Capitolo 4 (II). La soffitta

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In camera matrimoniale l'odore di morte era diminuito, ma c'era molta aria.

«Face fridde ppe te», Ilaria vide Marco rabbrividire con la camicia a maniche corte; andò a chiudere il balcone.

«E per te no?», Marco indicò le sue gambe nude.

«E' song abituata», Ilaria andò verso il comodino del padre, al lato del muro.

Vi erano flaconi di medicine, scatole di traverse e garze, riviste, quotidiani sportivi e una radio mangiacassette con alcuni nastri.

Ilaria svuotò alcune scatole di traverse, aprì il cassetto e cominciò riempirle.

«Ti posso aiutare, o anche questo è un lavoro da femmina?», Marco sorrise.

Ilaria lo vide in piedi, sorridente, ma impacciato, con le mani che non sapevano dove poggiarsi; le fece tenerezza, pensò che Concettina si fosse sbagliata, era lei a dover proteggere lui, e non viceversa; «I' a' sala, ppe favore», indicò dietro di lui, «porta cca lenzuola pulite, te ricuordi adduve so'?»

«Sì», sorrise e scomparve.

Ilaria finì di riempire le scatole e disfò il letto.

«Vanno bene queste?»

Ilaria vide che aveva preso quelle vecchie, ma non se la sentì di criticarlo:

«Sine, da' cca.»

«Non ti posso aiutare, vero?», Marco gliele lanciò.

«Nun se mai! », Ilaria le prese e arrossì «u' liette e'. . . »

«Ah, sì, il letto è roba di femmine, vero, Ili?», Marco alzò le spalle.

«Sì, e' accussi'», Ilaria si chinò per rincalzare le lenzuola dalla parte del padre, vide che Marco la guardava, attento.

«Ma perché la donna deve lavorare di più? Ancora non me l'hai spiegato.»

«A' femmena e' cchiu' forte r' homme», Ilaria stava stirando le lenzuola per fare gli angoli senza pieghe.

«Beh, se ti riferisci a papà sì, ma lui ha fatto anche una vita sregolata.»

«Tu si diverse e' patre nuostre.»

Marco storse la bocca, «è che non voglio essere come lui, forse con te è stato meglio, ma per me no», sbuffò, «oggi al cimitero non riuscivo neppure a essere triste, scusa.»

«None, rimani accussi»; Ilaria finì di fare il letto, gli andò vicino, «tu nun me face paura come l'autre.»

«In che senso?», Marco la vide davanti a sé.

«So femmena, dicono r' male parole.»

«Mi dispiace, io non l'ho mai fatto», Marco la guardò, dall'alto la sua chioma nera, le spalle e le braccia tornite gli diedero un'immagine di donna, non più corrispondente alla bambina che aveva lasciato, prese una ciocca, la sentì morbida, «stamattina ti sarò sembrato troppo imbranato con le ragazze.»

Ilaria cominciò a ridere.

«Che hai da ridere? Studio troppo?»

Ilaria lo abbracciò all'improvviso e gli stampò un bacione sulla guancia che fece uno schiocco sonoro, «ue' Ma', nun ce pensa'! Vulia pazzia'; e' so' contenta ca tu studi! », si staccò.

«Davvero?», Marco rimase immobile dopo quel bacio; una ragazza gli aveva detto che andava bene così com'era.

«Sine», Ilaria aveva preso una scatola, lo vide arrossito, si sentì orgogliosa dell'effetto che aveva provocato, «prendi l'autra, jamme a' soffitta.»

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora