Capitolo 2. Il corteo funebre

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Marco non rispondeva alle invocazioni, la notte di viaggio cominciava a farsi sentire sugli occhi e sui passi; ogni tanto un fischio dal megafono o il vento dal monte Marzano ancora innevato lo risvegliavano e si girava verso la sorella, la quale, invece, con un velo in testa e un rosario in mano, rispondeva con devozione al prete.

Erano quasi arrivati al cimitero e, quando i loro sguardi si incrociavano, avvenivano brevi conversazioni.

«Si' magre, adda' mangia' cchiu' assai.» «Non serve, sono sempre stato così.»

«E po' si' ianche, ma iesce a Ggenova?»

«Lo sai, ho preso da mamma», Marco guardò l'altra mamma, Maria, che camminava di fronte a loro con i cognati, elegante nel suo completo nero e il viso velato; «ha sofferto tanto papà?»

Si fermarono, un chierichetto spense il megafono e lo posò a terra; i becchini aprirono il carro funebre.

«Tenia tanti dolori; da tre misi non si auzava cchiu'

Il parroco aspettò al cancello; l'altro chierichetto sventolava il braciere generando una scia grigia subito dispersa dalla brezza.

«Da così tanto?»; Marco sentì il rimorso; a Natale aveva saputo dagli zii che il papà stesse male, ma non si era occupato di telefonargli.

La bara venne spinta all'esterno e issata in spalla.

«Che vuoi farci, ue' fra'; e' 'a malattia, Signore libbera», Ilaria si fece il Segno della Croce.

Non c'era solo il telefono, ma cinque anni di silenzio e una ragazza che non riconosceva quasi più: «vorrei spiegarti perché non sono venuto prima»; gli sembrò uguale alla madre, più donna delle sue compagne di classe; forse per il vestito, forse per la pelle più scura.

«Nun importa», Ilaria intrecciò le dita alle sue; essa invece lo vide sempre uguale, timido e sensibile, diverso dalla mascolinità precoce dei suoi compagni, un fratello, però, che in pochi giorni se ne sarebbe andato, forse per sempre.

«Ora che ti vedo mi sei mancata», Marco si sentì perdonato; chinò lo sguardo e vide le sue caviglie sottili, fasciate da calze nere, scarpe con un minimo di tacco, ed era vero: gli era mancato quell'affetto incondizionato, quell'ammirazione genuina.

«Pure tu», Ilaria guardò invece in alto; a lei era invece mancato il collegamento con un mondo che vedeva solo in TV e che Marco le aveva raccontato.

***

Seguirono la bara; si alzò il vento e Marco tremò; vide i corti peli neri sul braccio della sorella raddrizzarsi, «non hai freddo?»

«So' abituata», Ilaria sentiva la pelle d'oca, ma anche un calore proveniente dall'interno; si avvicinò a lui.

I loro passi scricchiolavano sulla ghiaia del viale e istintivamente procedettero in punta di piedi per far meno rumore, assumendo un ritmo danzante; Marco notò due protuberanze sul petto della sorella che prima non c'erano e che seguivano il ritmo dei passi; Ilaria guardava la bara avanti, per un attimo pensò fosse sconveniente, ma era troppo stanco e cedette alla tentazione.

Ilaria colse il suo sguardo, ma sorrise: «che c'è? Nun ce so' femmene a 'o nord?»

Maria si voltò e fece un cenno severo alla figlia.

«No, ci sono»; Marco si chinò per parlarle sottovoce e nel farlo vide che non portava reggiseno: «ma sono meno femmine, non so spiegarmi.»

«Agg' capito, ue' Ma, mo' stamme citte», Ilaria bisbigliò ed ebbe il pensiero, ancora innocente, di possedere un trampolino per fuggire; ma ebbe paura di peccare, strinse il rosario e recitò mentalmente un "Ave".

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora