girò il viso, «chiudi che mi fa impressione.»

«Comunque è stata gentile, ha detto che dopodomani mi dimettono, vero signora Sofia?»

«Sì, ma a me niente budino», Sofia sbuffò, allontanò da sé il piatto ancora pieno, «senza sale se lo può mangiare lei», e poi riprese a sferruzzare, mugu- gnando con un forte accento genovese: «glielo do io il diabete e la pressione alta.»

«Ah, meno male; questa storia finisce», Marco si tolse la giacca, «andiamo a prenderci un caffè?»

«Va bene, con permesso», Irene gli prese il braccio, «ma sai che ha chiesto di te?», Irene gli disse una volta in corridoio, «com'è andata ieri?»

«Caffè o tè?»

«Tè, grazie.»

«Come vuoi che sia andata? Sono scappato»; Marco inserì qualche moneta nel distributore,

«Cosa?», Irene si sedette e rise, «ahia i punti! Che è? Ti voleva violentare?»

«C'è poco da ridere», Marco le porse il bicchiere e inserì altre monete,

«quella ha già capito che c'è qualcosa tra me e Ilaria.»

«Ma non mi sembrava arrabbiata oggi, solo curiosa», Irene soffiò sul suo tè, lo sorbì, «ah, che bello ritornare a sentire i sapori!»

«E non capisci che è peggio?», Marco scelse caffè macchiato e sbuffò, «Ilaria si convince ancora di più che sia il Segno che cerca!»

«Magari lo è.»

«Cosa? Ma da che parte stai, scusa?», Marco prese il suo caffè e le si sedette a fianco.

«Dalla vostra, tua e di Ilaria», Irene gli prese la mano, «ma voglio un figlio senza rimpianti.»

«Non li ho, ho già scelto.»

«Marco, non sono stupida», Irene sospirò, «a te Anna piace.»

«È simpatica, sì, ma che c'entra? È venuta fuori tempo massimo, siamo malati.»

«Siete solo innamorati, Anna forse l'ha capito; ma se ti volesse dare la possibilità di farti una vita normale?»

«Per me, forse, ma Ilaria rimarrebbe da sola, è cocciuta», Marco bevve il suo caffè e buttò il bicchierino, «io la amo e non voglio che si sacrifichi per me!»

«Oh, eccoti qui!», si sentì una voce squillante. Si girarono entrambi.

Anna era in corridoio e reggeva con difficoltà una pila di cartelline, «buon- giorno Irene!»

«Ciao, Anna!»

«Aspetta, ti aiuto!», Marco si alzò e le andò vicino.

«Grazie, mio cavaliere», Anna sorrise e gliele appioppò, «a ingegneria oltre a correre ti insegnano anche la buona educazione?»

«Ah ah, spiritosa», si voltò verso Irene, «e tu che hai da ridere, mamma?»

«Ah, Anna!», Irene si asciugò gli occhi, «spero che i punti tengano!»

«Stia tranquilla signora, anche noi dottori sappiamo cucire bene, non solo le sorelle sarte», si voltò verso Marco, gli fece una linguaccia; «dai vieni, che non sembri così forzuto.»

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora