Anna, per quanto dolce, non si sentì tranquilla dopo aver saputo della nuova promessa dei fratelli; ma non era cosa da confidarsi a qualche sua amica, men che meno a Walter o ai suoi genitori. Aveva bisogno di un consiglio da una persona matura e aveva bussato un giorno allo studio di Roberto in ospedale.
«Che ti avevo detto?», Roberto le sorrise dopo aver ascoltato il suo racconto, si accese una sigaretta, «non solo è immaturo, ma pure malato.»
«Si sta per laureare con il massimo dei voti.»
«Un caso di idiot savant, non è poi così raro», Roberto si stirò le gam- be, «anche se la sorella merita; Dio mio, me la ricordo ancora; che pezzo di figliola. . . »
«Che è? Ti è presa la sindrome da Lolita?», si alzò, «ma sono io la scema, mi ero dimenticata di quanto fossi donnaiolo.»
«Aspetta che finisca, almeno», Roberto le prese la mano; scrollò un po' di cenere.
«Sì, ma non limitarti a commentare il suo sedere.»
«Ma invece è questo il punto: quella con il suo aspetto virgineo su un corpo magnifico, con il suo sacrificio perché ha visto in te un segno, e in più una gravidanza solitaria, fanno il resto; il tuo fidanzato non ha scampo, è legato a lei come un salame; un caso lampante di folie à deux; vuoi essere la terza?»
«Pensi che arriverebbe ad andarci a letto?»
«Se lo chiama, sì, stai mettendo la tua vita nelle mani di una pazza.»
«Ma se veramente io sono un segno per lui?» Roberto rise: «ecco la folie à trois.»
«Non sei uno psichiatra per fare diagnosi», Anna sbuffò, «lui è veramente dolce con me, quanto Luca, se non di più.»
«Dolce è un conto»; Roberto le indicò il camice all'altezza della vita, «parlando di cose serie, come va là sotto?»
«Vuoi sapere se è migliore di te a letto? Orgoglio maschile?»
«Nulla, ho capito», Roberto scosse la cenere, «tu sai che però prima o poi Marco se ne accorgerà che tu fingi.»
«Cos'è? Oltre che psichiatra sei anche sessuologo?»
Roberto finì di fumare la sigaretta, la spense, «scusami se sono diretto, Anna, ma se provi a guarire dall'anorgasmia immaginando di far l'amore con un morto anche tu sei folle come tua cognata.»
«Ma ce la mette tutta! È un bravissimo amante!»
«Oh, sono contento per te», Roberto rise, «ma era anche vergine a quell'età, avrà fame arretrata!»; per un po' rise.
«Oh, non è questo», Anna scosse il capo, «ti senti migliore di lui solo perché hai eiaculato in tanti buchi?»
«No», Roberto continuò a sorridere, ma poi ritornò serio, «lui è a posto a parte la follia con la sorella; il problema è solo tuo», la guardò fisso, «anche la parte orale non si è sbloccata, vero?»
«No, nemmeno», Anna sbuffò, chinò il capo, «ci ho provato, ma ho sempre paura», rimase a guardare le sue mani incrociate in grembo, «ma alla fine non è poi così importante, no?»
Roberto le pose una mano sul ginocchio: «invece lo è, sai?»
Anna alzò il viso e lo guardò negli occhi: «non mi dire che ti sia mancato.»
«Mah, sai, la nostra è stata una relazione amichevole, temporanea, entrambi con esperienze passate», Roberto si alzò, andò alla finestra, le diede le spalle, guardò per un po' fuori, il traffico di via Volta si vedeva dall'alto del suo studio all'ultimo piano, «lui era vergine e per ora te la cavi; ma quando saprà che non vieni gli può venire il dubbio di essere non bravo, te lo dico da maschio. Io non ce l'ho perché so che il problema è tuo, ma lui non ha questa esperienza e se la sorella sa che tu non gli dai tutto a letto potrebbe usare anche quello, oltre alla sua bellezza, per catturarlo.»
«Marco non lo farà mai, non preferirà Ilaria a me per il sesso.»
«Beh,hai voluto il mio parere, Anna, io te l'ho dato sincero», si girò e le sorrise,«ti auguro di non arrivare mai a quel punto; ora, però, devo lavorare anch'io,ti saluto.»
***
L'altra persona a cui Anna si confidò fu Don Giamba; si videro in centro in una bellissima mattina di metà gennaio, una di quelle giornate che, a Genova, già fanno vedere un inizio di primavera, persino senza vento; avevano dunque deciso di fare due passi verso Piazza de Ferrari.
«Fino a questo punto!», sbottò il don, appena seppe della nuova promessa, «ma allora non lo vuole proprio lasciare andare!»
Erano arrivati alla fontana; si sedettero sul bordo, la vasca era stata da poco pulita e l'acqua, limpida, ne faceva vedere il fondo chiaro.
«No», Anna aveva a lato la sua borsa da dottoressa, la aprì e prese un fazzoletto, «non so cosa fare, adesso.»
«Hai parlato con i tuoi genitori?»
«No, non li voglio far preoccupare», tirò su con il naso, «il fatto è che sono così contenti di Marco, specialmente mio padre», improvvisamente si voltò, «lei crede che veramente arriveranno ad amarsi nel corpo?»
«Scusa se te lo chiedo, Anna, ma cambierebbe qualcosa?»
«Per me sì.»
«Per la Chiesa no, perché stanno peccando già adesso; solo che da prete tolleravo, perché non avevano messo in mezzo altri, ma se ora è persino incinta», sospirò, «Dio mio.»
«È un caso di folie à deux secondo lei?»
«Non lo so, io sono un prete, e ti parlo da prete», il don rimase un po' a pensare, guardò l'orologio, «dovrei tornare in parrocchia, però», indicò la borsa, «tu torni in ospedale, lo vuoi un passaggio?»
«Grazie.»
«Scusa se ti do un consiglio forse non da prete», il don riprese a parlare mentre saliva in macchina, «ma non ti conviene rompere il fidanzamento?»
Anna allacciò la cintura, «no, don, non me lo chieda, e non perché assomiglia a Luca. All'inizio è stata la molla, ma adesso che lo conosco meglio, lo scelgo perché è lui.»
«Allora l'unica soluzione che mi sento di dirti è separarli; ma vivono insieme.»
Anna si teneva la borsa da medico in grembo, strinse la maniglia, «lo so, io pensavo invece di anticipare il matrimonio per tirarlo via dalla sorella.»
«Una scelta coraggiosa, o forse un po' azzardata.»
«Non ho altra scelta, mi pare», Anna guardò avanti a sé, il don si era fermato al semaforo di piazza Dante; «non voglio convivere.»
«Lo dici solo perché sono un prete?»
«No, darei anche un dispiacere ai miei, ci tengono a un matrimonio e poi non voglio essere mantenuta», tamburellò sulla borsa, pensierosa, «tra laurea e inizio specializzazione non posso anticipare prima del 2000, eppure. . . », sbuffò, «ci deve essere una soluzione, lui è stato scout, potrebbe vivere anche da solo, o no?»
«Già, ma come?», erano fermi; il don sembrava attento solo alla luce del semaforo; quando diventò verde fece una partenza fin troppo brusca e l'auto per un po' arrancò per via Fieschi; «Marco non naviga nell'oro e anche se si laurea prima non puoi chiedergli di andare a vivere da solo e pagarsi subito un affitto; sarebbe una partenza in salita.»
«Già, a meno che. . . », Anna strinse forte la sua borsa, le mani divennero bianche per lo sforzo e, improvvisamente, arrivati alla rotonda di Carignano, esclamò: «ma certo, grazie don!», gli diede persino un bacio sulla guancia.
Don Giamba diventò rosso: «perché grazie?»
«Ho capito come fare per staccarli!»
STAI LEGGENDO
Dolore e Perdono (Parti I - IV)
RomanceUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...
